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sabato 28 dicembre 2024

NEL SEGNO DI ERODE


 L’anno nuovo 

nel segno di Erode



 

-         di Giuseppe Savagnone *

  

La strage degli innocenti

Le luci e il clima festoso del Natale hanno fatto dimenticare ormai da tempo alla grande maggioranza delle persone, anche ai credenti, una delle feste liturgiche che la Chiesa cattolica celebra ogni anno il 28 dicembre, all’indomani della ricorrenza della nascita di Gesù, e che si collega strettamente ad essa, quella dei Santi Innocenti.

La storia, narrata nel vangelo di Matteo, è nota: il re Erode, allarmato da quanto i magi gli hanno riferito sulla nascita in Bethlem di un misterioso “re dei Giudei”, quando si accorge che essi, malgrado le sue raccomandazioni, non torneranno per informarlo sull’identità del suo possibile concorrente al trono, decide di mettersi al sicuro mandando i propri soldati ad uccidere tutti i bambini del villaggio dai due anni in giù.

Un racconto che ci appare rappresentativo della bestiale violenza a cui la logica del potere può condurre chi lo assolutizza. Forse, però, dovremmo chiederci se il mondo, dopo duemila anni, non sia ancora alle prese con il triste fantasma di Erode e se la nostra giusta reazione non rischi di essere un alibi per distogliere gli occhi dal presente di cui siamo protagonisti e in una certa misura responsabili.

Bambini deportati e massacrati

Perché i bambini continuano ad essere le vittime innocenti dei conflitti che oggi travagliano il nostro pianeta e dei giochi di potere che ne sono l’origine. Emblematico ciò che è accaduto in Ucraina.

All’inizio dell’aggressione di Putin, una delle prime misure degli invasori è stata la deportazione di almeno 20.000 bambini ucraini, che sono stati strappati alle loro famiglie e portati con la forza in Russia, dove si sta cercando di cancellare ogni legame con la loro patria e di trasformarli a tutti gli effetti in russi.

È questa «deportazione illegale di popolazione (bambini)» il «crimine di guerra» menzionato nel mandato di arresto emesso il 23 marzo 2023 dalla Corte penale internazionale nei confronti di Vladimir Putin.

Non meno impressionante quello che sta accadendo nella guerra che da ormai più di un anno infuria tra Israele ed Hamas. Già nell’attacco di Hamas del 7 ottobre, tra le vittime civili israeliane si contavano anche 33 minori uccisi e circa 30 rapiti.

Testimonianza di una spietatezza che non rispetta neppure l’infanzia e che disonora chi se ne rende responsabile. I piccoli sono ancora in mano ai terroristi. Un video recentemente diffuso dall’organizzazione islamica attraverso i suoi canali social mostra uomini armati che tengono in braccio o spingono nei passeggini i bambini presi in ostaggio.

Ancora più drammatici sono i numeri della strage che, in reazione a quel massacro, si sta perpetrando da più di un anno nella Striscia di Gaza. Dall’inizio della guerra al luglio scorso i bambini vittime dalle bombe e delle azioni di terra dell’esercito israeliano erano 16.456, ma da allora ne sono morti altri. Una nota dell’UNICEF di metà dicembre riferiva che solo dall’inizio di novembre sono stati uccisi una media di quattro al giorno.

«Questa guerra è una guerra contro i bambini», ha denunziato il responsabile dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, sottolineando che, secondo i dati, il numero di quelli uccisi nella Striscia di Gaza in soli quattro mesi supera il numero di bambini uccisi in tutti i conflitti del mondo negli ultimi quattro anni.

Senza contare quelli morti a causa della mancanza di cibi e di medicinali, per il blocco effettuato dallo Stato ebraico e indicato come «crimine di guerra» nel mandato di arresto della stessa Corte penale internazionale, questa volta nei confronti del premier israeliano Netanyahu.

Noi spettatori e protagonisti della strage

C’è però una inquietante differenza rispetto al caso della violenza dei russi contro i piccoli ucraini e di quella di Hamas nei confronti dei bambini israeliani – entrambe ampiamente deprecate da tutti – , ed è che a Gaza il massacro si svolge, da quattordici mesi, sotto gli occhi indifferenti delle democrazie occidentali, (ad eccezione di Spagna e Irlanda), le quali fin dall’inizio forniscono ad Israele la copertura politica e le armi per la sua campagna, limitandosi a rivolgere di tanto in tanto vaghi inviti al rispetto dei diritti umani, fingendo di non vedere che essi sono stati ormai da tempo calpestati. 

Ancora più evidenti sono le responsabilità dei paesi “progrediti” nella violenza contro i bambini nella sempre più rigida chiusura delle loro frontiere al flusso dei migranti.

Pioniera e sostenitrice di questa linea è la premier italiana Giorgia Meloni, il cui governo si è prodigato fin dall’inizio per contrastare i viaggi verso l’Italia  ostacolando e rendendo più difficile il salvataggio dei naufraghi nel Mediterraneo da parte delle navi delle ONG.

Quanti bambini sono morti a causa di queste misure di “difesa dei confini”? Solo nei primi mesi del 2023 l’UNICEF parlava di 289. Ma ogni settimana giungono notizie di altri naufragi, in cui almeno alcuni dei morti sono minori.

Per non parlare di quelli che, grazie agli accordi di Roma con la Libia e la Tunisia, sono trattenuti in condizioni disumane nei lager creati da questi paesi per impedirne la partenza verso l’Italia.

Ora il modello Meloni viene apprezzato e fatto proprio anche da altri paesi europei, che si stanno prodigando nell’alzare muri e nel creare lager di smistamento per i rimpatri. 

Quanto agli Stati Uniti, Trump, in coerenza col proprio programma elettorale, è sul punto di realizzare la «più grande deportazione di massa di migranti illegali». Non disponiamo del numero dei bambini coinvolti in queste operazioni, ma non è azzardato presumere che sia elevato.

Un ultimo capitolo di questa odierna “strage degli innocenti” è il progressivo assurgere della libertà delle donne di abortire ad emblema della loro emancipazione e della loro recuperata dignità. Quello che dovrebbe essere considerato un doloroso trauma, da affrontare come estremo rimedio a situazioni di estremo pericolo per la gestante e per il bambino, è stato invece inserito di recente nella Costituzione francese «in riconoscimento del diritto delle donne di disporre liberamente del proprio corpo», come ha orgogliosamente dichiarato il primo ministro Gabriel Attal su X. E poco dopo il Parlamento europeo ha votato a favore dell’inserimento di un’analoga normativa nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

L’embrione, il feto, sono ancora privi di una vita biografica – e questo certamente li differenzia dai bambini già nati –, ma ne hanno una biologica che, secondo la scienza, li qualifica a tutti gli effetti come esseri umani. Considerarli “disponibili” ad ogni manipolazione, come semplici parti del corpo materno, secondo le parole del primo ministro francese, equivale a dire che la terra è piatta e che il sole ruota intorno alla terra.

La libertà delle donne non può prevalere sul diritto a vivere di altri esseri umani. Ed è una triste mistificazione farla risiedere nel diritto di uccidere i propri figli, invece che in quello di essere aiutate dalla comunità civile ad averli e a mantenerli dignitosamente.

No, non è un mondo per bambini. Si capisce anche dal fatto che ne nascono sempre di meno. Mentre nei paesi poveri i bambini sono accolti come una benedizione, l’Occidente evoluto fa sempre meno figli, ossessionato dalla paura di dover dividere la propria libertà e la propria ricchezza con i nuovi venuti, quasi fossero clandestini indesiderati anche loro.

Alla viglia del nuovo anno

Il 28 dicembre, la festa liturgica della strage degli innocenti, precede di soli tre giorni l’imminente Capodanno, con cui comincia un 2025 che, da questo punto di vista, non sembra promettere niente di buono.

Nel nuovo anno i piccoli ucraini torneranno alle loro case? I bambini israeliani ostaggio di Hamas saranno finalmente liberati? Smetterà l’esercito dello Stato ebraico di uccidere e di affamare quelli palestinesi? Si permetterà ai migranti di portare i loro figli a vivere in ambienti più sicuri, dove farli crescere al riparo dalle guerre e dalla fame? Si prenderà coscienza che anche i bambini non ancora nati hanno il diritto avere un futuro?

Vorremmo poter rispondere positivamente a queste domande, ma non possiamo. E non dipende da noi. A ognuno di noi spetta però continuare a parlare, a scrivere, a lottare come possiamo – come stiano facendo – per denunciare e combattere con tutte le forze la triste ombra di Erode che si stende sul nostro mondo civilizzato.

 

*Editorialista e scrittore. Pastorale della cultura dell’Arcidiocesi di Palermo.

 www.tuttavia.eu

Immagine: Guido Reni, La strage degli innocenti


 

martedì 28 dicembre 2021

I BAMBINI E GLI ERODI DI OGGI


 Il Papa: difendere l’innocenza 

dei bambini dagli Erode di oggi

Il 28 dicembre, ricorre la memoria liturgica dei Santi Innocenti. In un Tweet, Francesco invita a pregare e a difendere i bambini dai “nuovi Erode” che ne spezzano l’innocenza

- Isabella Piro – Città del Vaticano

“I nuovi Erode dei nostri giorni spezzano l’innocenza dei bambini sotto il peso del lavoro schiavo, della prostituzione e dello sfruttamento, delle guerre e dell’emigrazione forzata. #PreghiamoInsieme oggi per  questi bambini e difendiamoli. #SantiInnocenti”: questo il tweet lanciato da Papa Francesco dal suo account @Pontifex per l’odierna memoria liturgica dei Santi Innocenti, che ricorda i bambini di Betlemme fino a due anni, fatti uccidere dal re Erode allo scopo di eliminare il Bambino Gesù, annunciato dalle profezie come il Messia e nuovo re d’Israele. 

152 milioni i minori costretti a lavorare

Ma oggi, come ieri, gli Erode sono ancora tanti e tante sono le armi che usano per distruggere l’innocenza dei bambini: basti dire che, secondo l’ultimo rapporto dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), pubblicato a marzo 2021, sono ancora 152 milioni i bambini e adolescenti — 64 milioni sono bambine e 88 milioni sono bambini — vittime di lavoro minorile. Metà di essi, 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo morale. Molti di loro vivono in contesti colpiti da guerre e da disastri naturali nei quali lottano per sopravvivere, rovistando nelle macerie o lavorando per strada. Altri vengono reclutati come bambini soldato per combattere nelle guerre volute dagli adulti.

I “mercanti di morte” fagocitano l’innocenza dei bambini

Un fenomeno drammatico e inaccettabile contro il quale lo stesso Papa Francesco aveva levato la voce nel 2016, in una Lettera ai vescovi pubblicata il 28 dicembre di quell’anno: invitando i presuli ad avere il coraggio di difendere i minori da tutto ciò che “fagocita” la loro innocenza, il Pontefice ricordava che “migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è sfruttare i loro bisogni”. Francesco citava i milioni di bambini rimasti senza istruzione, quelli oggetto di “traffico sessuale”, i minori costretti a “vivere fuori dai loro Paesi per spostamento forzato”, i piccoli che muoiono di malnutrizione e quelli piegati dal lavoro schiavo.

 Mai più queste atrocità!

“Se la situazione mondiale non muta – scriveva il Papa, citando le stime dell’Unicef - nel 2030 saranno 167 milioni i bambini che vivranno in estrema povertà, 69 i milioni di bambini sotto i 5 anni che moriranno entro il 2030 e 60 i milioni di bambini che non frequenteranno la scuola primaria di base”. Francesco non dimenticava, poi, “la sofferenza, la storia e il dolore dei minori abusati sessualmente da sacerdoti”: “Un peccato che ci fa vergognare”, sottolineava, da “deplorare profondamente” e per il quale “chiediamo perdono”. Di qui, l’appello del Pontefice a “rinnovare tutto il nostro impegno affinché queste atrocità non accadano più tra di noi”. 

 “Il nostro silenzio è complice”

Le parole di Francesco del 2016 facevano eco a quelle del messaggio Urbi et Orbi del Natale 2014, durante il quale il Pontefice aveva rivolto un pensiero a “tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i  bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato”. “Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode – aveva sottolineato Francesco - Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino!”

 La risorsa della preghiera

Ma c’è una risposta a tutto questo, ovvero “alla tragedia dell’uccisione di esseri umani indifesi, all’orrore del potere che disprezza e sopprime la vita”? La preghiera è certamente una risorsa, come ha spiegato lo stesso Papa all’udienza generale del 4 gennaio 2017: “Quando qualcuno si rivolge a me e mi fa domande difficili, per esempio: ‘Mi dica, Padre: perché soffrono i bambini?’, davvero, io non so cosa rispondere – ha spiegato - Soltanto dico: ‘Guarda il Crocifisso: Dio ci ha dato il suo Figlio, Lui ha sofferto, e forse lì troverai una risposta’. (…) Soltanto guardando l’amore di Dio che dà suo Figlio che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione; la sua Parola è definitivamente parola di consolazione, perché nasce dal pianto”.

Vatican News