venerdì 11 settembre 2026

ARTIGIANI DEL DIALOGO

  


"Le religioni collaborino

 nella costruzione 

della città di Dio"

A Buenos Aires, l’11 settembre, Lectio magistralis del cardinale prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso nella Università Cattolica Argentina, sul tema “Dialogo e incontro, via per costruire la Magnifica umanità”. Con l’invito per tutti i credenti a seguire la “via di Neemia” descritta da Leone XIV nella sua enciclica, sostenendo la dignità di tutti gli esseri umani, la libertà religiosa, la pace “disarmata e disarmante”, i più vulnerabili, il creato e l’uso etico dell'IA

-         di Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Siamo tutti invitati, come credenti delle diverse religioni, all’impegno comune della costruzione della città di Dio attraverso la “via di Neemia”, descritta da Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitase quindi a “decidere di lavorare spalla a spalla per ricostruire i grandi valori dell’umanità, così come il profeta ricostruì la città di Dio, riponendo la propria fiducia in Dio, valorizzando la ricchezza della diversità, coinvolgendo tutti nella costruzione, ascoltando e dialogando con tutti con rispetto e fiducia”. Così il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, nella lectio magistralis tenuta oggi, 11 settembre, a Buenos Aires, nella sede della Pontificia Università Cattolica Argentina, sul tema “Dialogo e incontro, via per costruire la Magnifica umanità”.

Lavorare insieme come "artigiani dell'incontro e del dialogo"

Dopo il benvenuto e l’introduzione alla Giornata accademica del rettore di quella che è una delle principali università cattoliche del Paese, Miguel Á. Schiavone, un momento musicale da Bach e la lettura di poesie di Christophe Lebreton, il prefetto ha pronunciato la sua lezione, sottolineando che “nessuno può sentirsi estraneo” al progetto proposto dal Papa nella sua prima enciclica, “nel quale è in gioco il futuro dell’umanità”. Ha invitato ad approfittare di questo e altri incontri “per stabilire legami che si concretizzino in azioni comuni. Siamo creativi nel cercare canali istituzionali per il dialogo permanente che ci permettano di concretizzare progetti di collaborazione”. E tutto questo senza che le relazioni “istituzionali” portino a perdere il calore dell’amicizia e della cordialità, “che ci farà lavorare come autentici artigiani dell’incontro e del dialogo”.

Koovakad: se la dignità umana è minacciata, le religioni facciano sentire la loro voce

La "sindrome di Babele" e la "via di Neemia"

Il cardinale Koovakad, dopo aver portato l’affetto e il saluto di Leone XIV, che sarà in Argentina dall’8 all’11 novembre, ha ricordato che il Pontefice individua nei primi paragrafi della Magnifica humanitas la “sindrome di Babele” e la “via di Neemia” come due modi alternativi di porsi di fronte alla realtà e al mondo. Nel primo, l’essere umano si concentra su progetti “che esaltano l’ingegno umano con ideologie che lo allontanano da Dio, credendosi autosufficiente e facendo affidamento sulle proprie forze”, e atteggiamenti “che gli impediscono di aprire il cuore al fratello e di dialogare”. Nel secondo, decide di riporre “la propria fiducia in Dio”, e, come il profeta “coordina gli sforzi di tutti, riconcilia le posizioni contrapposte, e così riesce a far rinascere la città di Dio in un clima di comunione e armonia”. Se la “sindrome di Babele”, per il prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, “allontana da Dio e disumanizza, facendo prevalere l’individualismo e le filosofie materialiste che anestetizzano la coscienza umana e mettono in crisi il mondo moderno, la ‘via di Neemia’, al contrario, avvicina a Dio e accresce la dignità umana”.

Una testimonianza al servizio del bene comune dell'umanità

Ognuno di noi, secondo il Papa, può “essere costruttore di comunione o architetto di Babele”, e dal luogo che occupa, nell’ambito del lavoro, della religione o della famiglia, ha sottolineato il porporato indiano, “ha la responsabilità di edificare sul bene e sulla giustizia, affinché l’umanità non perda la propria bellezza e diventino possibili la fraternità universale e la pace”. Quindi anche le religioni oggi sono chiamate a prendere la ‘via di Neemia’, “che è cammino di risanamento dei legami, superamento dei pregiudizi, purificazione della memoria, dialogo, apertura all’altro che faciliti l’incontro ‘faccia a faccia’ e testimonianza al servizio del bene comune di tutta l’umanità creata da Dio”. Citando il magistero di Papa Francesco nell' enciclica Fratelli tutti e nell'esortazione apostolica Evangelii gaudiumil cardinale Koovakad ha spiegato che come credenti delle diverse religioni “abbiamo bisogno gli uni degli altri per ampliare l’orizzonte della Verità, secondo il ‘modello del poliedro’, capace di incorporare la totalità delle visioni e delle prospettive nella ricerca del bene comune, senza che nessuno sia escluso o scartato”. Ed ha ribadito anche i punti principali del Documento sulla fratellanza umana firmato da Francesco e dall’Imam Al-Tayyeb, a partire dal principio che “la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e amare” e non può mai più essere invece “un motivo di scontro e di divisione”.

Mai più conflitti per motivi religiosi

“Qualsiasi offesa alla dignità della vita umana, che è un dono sacro - ha ricordato il prefetto - non trova fondamento nella religione, ma è «frutto della deviazione degli insegnamenti religiosi” e dell’uso politico delle religioni. È nostra responsabilità, come comunità di credenti, ha aggiunto, “fare in modo che mai più si aprano nel campo della storia le ferite della guerra per motivi religiosi”. E lavorare insieme ad altre istituzioni in un “patto educativo globale” per un futuro nel quale si assuma “la cultura dell’incontro come cammino; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

 Dalla difesa della libertà religiosa a quella dei più poveri

Tra gli impegni comuni delle tradizioni religiose nel “convergere i cammini”, il cardinale ha citato la difesa del “diritto fondamentale alla libertà religiosa”, sottolineando che “solo se riconosciamo l’azione di Dio nelle altre religioni e la dignità essenziale di ogni essere umano, questo diritto avrà un fondamento teologico” e non sarà in balia delle decisioni dei diversi governi. Bisogna fare in modo che la religione maggioritaria in un Paese sia la prima a difendere le minoranze religiose. Koovakad ha parlato poi della collaborazione nella difesa di diritti e dignità dei più poveri, del lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e la cura della casa comune, e nel “condannare senza mezzi termini la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, oggi più che mai una via obsoleta e inefficace”, proclamando insieme “che l’unica via veramente umana e umanizzante è quella di una pace disarmata e disarmante”, quella indicata da Papa Leone XIV.

Azioni comuni che "rivelano il volto di Dio nel quale crediamo"

Dalla Magnifica humanitas il prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha ripreso anche l’esigenza “di un uso etico dell’intelligenza artificiale, nel rispetto della dignità umana e con la chiara determinazione” che anche essa sia “disarmata”, e quindi “non possa essere posta al servizio della guerra”. Questo perché, ha concluso Koovakad, “la testimonianza comune al servizio dei più vulnerabili, la difesa della loro dignità sacra, la cura del creato non sono semplici opzioni sociologiche o caritative”, ma scaturiscono “dalla nostra stessa identità religiosa e rivelano il volto del Dio nel quale crediamo”.

La preghiera comunitaria interreligiosa e la Messa

Dopo la lectio magistralis del cardinale, il programma della Giornata è proseguito con il saluto del direttore dell’Istituto Papa Francesco, don Fabián Báez, da una conversazione del porporato e dall’arcivescovo di Buenos Aires e gran cancelliere dell’UCA, monsignor Jorge García Cuerva, con gli studenti dell’Università. Al termine si tiene una preghiera comunitaria interreligiosa di chiusura e la Santa Messa nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù.

Vatican News

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