"Le religioni collaborino
nella costruzione
della città di Dio"
A Buenos Aires, l’11 settembre, Lectio magistralis del
cardinale prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso nella Università
Cattolica Argentina, sul tema “Dialogo e incontro, via per costruire la
Magnifica umanità”. Con l’invito per tutti i credenti a seguire la “via di
Neemia” descritta da Leone XIV nella sua enciclica, sostenendo la dignità di
tutti gli esseri umani, la libertà religiosa, la pace “disarmata e disarmante”,
i più vulnerabili, il creato e l’uso etico dell'IA
-
di Alessandro Di Bussolo – Città del
Vaticano
Siamo tutti invitati,
come credenti delle diverse religioni, all’impegno comune della costruzione
della città di Dio attraverso la “via di Neemia”, descritta da Papa Leone XIV
nell’enciclica Magnifica humanitas, e quindi a “decidere
di lavorare spalla a spalla per ricostruire i grandi valori dell’umanità, così
come il profeta ricostruì la città di Dio, riponendo la propria fiducia in Dio,
valorizzando la ricchezza della diversità, coinvolgendo tutti nella
costruzione, ascoltando e dialogando con tutti con rispetto e fiducia”. Così il
cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo
Interreligioso, nella lectio magistralis tenuta oggi, 11 settembre, a Buenos
Aires, nella sede della Pontificia Università Cattolica Argentina, sul tema
“Dialogo e incontro, via per costruire la Magnifica umanità”.
Lavorare insieme come
"artigiani dell'incontro e del dialogo"
Dopo il benvenuto e
l’introduzione alla Giornata accademica del rettore di quella che è una delle
principali università cattoliche del Paese, Miguel Á. Schiavone, un momento
musicale da Bach e la lettura di poesie di Christophe Lebreton, il prefetto ha
pronunciato la sua lezione, sottolineando che “nessuno può sentirsi estraneo”
al progetto proposto dal Papa nella sua prima enciclica, “nel quale è in gioco
il futuro dell’umanità”. Ha invitato ad approfittare di questo e altri incontri
“per stabilire legami che si concretizzino in azioni comuni. Siamo creativi nel
cercare canali istituzionali per il dialogo permanente che ci permettano di
concretizzare progetti di collaborazione”. E tutto questo senza che le
relazioni “istituzionali” portino a perdere il calore dell’amicizia e della
cordialità, “che ci farà lavorare come autentici artigiani dell’incontro e del
dialogo”.
Koovakad:
se la dignità umana è minacciata, le religioni facciano sentire la loro voce
La "sindrome di
Babele" e la "via di Neemia"
Il cardinale Koovakad,
dopo aver portato l’affetto e il saluto di Leone XIV, che sarà in Argentina
dall’8 all’11 novembre, ha ricordato che il Pontefice individua nei primi
paragrafi della Magnifica humanitas la “sindrome di Babele” e
la “via di Neemia” come due modi alternativi di porsi di fronte alla realtà e
al mondo. Nel primo, l’essere umano si concentra su progetti “che esaltano
l’ingegno umano con ideologie che lo allontanano da Dio, credendosi autosufficiente
e facendo affidamento sulle proprie forze”, e atteggiamenti “che gli
impediscono di aprire il cuore al fratello e di dialogare”. Nel secondo, decide
di riporre “la propria fiducia in Dio”, e, come il profeta “coordina gli sforzi
di tutti, riconcilia le posizioni contrapposte, e così riesce a far rinascere
la città di Dio in un clima di comunione e armonia”. Se la “sindrome di
Babele”, per il prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso,
“allontana da Dio e disumanizza, facendo prevalere l’individualismo e le
filosofie materialiste che anestetizzano la coscienza umana e mettono in crisi
il mondo moderno, la ‘via di Neemia’, al contrario, avvicina a Dio e accresce
la dignità umana”.
Una testimonianza al
servizio del bene comune dell'umanità
Ognuno di noi, secondo il
Papa, può “essere costruttore di comunione o architetto di Babele”, e dal luogo
che occupa, nell’ambito del lavoro, della religione o della famiglia, ha
sottolineato il porporato indiano, “ha la responsabilità di edificare sul bene
e sulla giustizia, affinché l’umanità non perda la propria bellezza e diventino
possibili la fraternità universale e la pace”. Quindi anche le religioni oggi
sono chiamate a prendere la ‘via di Neemia’, “che è cammino di risanamento dei
legami, superamento dei pregiudizi, purificazione della memoria, dialogo,
apertura all’altro che faciliti l’incontro ‘faccia a faccia’ e testimonianza al
servizio del bene comune di tutta l’umanità creata da Dio”. Citando il
magistero di Papa Francesco nell' enciclica Fratelli tutti e nell'esortazione apostolica Evangelii gaudium, il cardinale Koovakad ha
spiegato che come credenti delle diverse religioni “abbiamo bisogno
gli uni degli altri per ampliare l’orizzonte della Verità, secondo il ‘modello
del poliedro’, capace di incorporare la totalità delle visioni e delle
prospettive nella ricerca del bene comune, senza che nessuno sia escluso o
scartato”. Ed ha ribadito anche i punti principali del Documento sulla
fratellanza umana firmato da Francesco e dall’Imam Al-Tayyeb, a partire dal
principio che “la fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da
sostenere e amare” e non può mai più essere invece “un motivo di scontro e di
divisione”.
Mai più conflitti per
motivi religiosi
“Qualsiasi offesa alla
dignità della vita umana, che è un dono sacro - ha ricordato il prefetto - non
trova fondamento nella religione, ma è «frutto della deviazione degli
insegnamenti religiosi” e dell’uso politico delle religioni. È nostra
responsabilità, come comunità di credenti, ha aggiunto, “fare in modo che mai
più si aprano nel campo della storia le ferite della guerra per motivi
religiosi”. E lavorare insieme ad altre istituzioni in un “patto educativo
globale” per un futuro nel quale si assuma “la cultura dell’incontro come
cammino; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come
metodo e criterio”.
Tra gli impegni comuni
delle tradizioni religiose nel “convergere i cammini”, il cardinale ha citato
la difesa del “diritto fondamentale alla libertà religiosa”, sottolineando che
“solo se riconosciamo l’azione di Dio nelle altre religioni e la dignità essenziale
di ogni essere umano, questo diritto avrà un fondamento teologico” e non sarà
in balia delle decisioni dei diversi governi. Bisogna fare in modo che la
religione maggioritaria in un Paese sia la prima a difendere le minoranze
religiose. Koovakad ha parlato poi della collaborazione nella difesa di diritti
e dignità dei più poveri, del lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e la
cura della casa comune, e nel “condannare senza mezzi termini la guerra come
mezzo di risoluzione dei conflitti, oggi più che mai una via obsoleta e
inefficace”, proclamando insieme “che l’unica via veramente umana e umanizzante
è quella di una pace disarmata e disarmante”, quella indicata da Papa Leone
XIV.
Azioni comuni che
"rivelano il volto di Dio nel quale crediamo"
Dalla Magnifica
humanitas il prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ha
ripreso anche l’esigenza “di un uso etico dell’intelligenza artificiale, nel
rispetto della dignità umana e con la chiara determinazione” che anche essa sia
“disarmata”, e quindi “non possa essere posta al servizio della guerra”. Questo
perché, ha concluso Koovakad, “la testimonianza comune al servizio dei più
vulnerabili, la difesa della loro dignità sacra, la cura del creato non sono
semplici opzioni sociologiche o caritative”, ma scaturiscono “dalla nostra
stessa identità religiosa e rivelano il volto del Dio nel quale crediamo”.
La preghiera comunitaria
interreligiosa e la Messa
Dopo la lectio
magistralis del cardinale, il programma della Giornata è proseguito con il
saluto del direttore dell’Istituto Papa Francesco, don Fabián Báez, da una
conversazione del porporato e dall’arcivescovo di Buenos Aires e gran
cancelliere dell’UCA, monsignor Jorge García Cuerva, con gli studenti
dell’Università. Al termine si tiene una preghiera comunitaria interreligiosa
di chiusura e la Santa Messa nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù.
Vatican News
Nessun commento:
Posta un commento