di sant'Agostino
per un'autentica coscienza di pace
Per il vescovo di Ippona ogni uomo anela ad un'esistenza
pacifica. “La pace degli uomini è l'ordinata concordia”, scrive ne La città di
Dio, nella quale definisce "la pace dello Stato come "ordinata
concordia del comandare e obbedire dei cittadini". Per Leone XIV è un
messaggio attuale e da riscoprire quello del “dottore della Grazia”, perché
invita ciascuno a riconoscere la propria dignità e quella di tutti gli altri e
a vivere come fratelli
-di Tiziana Campisi -
Città del Vaticano
Padre della Chiesa,
conosciuto come filosofo e teologo, per il suo ministero episcopale a Ippona,
l’odierna Annaba, in Algeria — che lo ha rivelato pastore saggio, sapiente
predicatore e studioso appassionato delle Scritture — e per le sue svariate
opere, nelle quali ha saputo far dialogare fede e ragione, ha aperto la sua
interiorità e ha fornito un enorme contributo allo sviluppo della dottrina
cristiana. Sant’Agostino, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, è nato a
Thagaste il 13 novembre 354 ed è morto a Hippo Regius il 28 agosto
430. Fra i più grandi testimoni della fede cattolica, è tuttora "una
figura di grande rilievo", come ha detto Leone XIV parlando con i
giornalisti, in volo da Algeri a Yaoundé, il 15 aprile scorso, durante il
viaggio apostolico in Africa. Perché "i suoi scritti, il suo insegnamento,
la sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità sono
elementi di cui c’è grande bisogno nel nostro tempo". Per il Pontefice,
insomma, quello del "dottore della Grazia" è "un messaggio che è
molto attuale", per i "credenti in Gesù Cristo ma anche per ogni
persona", perché invita ciascun individuo a riconoscere la propria dignità
e quella di tutti gli uomini, a porsi con umiltà di fronte agli interrogativi
esistenziali e a confrontarsi con gli altri.
Con Agostino costruire
ponti
Religioso dell’Ordine di
Sant’Agostino, tornando in Algeria, dove era già stato quando era priore
generale, il Papa ha voluto rimettere in luce quella “visione” che il santo di
Tagaste “offre in termini di ricerca di Dio” e impegno “per costruire comunità”
e promuovere “l’unità tra tutti i popoli” e il loro “rispetto”, riconoscendo le
“differenze”. Perché il vescovo di Ippona, “oggi, da un lontano passato”, parla
ancora; in particolare “di tradizione”, “della vita della Chiesa”, di come la
Chiesa sia “cresciuta nei primi secoli”. E proprio nel segno di Agostino, ha
spiegato il Pontefice a cronisti e operatori dei media, ad Algeri c’è stata
l’“opportunità di continuare a costruire ponti, a promuovere il dialogo”, ad
esempio con la visita alla Grande Moschea. Per Leone un evento significativo,
perché ha dimostrato che, sebbene ci siano “credenze diverse, modi diversi di
pregare e modi diversi di vivere, possiamo convivere in pace”.
Pace, ordine e concordia
“Cercate tutti la
pace”, “quella pace che tutti cerchiamo anche in questa carne mortale e
fragile, anche in questa più che illusoria vanità”, quel bene “così grande”,
esorta il vescovo di Ippona in un suo discorso (25,7) scorgendo il medesimo
anelito in ogni uomo, tanto da evidenziare, ne La città di Dio (XIX,
11), che pure “negli eventi posti nel divenire di questo mondo, abitualmente
nulla si ode di più gradito, nulla si desidera di più attraente, infine nulla
si consegue di più bello” quanto “il bene della pace”, così caro a chiunque. E
“abbiate a cuore la pace in casa, nel lavoro, con la moglie, con i figli, con i
servi, con gli amici e con i nemici”, lo spinge a dire il suo cuore di presule
ai fedeli della sua diocesi nell’Esposizione sul Salmo 147(15). Non ritenendola
un’idea astratta la pace, ma strettamente legata all’ordine e alla concordia.
“La pace degli uomini è l'ordinata concordia” scrive infatti (La città di
Dio XIX,13,1), e ancora: “La pace dello Stato è l'ordinata concordia del
comandare e obbedire dei cittadini, la pace della città celeste è l'unione
sommamente ordinata e concorde di essere felici di Dio e scambievolmente in
Dio, la pace dell'universo è la tranquillità dell'ordine. L'ordine è l'assetto
di cose eguali e diseguali che assegna a ciascuno il proprio posto”.
Sviluppare una coscienza
di pace
L’eco di queste parole è
emersa recentemente. Durante l’udienza generale del 19 agosto scorso, il Papa,
salutando pellegrini e fedeli, ha sollecitato tutti "a sviluppare sempre
in se stessi un’autentica coscienza di pace", incoraggiando ogni persona a
maturare e mantenere nel proprio cuore sentimenti di pace, affinché l’armonia
interiore divenga concordia con gli altri e ricerca del bene comune. “Abbiate
la sincera consapevolezza che la pace è un bene prezioso e grande”, ha
esortato. Leone ha anche specificato che “per realizzarla” serve “un forte e
costante impegno”, “seguendo con onestà e verità le vie che la costruiscono e
la confermano nella società”.
Vivere come fratelli
Già di ritorno dal suo
primo viaggio internazionale, quello in Türkiye e in Libano con pellegrinaggio
a İznik in occasione del 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea, il 2
dicembre 2025, il Papa, l’aveva manifestata la volontà di impegnarsi nella
promozione della pace, esprimendo il desiderio di “continuare il discorso di
dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano”
iniziato come superiore dell’ordine agostiniano, ricominciando da Pontefice
“dai luoghi della vita di sant’Agostino, che “aiuta molto come ponte”. Un
viaggio, quello compiuto dal 13 al 15 aprile di quest’anno, che Leone ha voluto
vivere “come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da
gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale”, come ha raccontato
all’udienza generale del 29 aprile, e che gli ha permesso di “ripartire dalle
radici” della propria “identità spirituale” e di “attraversare e consolidare
ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca
fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte
con il continente africano”.
La visita in Algeria è
stata, insomma un’occasione “per mettersi alla scuola di Sant’Agostino” e per
“toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come
fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello
stesso Padre misericordioso”.
Vat
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