-di
Paolo Gamberini
Il teista classico risponde sì Dio è “persona”
poiché è l’essere perfetto. Essendo “persona” una perfezione dell’umano, è
inevitabile che Dio è persona.
Il trans-teista rifiuta
di parlare di Dio come “persona”. È antropomorfismo. Dio non risiede nell’alto
dei cieli, giudicando e intervenendo nel mondo a suo piacimento. Dio è energia,
armonia. Anzi, non si deve nemmeno usare la parola “Dio”.
È il Mistero della
Vita.
Il monista
relativo è d’accordo con entrambi, ma afferma che è necessario far un
cambio di prospettiva. È necessario fare meta-fisica. Senza di questa, si rischia di impantanarsi in
caricature reciproche o di incepparsi in giochi linguistici.
L’essere
è l’attualità di tutti gli enti: ogni altra perfezione — la vita,
l’intelligenza, la bontà — è tale solo in quanto è atto di essere.
In
questa prospettiva, Dio è definito come “ipsum esse subsistens”: l’Essere stesso, sussistente in sé,
senza limitazioni, senza determinazioni. L’atto di essere è infinito e quando
si partecipa, è ricevuto come ente finito.
L’atto
di essere è per sua essenza personale (ipostatico), non nel senso di essere
circoscritto e soggetto “alla” determinazione (subjectum determinationi), ma
soggetto “di” determinazione (subiectum determinationis). Infatti, Dio è atto
“creativo” di essere.
Dio
è actus essendi, in quanto eccede ogni determinazione, e
soggetto che determina. In questo preciso senso, quindi, si deve dire che Dio è
per essenza persona (ὑπόστασις), ma non come soggetto psichico (ego) ma come
colui che personalizza la realtà, in quanto tutto sussiste in Dio.
Per
evitare l’ambiguità di identificare la persona di Dio con il soggetto personale
(psichico), è preferibile dire che Dio è “trans-personale”.
Il
teismo classico e il trans-teismo hanno ragione, se sanno visitare con maggiore
attenzione le proprie convinzioni e le inevitabili implicazioni.
ApertaMente
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