LA COLPA
AL COVID
Scuola, competenze
alfabetiche in continuo calo: lo dicono le prove Invalsi.
Milano, i dati di Openpolis mostrano un livello sempre più ridotto
per gli studenti lombardi
Competenze alfabetiche
in calo negli ultimi cinque anni e, in alcuni capoluoghi lombardi,
anche rispetto agli ultimi dieci anni: una zavorra per le migliaia di
studenti e studentesse che, anche in Lombardia, si apprestano a
sostenere le prove di maturità. Un passaggio fondamentale che va oltre il
semplice rendimento scolastico, come evidenziato da Openpolis – con i bambini,
che ha rielaborato i dati Istat (legati al punteggio medio ottenuto dagli
studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi al termine del primo
ciclo, che si riverberano, poi, sugli anni successivi).
Le prove Invalsi fanno
emergere i profondi divari esistenti tra gli studenti
Valutare il livello delle competenze
raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno
due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale
per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e
professionale ma anche per partecipare pienamente alla vita democratica del
paese. Dall’altro, si tratta anche di un momento per riflettere su
quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di
trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie, soprattutto in
un contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione
tecnologica.
L’analisi di Openpolis
Cosa emerge dall’analisi?
Se guardiamo al quinquennio 2019-2024, in tutti i capoluoghi lombardi il livello
di competenza alfabetica si è ridotta. Mantova risulta, in
particolare, tra i capoluoghi con il gap più elevato, perché si è passati da un
punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti). Anche Bergamo, Brescia, Como,
Cremona, Monza e Sondrio hanno visto un calo tra i 6 e i 7 punti percentuali.
Se ampliamo lo sguardo al
decennio, nel confronto 2014-2024 si conferma un
calo di competenze a Brescia, Cremona, Mantova, Sondrio. Anche le rilevazioni
delle prove Invalsi, in particolare per quanto riguarda le
competenze alfabetiche, ci dicono non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid;
anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una preoccupante inversione di
tendenza rispetto all’anno precedente in cui si era invece assistito a un
parziale recupero. In Lombardia, ad esempio, alle medie gli
studenti che raggiungono i traguardi previsti in italiano sono il 63%, dieci
punti percentuali in meno rispetto al 2019; in matematica, nello stesso
periodo, si è passati dal 71% al 64%. Se da un lato quindi è in netto
miglioramento la quota di abbandoni scolastici, non stanno diminuendo
gli studenti che arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate
(dispersione implicita).
La colpa non è della
pandemia e del lockdown
"Innanzitutto –
spiega Paolo Barabanti, docente dell’Università Cattolica e ricercatore
Invalsi – le competenze alfabetiche misurate dalle prove Invalsi sono
solo una parte delle competenze alfabetiche nel loro complesso. L’Invalsi, ad
esempio, non valuta la scrittura, per cui i dati vanno letti tenendo presente
di cosa stiamo parlando. Chiaro che i dati che abbiamo a disposizione ci dicono
che c’è un calo, ma oggi possiamo dirlo con certezza proprio perché lo stiamo
misurando. Anche vent’anni fa se ne parlava, ma solo a livello di percezione.
Oggi abbiamo dei dati”. In quest’ottica, non si può imputare ogni colpa alla
pandemia ed al lockdown. “Dopo sei anni, non possiamo più usare la
pandemia come alibi. Piuttosto, quel periodo ha accelerato una dinamica già
in corso, ma il problema è più complesso”. Tra le ragioni, ci sono anche motivi
socio-economici, che condizionano l’andamento scolastico degli studenti a
partire dalla scelta della scuola superiore. “Ribalterei, però, la questione.
Ormai è assodato che lo stato socio-economico delle famiglie impatta
sul percorso scolastico e poi lavorativo dei figli. Il problema, però,
non è che chi vive in condizione di maggior benessere, economico e culturale,
aiuti i propri ragazzi. Il problema è, semmai, che lo Stato dovrebbe
intervenire per creare condizioni di equità anche nelle famiglie dove il
benessere è minore”.
Nessun commento:
Posta un commento