domenica 10 maggio 2026

VIVA LE MAMME

 


“Essere mamma

 è il dono più grande e, insieme, 

la sfida più profonda

 che la vita possa regalare. 

La maternità ti cambia dentro: 

cambia il cuore, il tempo 

e il modo di guardare il mondo”.


Con queste parole la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di ricordare la ricorrenza che oggi, domenica 10 maggio, si celebra in Italia e in decine di altri Paesi. “Oggi voglio dedicare un pensiero speciale a tutte le mamme“, ha aggiunto in un post sui social, “a quelle che corrono tutto il giorno senza fermarsi mai, a quelle che custodiscono silenziosamente ogni preoccupazione“.

Anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha scelto i social per mandare un messaggio in riferimento alla festa: “I miei auguri più belli a tutte le mamme. Grazie per la profondità con cui sapete amare i vostri figli”.

Dietro la seconda domenica di maggio, però, c’è una storia meno oleografica di quanto si possa immaginare. Una storia fatta di campi di battaglia, lutti personali, attivismo femminile e perfino una crociata contro la commercializzazione della ricorrenza.

Le origini americane: madri in trincea

Negli anni Sessanta dell’Ottocento, durante la Guerra civile americana, Ann Reeves Jarvis organizza i Mothers’ day work clubs: donne che migliorano le condizioni sanitarie e curano i feriti di entrambi gli schieramenti. Dopo aver perso diversi figli per malattie infettive, nel 1868 fonda il Mother’s friendship day per riunire ex nemici di Nord e Sud. Intanto Julia Ward Howe, autrice dell’Battle Hymn of the Republic, scrive nel 1870 la Mother’s Day Proclamation contro la guerra.

Ma è la figlia di Ann, Anna Jarvis, a compiere il passo decisivo: nel 1908 organizza la prima celebrazione (seconda domenica di maggio) e nel 1914 ottiene la festa nazionale. Quando la ricorrenza diventa un affare fatto di biglietti e regali, Anna si ribella, critica la commercializzazione e difende l’apostrofo al singolare (Mother’s day, non mothers’ day): la festa deve riguardare la propria madre, non le madri in generale.

L’arrivo in Italia: dalla Giornata del fanciullo al garofano

In Italia la ricorrenza segue un percorso diverso. Nel 1933 il regime fascista istituisce la Giornata della madre e del fanciullo, celebrata il 24 dicembre. Vengono premiate le madri più prolifiche, in particolare quelle con molti figli maschi. La logica è demografica e nazionalista.

Quella che conosciamo oggi nasce nel dopoguerra. Negli anni Cinquanta si sviluppano due iniziative indipendenti: una a Tordibetto di Assisi, con un significato religioso legato al mese di maggio, e una in Liguria, favorita dalla produzione e vendita di fiori.

Dal 1959 la ricorrenza si diffonde in tutto il Paese. Inizialmente fissata l’8 maggio, viene poi spostata alla seconda domenica del mese, allineandosi alla tradizione statunitense.

Il mondo celebra, ognuno a suo modo

Non tutti seguono il calendario americano. Nel Regno Unito, ad esemopio, la Mothering Sunday cade la quarta domenica di Quaresima. La tradizione voleva che chi lavorava lontano tornasse nella chiesa del proprio battesimo, quasi sempre nel paese d’origine dove viveva la famiglia. Il ricongiungimento con la madre diventava naturale. Il dolce tipico è la Simnel cake, una torta alla frutta con due strati di pasta di mandorle.

In Messico si festeggia il 10 maggio, fisso. In Thailandia la data è il 12 agosto, compleanno della regina Sirikit, madre dell’attuale sovrano. Parate e decorazioni invadono il Paese.

In Norvegia, invece, bisogna segnarsi un’altra data: la seconda domenica di febbraio. La festa è già passata. Anche lì si regalano fiori e biglietti, ma la tradizione prevede un piatto speciale preparato per la madre, spesso a base di baccalà. In Indonesia il 22 dicembre non si onorano soltanto le madri: è anche una giornata di manifestazioni politiche a sostegno dei diritti delle donne.

Quanto ai fiori, il garofano resta il simbolo più diffuso. Rosso o rosa per le madri in vita, bianco per quelle che non ci sono più. Un codice semplice, che non ha bisogno di istruzioni.

Orizzonte scuola

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