venerdì 1 maggio 2026

GIOVANI E FRUSTRAZIONE

 


UNA 

GENERAZIONE

 DISORIENTATA

Lo psichiatra Paolo Crepet offre un’analisi diretta sul rapporto tra giovani, frustrazione e crescita, mettendo in luce alcune criticità del sistema educativo tra scuola e famiglia. Secondo Crepet, l’eccessiva protezione degli adulti e l’abitudine alle gratificazioni immediate, tipiche del digitale, rischiano di rendere i ragazzi più fragili, insicuri e meno pronti ad affrontare le difficoltà reali.

Al centro della riflessione c’è il valore dello sforzo e della fatica, elementi fondamentali per lo sviluppo personale. Errori, brutti voti e delusioni non sono fallimenti da evitare, ma esperienze necessarie per imparare a gestire l’ansia, conoscere i propri limiti e costruire una maggiore autonomia.

Per Crepet, è proprio il confronto con la frustrazione che permette ai giovani di sviluppare resilienza emotiva e diventare adulti più consapevoli. Eliminare ogni ostacolo, come spesso accade con genitori troppo protettivi, può invece ostacolare questo processo.

Il messaggio è chiaro: non si tratta di lasciare soli i ragazzi, ma di accompagnarli senza semplificare tutto. Solo affrontando le difficoltà possono imparare a superarle, dare valore ai risultati raggiunti e costruire basi solide per il futuro.

Paolo Crepet e i giovani: il ritratto di una generazione disorientata

Quando Paolo Crepet osserva i giovani di oggi, non vede una generazione priva di potenziale, ma una schiera di individui profondamente disorientati e, per certi versi, "anestetizzati". Il sociologo denuncia una tendenza sociale pericolosa: la propensione degli adulti a neutralizzare le emozioni dei ragazzi, appiattendo sia i grandi entusiasmi che le profonde tristezze. Si cerca costantemente di riempire ogni loro vuoto, ogni momento di noia, con stimoli continui e soluzioni preconfezionate.

Tuttavia, come sottolinea l'esperto nei suoi interventi nei teatri di tutta Italia, è proprio nel vuoto e nel silenzio che nascono il pensiero critico e la creatività. Senza noia non c'è invenzione, e senza la mancanza di qualcosa non può nascere il vero desiderio. Abbiamo trasformato i giovani in recettori passivi di una felicità artificiale e immediata, dimenticando di insegnare loro che la vera soddisfazione richiede tempo, impegno e dedizione. Crepet invita a smettere di assecondare la cultura del "tutto e subito", per restituire ai ragazzi la fame di vita, la passione autentica e, soprattutto, il sacro diritto di compiere i propri errori.

L'epidemia dei "figli fragili": la dura critica ai genitori moderni

Una delle espressioni più ricorrenti e incisive nell'analisi di Paolo Crepet è quella dei figli fragili. Ma da dove nasce questa fragilità? La risposta dello psichiatra non lascia spazio ad alibi: la responsabilità principale risiede in un modello genitoriale distorto. I padri e le madri di oggi, spesso mossi da un malinteso senso di amore e protezione, si adoperano quotidianamente per rimuovere qualsiasi ostacolo dal cammino dei propri figli, credendo di fare il loro bene.

Questo atteggiamento, definito comunemente "iperprotezione", si traduce in una sistematica sottrazione di esperienze formative. Un genitore che dice sempre di "sì", che evita ogni forma di conflitto per non risultare antipatico o per fare l'amico del proprio figlio, non sta educando, ma sta creando dipendenza. I ragazzi che crescono in questo ecosistema artificiale, privo di "no" e di limiti strutturati, si ritrovano totalmente disarmati quando, inevitabilmente, si scontrano con il mondo reale, un mondo che non fa sconti e che non è disposto ad assecondare ogni loro capriccio.

Crepet usa un'immagine molto forte per descrivere le famiglie moderne: i genitori si sono trasformati nei "sindacalisti dei propri figli". Invece di allearsi con le istituzioni educative, le madri e i padri odierni tendono a difendere a priori i ragazzi di fronte a qualsiasi richiamo, nota o brutto voto. Se un insegnante assegna un compito in più o un provvedimento disciplinare, viene immediatamente contestato dalla famiglia, che interviene per giustificare e scagionare l'alunno.

Questo cortocircuito relazionale distrugge l'autorevolezza della scuola e trasmette al giovane un messaggio devastante: tu non sei responsabile delle tue azioni, la colpa è sempre degli altri. Secondo Crepet, ripristinare i ruoli è vitale: i genitori devono stare al proprio posto, accettando che le punizioni e le valutazioni negative facciano parte di un sano processo di crescita.

La gestione della frustrazione nello studio e l'elogio della fatica

Al centro del pensiero pedagogico di Paolo Crepet c'è una massima tanto semplice quanto rivoluzionaria: "Tutto quello che è comodo è stupido". Questa frase racchiude il senso del suo convinto elogio della fatica, un concetto che trova la sua massima applicazione nell'ambito scolastico. Oggi, la gestione della frustrazione nello studio è diventata un tabù. Si tende a facilitare i percorsi, a invocare scuole senza voti e a edulcorare i giudizi per non "traumatizzare" gli studenti.

Eppure, Crepet ricorda che l'apprendimento è, per sua natura, fatica. Scontrarsi con un concetto incomprensibile, passare ore su un libro di testo, prendere un'insufficienza e dover recuperare: sono tutti esercizi intellettuali ed emotivi fondamentali. La frustrazione è la benzina dei neuroni. Se priviamo i ragazzi della difficoltà, impediamo loro di sviluppare il talento e la genialità. Non c'è reale autostima che non derivi dal superamento di un ostacolo che sembrava insormontabile. Restituire le difficoltà ai giovani significa, in definitiva, dotarli degli anticorpi necessari per affrontare le sfide dell'età adulta.

 Ansia a scuola: il cortocircuito di chi non sa affrontare il fallimento

L'ansia a scuola è uno dei fenomeni più allarmanti degli ultimi anni. Sempre più studenti manifestano attacchi di panico, rifiuto scolastico e forte disagio psicologico in concomitanza con le verifiche o le interrogazioni. Sebbene le istituzioni cerchino risposte nella moltiplicazione di figure di supporto psicologico, Crepet offre una prospettiva diversa, denunciando quello che definisce un vero e proprio "marketing dell'ansia".

Secondo lo psichiatra, l'eccessiva medicalizzazione del disagio giovanile porta a etichettare come "malattia" quella che, in molti casi, è semplicemente un'incapacità cronica di gestire l'insicurezza e la paura del fallimento. Poiché questi ragazzi sono stati protetti fin dall'infanzia da ogni piccola delusione, non hanno mai allenato i "muscoli emotivi" necessari per tollerare l'errore. L'ansia esplode perché il fallimento scolastico viene percepito come un crollo identitario, un evento inaccettabile in una società che esige una perfezione ignobile e modelli di successo rapido. La vera cura non è abbassare l'asticella delle richieste scolastiche, ma insegnare ai giovani che sbagliare non solo è normale, ma è l'unico vero modo per imparare.

Il ruolo della tecnologia: smartphone vietati e solitudine digitale

Un capitolo fondamentale delle riflessioni di Paolo Crepet riguarda l'impatto devastante della tecnologia sulle nuove generazioni. L'esperto non usa mezzi termini: gli smartphone rappresentano un mutamento antropologico in atto e i social network sembrano essere stati progettati appositamente per "asocializzare" le persone. Di fronte all'isolamento crescente, ai casi di cyberbullismo e alla dipendenza dagli schermi, la proposta di Crepet è netta e radicale: l'uso dello smartphone andrebbe vietato per legge fino ai 18 anni.

Le argomentazioni a supporto di questa tesi sono molteplici:

  • Appiattimento cognitivo: Affidare ogni ricerca a Google o all'Intelligenza Artificiale, ottenendo risposte in tre secondi, uccide la profondità del pensiero. L'intelletto si allena sfogliando vocabolari, leggendo libri complessi e prendendosi il tempo per elaborare le informazioni.
  • Isolamento emotivo: I social media offrono una connessione permanente, ma superficiale. Sostituiscono le relazioni autentiche e i conflitti reali (indispensabili per maturare) con interazioni basate su approvazione fittizia (i "like").
  • Iper-controllo genitoriale: Lo smartphone illude i genitori di avere il controllo totale sui figli tramite la geolocalizzazione o i registri elettronici, ma li allontana dalla reale conoscenza dei loro stati d'animo.

In risposta ai recenti e drammatici episodi di cronaca che hanno visto protagonisti giovanissimi in atti di violenza all'interno degli istituti scolastici, Crepet critica severamente le soluzioni puramente repressive, come l'installazione di metal detector agli ingressi. Il problema, sostiene lo psichiatra, non si risolve all'ultimo secondo, quando il danno è ormai compiuto. La prevenzione vera si fa alla radice: togliendo i dispositivi elettronici dalle mani dei bambini fin dai primi anni di vita e sostituendoli con libri illustrati. Educare alla lettura, alla fantasia e al rispetto delle regole fin dall'infanzia è l'unica via per disinnescare la rabbia sociale e l'aggressività ingiustificata.

Come crescere giovani forti: consigli pratici per le famiglie

Dalla diagnosi lucida e implacabile di Crepet, emergono indicazioni chiare e pratiche per le famiglie che desiderano invertire la rotta e crescere adulti forti, resilienti e consapevoli. L'educazione, ricorda l'autore, non è un atto di compiacimento, ma un atto di coraggio che richiede prese di posizione scomode.

  • Lasciare spazio al fallimento: I genitori devono fare un passo indietro e permettere ai figli di cadere, di prendere brutti voti e di sperimentare l'amarezza della sconfitta, restando presenti per supportarli nella ripartenza, ma senza sostituirsi a loro.
  • Insegnare il valore dell'attesa: È fondamentale smettere di esaudire istantaneamente ogni richiesta materiale. L'attesa genera il desiderio, e il desiderio è il vero motore della vita.
  • Stabilire regole e confini: I "no" sono pilastri educativi. Aiutano i ragazzi a comprendere l'esistenza dei limiti altrui e delle regole sociali, favorendo lo sviluppo dell'empatia e del rispetto.
  • Dare il buon esempio: Gli adulti non possono pretendere che i figli si stacchino dagli schermi se loro stessi vivono in uno stato di connessione permanente. L'autorevolezza genitoriale passa in primo luogo dalla coerenza dei comportamenti.

"La felicità non è un regalo, è una conquista."

Questa celebre frase di Paolo Crepet riassume perfettamente il suo testamento educativo. Se continuiamo a illudere i giovani che la serenità sia un diritto acquisito da esigere senza sforzo, li condanneremo a crollare al primo soffio di vento. 

Restituire ai ragazzi il peso della responsabilità, il sudore dello studio e la bellezza della fatica è il più grande gesto d'amore che la società degli adulti possa compiere oggi per salvare il loro futuro.

Studenti.it

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