dei cattolici
a 80 anni
dalla Costituente
Il 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica,
in un anno in cui si ricorda gli 80 anni
dalla Costituente.
Recentemente si è svolto
presso il Comune di Poggio a Caiano un convegno per riflettere su questa
importante svolta della storia italiana organizzato dall’Unione Giuristi
Cattolici Italiani di Prato
Nell’occasione ho avuto
l’opportunità di sviluppare alcune considerazioni specifiche sull’eredità e,
soprattutto, sul ruolo dei cattolici in rapporto alla carta costituzionale.
Senza cultura non c’è
politica “maiuscola”
Prima considerazione: la
presenza dei cattolici italiani ai lavori della Costituente fu il frutto maturo
e profetico di una stagione di grande impegno spirituale, culturale e politico,
che affonda le radici nella necessità di elaborare un pensiero autonomo dopo la
difficilissima fase storica che parte dal Risorgimento ed arriva al fascismo.
Impossibile slegare l’illuminato apporto dei costituenti cattolici da un
complesso e necessario percorso formativo previo: documenti del Magistero
sociale della Chiesa; filosofia tomista e neotomista del Novecento (da San
Tommaso a Maritain); settimane sociali e codice di Camaldoli; radiomessaggi di
Pio XII. Contrariamente a ciò che succede oggi, non si percorsero facili
scorciatoie, ma solo la strada maestra, nella convinzione che senza cultura non
c’è politica “maiuscola”.
Persona, storia e
metafisica
Veniamo ai contenuti.
L’edificio del nuovo Stato doveva poggiare, per Moro, su tre pilastri: «la
democrazia, in senso politico, in senso sociale ed in senso che potremmo
chiamare largamente umano».
Per procedere in questa
direzione era necessario rinnovare profondamente la stessa dottrina della
sovranità, non più forza irresistibile dell’autorità, che esercita un
«prepotere di fatto», ma strumento al servizio della libertà e della dignità
delle persone
Questa filigrana del
pensiero di ispirazione cristiana la si vede dagli articoli che esprimono
l’idea pluralistica della società, rispettosa dei diritti della persona,
singola e associata, che esiste da prima dello Stato e che lo Stato riconosce
come originari (ancor più nitidamente espressi dall’ Odg di
Dossetti del settembre 1946, poi confluito negli articoli 2 e 3 del testo
finale).
Ma i passaggi più
caratterizzanti a livello filosofico sono quelli di La
Pira. Il professore è mosso da una visione evangelica, elaborata mediante
la metafisica e la filosofia sociale e politica di S. Tommaso, il cui perno
teologico è l’Incarnazione. Ciò si traduce in una visione dell’azione sociale
fondata sul comandamento dell’amore, scevra da ogni venatura utopistica ed
attenta alla storia nella sua concretezza. Da questo punto di vista La Pira si
appoggia ad una base opposta a quella di Togliatti e Croce, accomunati dal
principio di immanenza.
I cattolici sono ancora
forti ed autorevoli per accompagnare la Costituzione?
Speranza
Ci piace al riguardo
tirar fuori un’ultima suggestione: il legame tra Costituzione e speranza.
La nostra Costituzione
nasce come esplicita critica al passato. Nessun dubbio. Ma, come si evince da
alcuni passaggi del dibattito nella Costituente, è anche implicita critica al
presente (…lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che impediscono di realizzare i
diritti previsti).
Ma tale critica si apre
sempre ad una progettualità con un ponte gettato verso il futuro. Per questo
ogni critica è allo stesso tempo rotta verso il futuro
Acquistano così un senso
ancora più chiaro le parole di Dossetti alla Costituente, secondo cui dobbiamo
far sì che la Costituzione sia “amica, compagna di strada e presidio
sicuro del nostro futuro”.
Ed è proprio su questo
versante che vorrei porre una domanda: i cattolici italiani sono ancora il
presidio e contestualmente l’accompagnamento della nostra Costituzione verso il
futuro?
Nuovi codici e nuove Camaldoli
sarebbero auspicabili. Ma ne abbiamo ancora la forza e l’autorevolezza?
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