come missione:
collaborazione e
scambio di esperienze
tra i membri»
L'intervento del
cardinale José Tolentino de Mendonça al Convegno UMEC-WUCT di Oradea (Romania)
È con grande gioia che
rivolgo il mio saluto a tutti i partecipanti a questo Incontro Internazionale
dell’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici, dedicato al tema «L’educazione
come missione: collaborazione e scambio di esperienze tra i Paesi membri».
Vi ringrazio per il vostro impegno e per la vostra presenza, che testimonia la
vitalità di una rete educativa diffusa in ogni angolo della terra. Questo
incontro non è soltanto un’occasione di confronto professionale: è un atto di
fede nella forza trasformatrice dell’educazione.
Il vostro convenire da
Paesi e culture diverse ha un significato profondo. Non si tratta semplicemente
di conoscersi meglio o di scambiarsi buone pratiche — per quanto ciò sia
prezioso e necessario. Si tratta, piuttosto, di riscoprire insieme la
radice comune della nostra missione educativa: quella vocazione che ci
chiama a porre la persona umana al centro di ogni nostro sforzo, a custodirne
la dignità, a coltivarne il pensiero e il cuore, a preparare il terreno perché
ogni giovane vita possa fiorire nella pienezza della sua umanità.
La costellazione
degli educatori
Desidero proporvi
un’immagine che mi sembra particolarmente adatta a descrivere il senso di
questo incontro e, più in generale, la natura stessa dell’Unione Mondiale degli
Insegnanti Cattolici: l’immagine della costellazione.
Papa Leone XIV, nella sua recente Lettera Apostolica Disegnare nuove
mappe di speranza, ha offerto questa immagine come chiave di lettura per
comprendere il mondo educativo cattolico. Il Santo Padre ha scritto: «Parlo di
“costellazione” perché il mondo educativo cattolico è una rete viva e
plurale: scuole parrocchiali e collegi, università e istituti superiori,
centri di formazione professionale, movimenti, piattaforme digitali, iniziative
di service-learning e pastorali scolastiche, universitarie e
culturali. Ogni “stella” ha una luminosità propria, ma tutte insieme disegnano
una rotta».
Ecco, cari amici: voi
siete stelle di questa costellazione. Ciascuno di voi, ciascuno dei Paesi
qui rappresentati, porta una luce specifica — fatta di storia, di cultura, di
tradizione pedagogica, di carismi particolari. Ma è soltanto quando queste luci
si dispongono insieme, quando accettano di far parte di un disegno più grande,
che diventa possibile tracciare una rotta. La costellazione non annulla le
singole stelle: le esalta, dando loro un senso che trascende la loro luminosità
isolata. Così l’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici non chiede a nessun
Paese di rinunciare alla propria identità educativa, ma invita tutti a scoprire
come quella identità acquisti nuova profondità e nuova forza nella relazione
con gli altri.
Il Papa ci ricorda che
«le costellazioni riflettono le proprie luci in un universo infinito. Come in
un caleidoscopio i loro colori si intrecciano creando ulteriori variazioni
cromatiche». L’incontro tra le diverse esperienze educative cattoliche
non produce uniformità, ma genera variazioni nuove, intuizioni inedite,
risposte creative ai problemi che ciascuno di noi affronta nel proprio
contesto. Quando un insegnante del Camerun ascolta l’esperienza di un collega
delle Filippine, o quando un educatore polacco dialoga con una maestra del
Perù, accade qualcosa di misteriosamente fecondo: le luci si
intrecciano, i colori si moltiplicano, e l’orizzonte si allarga.
Collaborazione:
un imperativo evangelico
La collaborazione tra i
Paesi membri non è un’opzione strategica: è un imperativo che nasce dal Vangelo
stesso. L’educazione cristiana, come ci ricorda il Concilio
Vaticano II nella Gravissimum educationis, è opera corale:
nessuno educa da solo. Papa Leone XIV ha ripreso con forza questo
principio: «L’educazione cristiana è opera corale: nessuno educa da solo. La
comunità educante è un “noi” dove il docente, lo studente, la famiglia, il
personale amministrativo e di servizio, i pastori e la società civile
convergono per generare vita». Se questo vale all’interno di ogni singola
comunità educante, quanto più vale nella dimensione internazionale della nostra
missione! Il “noi” dell’educazione cattolica non conosce confini
nazionali: è un “noi” universale, cattolico nel senso più pieno del
termine.
Lo scambio di esperienze
tra i Paesi membri è la linfa vitale di questo “noi” allargato. Non si tratta
di esportare modelli o di importare soluzioni preconfezionate. Si tratta,
piuttosto, di praticare quella «inter- e trans-disciplinarietà esercitate come
sapienza e creatività» che Papa Francesco ha indicato come metodo nella
Costituzione Apostolica Veritatis gaudium e che Papa Leone XIV
ha richiamato nella sua Lettera Apostolica. Ogni esperienza educativa,
anche la più umile, ha qualcosa da insegnare; e ogni sfida, anche la più dura,
diventa più affrontabile quando non la si porta da soli.
Il Patto Educativo Globale: la nostra stella polare
In questa costellazione
educativa, una stella brilla con particolare intensità: il Patto
Educativo Globale. Papa Leone XIV lo ha definito con chiarezza la
«stella polare» del cammino educativo della Chiesa. Il Santo Padre ha
scritto: «Tra le stelle che orientano il cammino c’è il Patto Educativo
Globale. Con gratitudine raccolgo questa eredità profetica affidataci da Papa
Francesco. È un invito a fare alleanza e rete per educare alla fraternità
universale». Questo Patto, lanciato profeticamente da Papa Francesco e accolto
con nuova energia dal Pontefice regnante, rappresenta l’orizzonte entro il
quale si colloca ogni nostro sforzo di collaborazione internazionale.
I sette percorsi del
Patto Educativo Globale — porre al centro la persona,
ascoltare bambini e giovani, promuovere la dignità
delle donne, riconoscere la famiglia come prima
educatrice, aprirsi all’accoglienza, rinnovare l’economia e la
politica, custodire la casa comune — non sono astrazioni
programmatiche. Sono inviti concreti che ciascun Paese membro di questa Unione
è chiamato a declinare nella propria realtà, con la propria sensibilità,
secondo le proprie urgenze. Questo incontro può diventare il luogo in cui
verificare insieme come ciascuno stia rispondendo a questi inviti, quali frutti
stiano maturando, quali ostacoli si stiano incontrando, e come la solidarietà
fraterna possa aiutare a superarli.
Alle sette vie del Patto, Papa
Leone XIV ha aggiunto tre priorità che mi sembrano
particolarmente significative per il vostro lavoro quotidiano di educatori. La
prima riguarda la vita interiore dei giovani: essi chiedono
profondità, e la scuola deve offrire spazi di silenzio, di discernimento, di
dialogo con la coscienza. La seconda riguarda il digitale umano:
siamo chiamati a formare all’uso sapiente delle tecnologie, ponendo la persona
prima dell’algoritmo. La terza riguarda la pace: «Beati gli
operatori di pace» (Mt 5,9) deve diventare, nelle parole del Santo
Padre, «metodo e contenuto dell’apprendere».
L'insegnante: stella nella costellazione
Al cuore di questa
costellazione educativa c’è l’insegnante. Voi, cari educatori, siete le
stelle senza le quali nessuna costellazione potrebbe comporsi. Papa
Leone XIV ha ricordato che la formazione degli insegnanti — scientifica,
pedagogica, culturale e spirituale — è decisiva. Non bastano aggiornamenti
tecnici, ci avverte il Santo Padre: «occorre custodire un cuore che ascolta,
uno sguardo che incoraggia, una intelligenza che discerne». Queste parole
descrivono con precisione il profilo dell’insegnante cattolico: non
un semplice trasmettitore di nozioni, ma un testimone, un accompagnatore, un
artigiano dell’umano.
La vostra missione si
svolge oggi in un contesto di straordinaria complessità. L’ambiente digitale
trasforma i modi dell’apprendimento e della relazione; le disuguaglianze
economiche e sociali segnano profondamente le possibilità educative; le guerre
e le migrazioni creano emergenze che bussano alle porte delle nostre scuole.
Eppure, proprio in questo contesto, il vostro lavoro acquista un valore
incommensurabile. Come ci ricorda il Santo Padre, la rete educativa
cattolica possiede una capillarità unica, raggiunge ogni continente
con particolare presenza nelle aree a basso reddito, e rappresenta «una
promessa concreta di mobilità educativa e di giustizia sociale».
L’educazione, ha scritto
Papa Leone XIV citando la propria Esortazione Apostolica Dilexi te,
«è una delle espressioni più alte della carità cristiana». Questo ci dice
che ogni ora di lezione, ogni compito corretto, ogni parola di
incoraggiamento rivolta a uno studente in difficoltà è un atto di carità. Non
carità assistenziale, ma carità nel suo senso più pieno: amore che
libera, che eleva, che restituisce dignità. E quando questa carità si fa
collaborazione tra Paesi, quando si apre alla dimensione internazionale dello
scambio e della solidarietà, allora diventa testimonianza profetica di quella
fraternità universale che il Patto Educativo Globale ci chiede di costruire.
Disegnare nuove mappe di speranza
Cari amici, torno
all’immagine della costellazione per affidarvi un compito. Le
costellazioni hanno sempre servito ai naviganti per orientarsi. In un mondo
che spesso sembra aver perduto la direzione, la vostra costellazione — la
costellazione degli insegnanti cattolici di tutto il mondo— deve continuare a
indicare la rotta. Una rotta che punti verso la dignità di ogni
persona, verso la fraternità tra i popoli, verso la custodia della casa comune,
verso quella speranza che, come ci assicura l’Apostolo Paolo, «non delude» (Rm 5,5).
Che questo incontro sia
per tutti voi un momento di grazia: un tempo per consolidare legami, per
condividere fatiche e speranze, per riscoprire la bellezza della vostra
vocazione educativa nella dimensione universale della Chiesa. Che l’Unione
Mondiale degli Insegnanti Cattolici cresca nella coesione e nella fraternità,
diventando sempre più quel “noi” educativo di cui il mondo ha urgente bisogno.
Affido il vostro cammino
alla Vergine Maria, Sedes Sapientiae, e a tutti i santi educatori.
E a ciascuno di voi ripeto le parole dell’Apostolo che il Santo Padre ha posto
a sigillo della sua Lettera Apostolica: «Dovete splendere come astri nel mondo,
tenendo alta la parola della vita» (Fil 2,15-16).
Vi accompagno con la
preghiera e vi benedico di cuore.
Card. José
Tolentino de Mendonça
Prefetto del Dicastero
per la Cultura e l'Educazione
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