REMIGRAZIONE SENZA FUTURO
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di LEONARDO BECCHETTI
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Immaginate un allenatore di una squadra di calcio
costretta a giocare 9 contro 11 che decide a un certo punto della partita di
ritirare altri due giocatori dal campo. La proposta della “remigrazione”
assomiglia un po’ a questo. La crisi demografica ha creato nel Paese difficoltà
oggettive sul mercato del lavoro. Gli ultimi dati disponibili della banca dati
Excelsior (Unioncamere) segnala che le imprese cercano circa 544mila lavoratori
e spesso non li trovano. Di fronte a questo problema, la remigrazione riesce
nel capolavoro di proporre di mandarne a casa molti di più.
Anche le più estreme e improbabili ricette populiste
hanno bisogno di una spolverata di verosimiglianza per essere credibili. La
remigrazione consterebbe di due pilastri.
Rimpatriare gli stranieri irregolari e offrire
un incentivo a quelli regolari senza problemi con la giustizia
per tornare a casa loro. La logica economica sarebbe questa. Se
è vero che il centro-Nord è in piena occupazione e ci sono molti
posti vacanti per i quali non si trovano lavoratori, il problema (il capro
espiatorio) sono gli stranieri che fanno concorrenza al ribasso sui salari. Se
mandiamo via loro, magicamente gli imprenditori pagheranno salari più elevati e
tanti italiani che al momento non partecipano al mercato del lavoro
entrerebbero nel mercato del lavoro e prenderebbero quei posti. Proviamo ad
applicare l’idea. Mancano oggi decine di migliaia di infermieri con conseguenze
gravi negli ospedali. Con la remigrazione mandiamo via gli infermieri stranieri
e magicamente il giorno dopo la carenza del personale (aggravata dalla
remigrazione) si supera perché il governo rapidissimamente aumenta i salari
degli infermieri e arrivano italiani inattivi che non hanno quella passione o
vocazione a riempire quei posti.
Che tutto questo non stia né in cielo né in terra lo
confermano le scelte di alcune delle forze politiche oggi al governo, forze che
– dopo aver spesso identificato in passato bersagli e capri espiatori negli
immigrati e nella moneta unica europea – si trovano oggi a essere (per fortuna)
più realiste del re, avendo varato la più grande informata di immigrati
regolari, ed essendo il governo diventato affidabile garante della stabilità
dei conti pubblici all’interno delle regole europee. Ma è proprio il loro essere
aderenti alla realtà e non alla propaganda che crea spazio vuoto soprattutto a
destra, spazio occupato da nuove e più astruse fole populiste.
La logica della remigrazione non sta in piedi in
nessun punto anche a partire dalla premessa. I salari sono bassi nelle attività
delocalizzabili soggette alla concorrenza internazionale per la pressione al
ribasso della concorrenza anche da altri Paesi su cui non possiamo certo
intervenire con la remigrazione. Immaginiamo il settore delle automobili, dove
ormai in Cina esistono le “ dark factories” (aziende con
all’interno solo macchine che producono a luce spenta). In che modo alzare i
salari dei lavoratori italiani da noi senza crescere in qualità e competitività
del sistema Paese risolverebbe e non aggraverebbe il problema?
Nei settori non delocalizzabili invece (logistica,
vigilanza, servizi di consegna) la soluzione è un salario minimo decente, come
già in vigore in Spagna o nella città di New York, perché la consegna delle
pizze va svolta comunque qui e non si può minacciare di delocalizzarla in Cina.
La sicurezza
Un altro degli argomenti che va per la maggiore nella
vulgata remigrazionista è quello della sicurezza. Gli stranieri delinquono di
più e quindi bisogna rimandarli a casa. Non è così: basta controllare tutti gli
altri fattori che spiegano questi comportamenti e incrociare i dati con gli
stranieri regolarizzati. Politiche assennate di accesso attraverso canali
sicuri e di regolarizzazione condizionata a percorsi virtuosi sono la risposta
migliore a questo problema.
Senza soffermarci per l’ennesima volta sul contributo
straordinario che i lavoratori di origine straniera danno all’Italia (sono
circa il 10% tra gli imprenditori, fanno il 9% del valore aggiunto e si stima,
per i prossimi anni, un fabbisogno i circa 600mila nuovi ingressi) la nuova
moda populista di turno della remigrazione è la spia di un disagio più
profondo. Esiste in vasti strati della società che partecipano in misura
limitata al progresso, una rabbia profonda che li getta tra le mani del
pifferaio magico di turno. È pertanto assolutamente urgente costruire percorsi
di inclusione, partecipazione, cittadinanza attiva che limitino il più
possibile la rabbia di quella quota di cittadini che si sentono esclusi. Ed è
al contempo fondamentale essere efficaci nel promuovere quella rivoluzione
culturale e antropologica di cui anche l’ultima enciclica di papa Leone, Magnifica
humani-tas, si fa promotrice. La nostra umanità è magnifica (ed è di
gran lunga superiore ai nuovi miti scientisti del transumanesimo) se capiamo
che la fioritura della nostra vita non è nello scorrere senza soluzioni di
continuità lo schermo di un cellulare, ma sta nella vita di relazioni, nel
seguire percorsi generativi, nel valorizzare trascendenza e ricchezza di
senso di vita.
Leonardo Becchetti
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