il cristianesimo finisce
--di Marcello Neri
Che il cristianesimo finisca non è un fenomeno inedito,
qualcosa che improvvisamente si annuncia come destino di una estinzione
inesorabile mai accaduta. Storicamente, il cristianesimo è già finito più volte
– alcune per sostituzione, altre per esaurimento interno. Teologicamente, proprio perché fenomeno della storia
umana, il cristianesimo è evangelicamente chiamato a estinguersi per poter
continuare a essere.
Alla chiara percezione diffusa della fine del cristianesimo occidentale non sembra accompagnarsi
però quella di una sua nuova genesi, del lento parto di un cristianesimo inedito di cui non è ancora possibile
concepire la forma – perché continuiamo a guardarlo con le lenti del
cristianesimo che sta scomparendo.
E gli albori di questo cristianesimo a venire, che già si annuncia nel tramonto
del suo passato, vengono troppo spesso costretti nel letto di Procuste di quello che sta prendendo il
suo congedo da noi. Con effetti mortiferi per la possibilità di un
cristianesimo a venire. Perché il paradosso davanti al quale ci troviamo è
esattamente questo: il miglior cristianesimo di oggi, con il suo apparato
pastorale e istituzionale, è la ragione principale che frena la genesi del
cristianesimo a venire che sta muovendo i suoi primi passi nelle nostre società
occidentali.
D’altro lato, l’inedito di questo cristianesimo, irriducibile a
quello che si sta congedando, cerca, in un qualche modo, la sua casa proprio in
questa evanescenza di sé stesso. Diventando, a sua volta, ragione della
possibile trasformazione della genesi del cristianesimo che verrà nell’istante
luttuoso di aver mancato l’occasione che si annuncia alle porte della nostra
fede.
Ma anche questo dramma, che scuote oggi le nostre anime credenti,
non è qualcosa di nuovo; piuttosto, annuncia quello che è il modo fondamentale
di essere del cristianesimo all’interno delle vicende umane. Altri e altre
credenti si dovettero confrontare con questa situazione paradossale di una
evanescenza del cristianesimo che conteneva in sé la sua genesi a venire.
Questi fratelli e sorelle nella fede trovarono la via per sostenere la genesi
resistendo alla forza centripeta del cristianesimo che andava scomparendo, del
terreno della fede che veniva letteralmente a mancare sotto i loro piedi.
Se noi oggi siamo credenti, lo dobbiamo a loro: alla loro
intelligenza e sensibilità evangelica di accompagnare la genesi culturale di
una nuova stagione del cristianesimo. La tentazione, per tutti, è quella di una
ripetizione letterale del loro gesto – come se ancorare il passaggio di oggi
alla storia di quello che siamo stati fosse l’unica possibilità di contrastare
l’evanescenza di un cristianesimo in via di congedo.
In questo modo, finiremmo però per dare il colpo di grazia non solo
al cristianesimo veniente, ma anche a quello che resta di esso. Perché uscire
dalla storia umana vuol dire votarsi a mancare l’appuntamento con il Dio di
Gesù, con le presenze del suo Spirito che è sensibilità di Dio per l’umano e le
sue storie.
Non si tratta di accettare passivamente che l’essenza del
cristianesimo viva della tensione fra «fine» e «genesi»; si tratta, piuttosto,
di trovare il modo inedito per dare forma a questa tensione nell’oggi delle
nostre società occidentali. In tutti i momenti di soglia che il cristianesimo
ha conosciuto nei suoi duemila anni di vita, il dramma e paradosso di una
genesi del cristianesimo a venire si sono decisi in virtù di pratiche del Vangelo che, mentre scompaginavano
l’evanescente ordinamento cristiano, davano forma all’inedito cristiano dentro
una nuova costellazione culturale e sociale dell’umano.
Noi, cittadini del cristianesimo che finisce, abbiamo il compito di
essere come dei rabdomanti dello Spirito: che riconoscono e stanano,
nella quotidianità del vivere, quelle pratiche del Vangelo che si danno senza ascrizione alcuna –
senza titolo, ma non senza nomi e storie. Facendo attenzione però, in questo
gesto di riconoscimento, a non ascriverle a noi, al nostro cristianesimo
finito, ma al Vangelo stesso.
E, soprattutto, abbiamo il compito di proteggerle dalla forza
pervasiva e coloniale del cristianesimo che sta scomparendo – che, pur di non
prendere congedo da sé, è disponibile a trascinare con sé nella propria fine
ogni pratica di Vangelo che va generando il cristianesimo che verrà.
Alzogliocchiversoilcielo
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