venerdì 28 agosto 2026

AGOSTINO E LA PACE


 Alla scuola 

di sant'Agostino

 per un'autentica coscienza di pace


Per il vescovo di Ippona ogni uomo anela ad un'esistenza pacifica. “La pace degli uomini è l'ordinata concordia”, scrive ne La città di Dio, nella quale definisce "la pace dello Stato come "ordinata concordia del comandare e obbedire dei cittadini". Per Leone XIV è un messaggio attuale e da riscoprire quello del “dottore della Grazia”, perché invita ciascuno a riconoscere la propria dignità e quella di tutti gli altri e a vivere come fratelli

-di Tiziana Campisi - Città del Vaticano

Padre della Chiesa,  conosciuto come filosofo e teologo, per il suo ministero episcopale a Ippona, l’odierna Annaba, in Algeria — che lo ha rivelato pastore saggio, sapiente predicatore e studioso appassionato delle Scritture — e per le sue svariate opere, nelle quali ha saputo far dialogare fede e ragione, ha aperto la sua interiorità e ha fornito un enorme contributo allo sviluppo della dottrina cristiana. Sant’Agostino, di cui oggi ricorre la memoria liturgica, è nato a Thagaste il 13 novembre 354 ed è morto a Hippo Regius il 28 agosto 430. Fra i più grandi testimoni della fede cattolica, è tuttora "una figura di grande rilievo", come ha detto Leone XIV parlando con i giornalisti, in volo da Algeri a Yaoundé, il 15 aprile scorso, durante il viaggio apostolico in Africa. Perché "i suoi scritti, il suo insegnamento, la sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità sono elementi di cui c’è grande bisogno nel nostro tempo". Per il Pontefice, insomma, quello del "dottore della Grazia" è "un messaggio che è molto attuale", per i "credenti in Gesù Cristo ma anche per ogni persona", perché invita ciascun individuo a riconoscere la propria dignità e quella di tutti gli uomini, a porsi con umiltà di fronte agli interrogativi esistenziali e a confrontarsi con gli altri.

Con Agostino costruire ponti

Religioso dell’Ordine di Sant’Agostino, tornando in Algeria, dove era già stato quando era priore generale, il Papa ha voluto rimettere in luce quella “visione” che il santo di Tagaste “offre in termini di ricerca di Dio” e impegno “per costruire comunità” e promuovere “l’unità tra tutti i popoli” e il loro “rispetto”, riconoscendo le “differenze”. Perché il vescovo di Ippona, “oggi, da un lontano passato”, parla ancora; in particolare “di tradizione”, “della vita della Chiesa”, di come la Chiesa sia “cresciuta nei primi secoli”. E proprio nel segno di Agostino, ha spiegato il Pontefice a cronisti e operatori dei media, ad Algeri c’è stata l’“opportunità di continuare a costruire ponti, a promuovere il dialogo”, ad esempio con la visita alla Grande Moschea. Per Leone un evento significativo, perché ha dimostrato che, sebbene ci siano “credenze diverse, modi diversi di pregare e modi diversi di vivere, possiamo convivere in pace”.

Pace, ordine e concordia

 “Cercate tutti la pace”, “quella pace che tutti cerchiamo anche in questa carne mortale e fragile, anche in questa più che illusoria vanità”, quel bene “così grande”, esorta il vescovo di Ippona in un suo discorso (25,7) scorgendo il medesimo anelito in ogni uomo, tanto da evidenziare, ne La città di Dio (XIX, 11), che pure “negli eventi posti nel divenire di questo mondo, abitualmente nulla si ode di più gradito, nulla si desidera di più attraente, infine nulla si consegue di più bello” quanto “il bene della pace”, così caro a chiunque. E “abbiate a cuore la pace in casa, nel lavoro, con la moglie, con i figli, con i servi, con gli amici e con i nemici”, lo spinge a dire il suo cuore di presule ai fedeli della sua diocesi nell’Esposizione sul Salmo 147(15). Non ritenendola un’idea astratta la pace, ma strettamente legata all’ordine e alla concordia. “La pace degli uomini è l'ordinata concordia” scrive infatti (La città di Dio XIX,13,1), e ancora: “La pace dello Stato è l'ordinata concordia del comandare e obbedire dei cittadini, la pace della città celeste è l'unione sommamente ordinata e concorde di essere felici di Dio e scambievolmente in Dio, la pace dell'universo è la tranquillità dell'ordine. L'ordine è l'assetto di cose eguali e diseguali che assegna a ciascuno il proprio posto”.

Sviluppare una coscienza di pace

L’eco di queste parole è emersa recentemente. Durante l’udienza generale del 19 agosto scorso, il Papa, salutando pellegrini e fedeli, ha sollecitato tutti "a sviluppare sempre in se stessi un’autentica coscienza di pace", incoraggiando ogni persona a maturare e mantenere nel proprio cuore sentimenti di pace, affinché l’armonia interiore divenga concordia con gli altri e ricerca del bene comune. “Abbiate la sincera consapevolezza che la pace è un bene prezioso e grande”, ha esortato. Leone ha anche specificato che “per realizzarla” serve “un forte e costante impegno”, “seguendo con onestà e verità le vie che la costruiscono e la confermano nella società”.

Vivere come fratelli

Già di ritorno dal suo primo viaggio internazionale, quello in Türkiye e in Libano con pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea, il 2 dicembre 2025, il Papa, l’aveva manifestata la volontà di impegnarsi nella promozione della pace, esprimendo il desiderio di “continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano” iniziato come superiore dell’ordine agostiniano, ricominciando da Pontefice “dai luoghi della vita di sant’Agostino, che “aiuta molto come ponte”. Un viaggio, quello compiuto dal 13 al 15 aprile di quest’anno, che Leone ha voluto vivere “come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale”, come ha raccontato all’udienza generale del 29 aprile, e che gli ha permesso di “ripartire dalle radici” della propria “identità spirituale” e di “attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”.

La visita in Algeria è stata, insomma un’occasione “per mettersi alla scuola di Sant’Agostino” e per “toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso”.

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