di Maria Ruggi
Ci sono giorni, alla fine
dell’anno scolastico, che hanno un respiro diverso. Si muovono in un’aria quasi
rarefatta. Non è il caldo opprimente dell’estate che avanza, ma un soffio
leggero che annuncia la fine di un ciclo. L’ansia del “dover fare” scivola
dolcemente, si ritira in punta di piedi, lasciando spazio a un semplice, quasi
timido “poter essere”. Il ticchettio incalzante delle scadenze, dei compiti da
macinare, il peso invisibile delle attese e dei risultati, tutto all’improvviso
rallenta, quasi che il tempo stesso decidesse di tirare il fiato.
Le lezioni si spogliano.
Abbandonano l’austero
vestito del rigore indossato per mesi. L’autorevolezza si scioglie e mostra la
sua pelle morbida, il suo volto più vero: quello della complicità, della risata
condivisa, di confidenze sussurrate e sorprese che ti disegnano lacrime agli
angoli degli occhi. Quella stessa energia, che ogni giorno ci ha sospinto tra i
banchi e le lavagne in un andirivieni frenetico, tra spiegazioni e sintesi
della sintesi, si trasforma in qualcosa di più carezzevole, quasi vellutato.
Si vestono di fiducia
L’impegno, lo sforzo, il
desiderio di arrivare a tutti senza lasciare indietro nessuno, si vestono di
fiducia. Fiducia nei nostri alunni, fiducia in noi stessi e nel cammino
incredibile percorso fino qui.
Ci concediamo il
privilegio di lasciarci andare e scoprire che siamo stati bene insieme. E
mentre le aule si svuotano, e l’eco delle voci, prima urlate, ora si attenua,
appare nell’aria una sottile e dolce nostalgia. È Il ricordo delle piccole
conquiste, di ciò che è stato, degli sguardi che si sono intrecciati e hanno
detto molto più di mille parole. Un brivido sottile cala dall’alto, un leggero
rimpianto per qualcosa che sta per finire.
La speranza concreta
E intanto il sole più
ardente ci consegna la speranza. La speranza concreta, fiammeggiante, di ciò
che deve ancora accadere. Di un futuro che ci prepariamo a scrivere con due,
quattro, infinite mani, e che già si disegna nei nostri cuori.
E in quegli ultimi,
preziosi istanti vissuti insieme, la bellezza autentica della strada battuta
raddoppia di intensità, come un canto che si fa più forte prima di sfumare nel
silenzio delle aule vuote.
Il Paese delle Vacanze
non sta lontano per niente:
se guardate sul calendario
lo trovate facilmente.
Occupa, tra Giugno e Settembre,
la stagione più bella.
Ci si arriva dopo gli esami.
Passaporto, la pagella.
Ogni giorno, qui, è domenica,
però si lavora assai:
tra giochi, tuffi e passeggiate
non si riposa mai.
Gianni Rodari
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