Nella sua vita un insegnamento per vivere i momenti segnati dai conflitti in cui c’è chi esaspera i toni dello scontro e chi con pazienza afferma la possibilità di un confronto tra posizioni differenti
Vittorio Bachelet (1926-1980), giurista, politico, docente,
presidente dell’Ac dal 1964 al 1973; assassinato dalle Brigate Rosse il 12
febbraio 1980 / Ansa
-di
ROSY BINDI
Il
confronto tra la lezione della storia e le contingenze in cui viviamo propone
spesso spunti di riflessione drammatici. Cento anni fa, nel 1926, nasceva
Vittorio Bachelet: «Un uomo mite», come molti lo hanno definito, cogliendo la
cifra sintetica della sua personalità. Ma in questi giorni, a un secolo di
distanza, vediamo in modo plastico come la forza pacata del Vangelo risulti
ancora incomprensibile a chi pensa di poter risolvere ogni problema con la
prepotenza e con la forza.
Il
podcast “Era un uomo mite”, dedicato appunto a Vittorio Bache-let, realizzato
da Matteo Truffelli, professore di Storia del pensiero politico all’Università
di Parma e già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per “Il
Chio-stro”, il portale di informazione dell’Ac, esplora in maniera originale
questa tensione sotterranea a tante pagine dell’esistenza umana. Nei momenti di
crisi di sistema, di spinte al cambiamento in contrasto tra loro, emergono
facilmente due tendenze. C’è chi cerca il conflitto ed esaspera i toni dello
scontro, provando a ottenere vantaggi per sé e per la propria parte, fino a
consacrare l’uso della forza come unico strumento di risoluzione delle
controversie. E c’è invece chi, silenziosamente, ostinatamente, con pazienza e
rigore, afferma la possibilità di un confronto aperto tra posizioni differenti,
e si spende per realizzarlo giorno dopo giorno. Senza riserve, fino al
sacrificio della propria vita. Come si capisce ascoltando la terza
delle quattro puntate da cui è composto il podcast, il titolo e la chiave
interpretativa attorno a cui esso ruota trovano origine in una frase semplice
ma profonda pronunciata nei giorni terribili dell’assassinio di Vittorio da un
suo amico fraterno, Alfredo Carlo Moro, il fratello di Aldo: «Vittorio era un
uomo mite, ma non della mitezza dei deboli: della mitezza dei forti, di coloro
cioè che hanno l’idea che debbano essere portatori e costruttori di pace con
una ferrea tenacia». Che cosa avrebbe detto Bachelet in questi nostri giorni tumultuosi?
Non possiamo saperlo, ma possiamo immaginare che avrebbe abbozzato uno dei suoi
sorrisi, descritto con grande efficacia in un passaggio del podcast: «Un
sorriso appena accennato, la testa leggermente inclinata. Una postura che
sembra voler trasmettere a chi lo guarda e a chi lo ascolta la sensazione che,
per quanto le questioni con cui ci si deve misurare siano serie e
complicate, a volte persino drammatiche, si deve sempre conservare la speranza,
porsi di fronte ai problemi con coraggio e con fiducia, con senso di
responsabilità e di condivisione».
Ho
ascoltato con molto interesse, e con commozione, questo lavoro. Vittorio
Bachelet ha avuto una vita piena: marito e padre, impegnato fin da giovane
nell’associazionismo cattolico, importante studioso di diritto e docente
universitario, presidente dell’Azione Cattolica nella
stagione straordinaria del Concilio e della “scelta
religiosa”, consigliere comunale a Roma e, infine,
vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura,
ruolo in cui divenne obiettivo delle Brigate Rosse. Il suo
contributo alla vita della Chiesa e della società italiana è stato enorme.
Eppure, tanti italiani, soprattutto ma non solo tra i giovani, non lo
conoscono. Non sanno nulla della sua testimonianza, della sua lezione, del suo
sacrificio per il Paese. Trovo quindi particolarmente appropriata la
scelta di realizzare un podcast, uno strumento informativo sempre più in uso in
particolare tra le nuove generazioni, per raccontare la sua storia.
I
quattro episodi, che contengono materiali audio ricercati con accuratezza,
consentono almeno tre livelli di approfondimento, sempre intrecciati tra loro.
Il primo riguarda l’Italia e le enormi trasformazioni che essa ha attraversato
tra il secondo dopoguerra e l’inizio degli anni Ottanta: un tempo
di fermento e di grande crescita, ma anche di divisioni, di violenza e di
paura per il sangue versato dal terrorismo di destra e di sinistra. Nei
racconti di “Era un uomo mite” si rivive l’atmosfera di quegli anni, che il
podcast restituisce in tutta la loro complessità. Senza, però, appesantire il
racconto, anzi, incuriosendo l’ascoltatore attraverso aneddoti originali e
suggestivi. Un secondo livello coinvolge la storia della Chiesa italiana, che
Bachelet conobbe a fondo e che contribuì a cambiare. Davvero la svolta del
Concilio fu una rivoluzione gentile, che spinse la Chiesa ad aprirsi al mondo,
per prendersene cura anche attraverso la passione educativa e civile di tanti
uomini e tante donne credenti e appassionati, come Vittorio. Un impegno che
fece arrivare la sua fama fino in Argentina, tanto da essere conosciuta anche
da un certo Jorge Bergoglio.
Infine,
il terzo livello di approfondimento è lo sguardo delicato sulla vita personale,
familiare, intellettuale e civile di Bachelet. Senza concessioni alla curiosità
sterile, “Era un uomo mite” attinge a testimonianze e documenti del tempo per
proporne un ritratto umano sincero, non idealizzato e profondo. L’augurio è che
riscoprire la mitezza di quest’uomo possa essere d’aiuto a tutte e tutti per
affrontare con sguardo profetico anche il tempo presente.
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