sabato 16 maggio 2020

YUNUS: DOPO LA PANDEMIA NON TORNIAMO INDIETRO, CREIAMO UN MONDO MIGLIORE


Il premio Nobel per la Pace parla in una lezione in streaming trasmessa dalla Pontificia Università Lateranense dal titolo: “No Going Back. The World Economy after Covid-19 Pandemic". 
Al centro i temi della condivisione, del social business, della lotta alla povertà e della centralità dell’uomo e della vita umana

di Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Dalla cattedra virtuale della Lateranense, il premio Nobel per la Pace, fondatore della Grameen Bank e ideatore di un sistema di micro-credito come strumento per la lotta alla povertà,  Muhammad Yunus, lancia una sfida al mondo accademico e a quello finanziario: ripensare, riprogettare la vita senza tornare indietro allo stato delle cose precedente la pandemia. Nella sua visione, la ripresa del post Covid-19,  è costellata di opportunità ma passa solo attraverso una nuova consapevolezza sociale e ambientale, un impiego dell’economia non come mera scienza utile a massimizzare i profitti, piuttosto come uno strumento per arrivare alla massima felicità possibile dei singoli e della collettività, quella stessa collettività che oggi soffre le conseguenze drammatiche dei lockdown imposti per limitare il contagio del virus, in primis la disoccupazione. Per fare questo, afferma il premio Nobel, è necessario rimettere al centro l’uomo e lavorare insieme per ricostruire il domani, guardando al futuro e non più al passato.
Vaccini e farmaci senza monopolio
Il mondo di oggi - nota infatti Yunus - ha fallito di fronte alla pandemia: non ha saputo unirsi nella lotta contro il nemico comune, piuttosto si è separato in tribù autonome e isolate capaci di pensare solo alla propria sopravvivenza aumentando così il dolore e la disperazione che questa crisi ha provocato ad ogni latitudine. “Per creare un  nuovo mondo - afferma - servono leadership morali e religiose forti capaci di superare il tribalismo. Bisogna interrompere il ciclo ordinario delle cose e andare verso nuove direzioni, nuove strade, percorrendole con nuovi motori”. L’economista 79enne, originario del Bangladesh, mentre difende l’operato dell’OMS, insiste per esempio sulla triste vicenda del vaccino concepito come merce per generare profitto piuttosto che come bene comune, "open source", per salvare vite umane. E definisce "deprimente" la scelta di alcune imprese farmaceutiche che di recente hanno dichiarato di voler sviluppare il vaccino per poi offrirlo in esclusiva agli Stati Uniti. E’ qui che la sua voce si unisce a quella di Papa Francesco mentre invoca cure accessibili a tutti, farmaci "liberi" esenti da qualunque monopolio o brevetto di qualsiasi industria farmaceutica e di ogni nazione.
L'opportunità del Social Business
La sua proposta per la ripresa, anche sul fronte della produzione e distribuzione di farmaci, come il vaccino anti Covid-19,  è il Social Business, un modello economico che contempla la nascita di imprese sociali capaci di lavorare non per il profitto ma per risolvere i problemi delle persone e migliorare loro la vita. Ovviamente, spiega,  sarà compito dei governi creare sempre più spazi e promuovere investimenti affinché tali imprese possano rappresentare una valida alternativa, e far valere la loro affidabilità ed efficienza. I governi devono ripensare il loro ruolo pur continuando ad occuparsi dei più poveri  con programmi di assistenza per indigenti, disoccupati e famiglie, ma uno dei loro principali obiettivi sarà quello di assicurarsi che non si torni indietro su modelli di produzione vecchi e sbagliati per la continuazione della vita umana. Yunus ribadisce la supremazia della vita e invoca la via della giustizia sociale per la salvaguardia di quest’ultima .
Tabula rasa
“Il Covid-19 - dice - ha fatto emergere tanti problemi ma anche tante opportunità perché ha spinto il mondo a spegnere tutto, a distruggere tutto, in poco tempo ha raso al suolo ogni cosa. Ora la domanda è: dobbiamo ricostruire gli stessi pilastri? Prima del gennaio 2020 il riscaldamento globale ci stava distruggendo, i danni dei cambiamenti climatici erano inarrestabili, ma ora sembra che non esistano più i problemi di prima. Oggi infatti abbiamo migliorato la qualità della vita, persino l’aria è migliorata, i mari sono meno inquinati”. Nel nuovo mondo teorizzato dal premio Nobel non c’è posto dunque per i combustibili fossili, per imprese tiranne che producono farmaci per il proprio vantaggio e li vendono al miglior offerente. Non c’è spazio per la disoccupazione, per la distribuzione ingiusta della ricchezza, il 99 per cento della quale, prima del coronavirus era nelle mani dell’1 per cento della popolazione mondiale, per l’intelligenza artificiale che sottrae lavoro e ingegno.
Nessuno escluso
C’è invece posto per la condivisione, per la lotta alla povertà attraverso sistemi sociali intelligenti, per imprese sociali e non convenzionali, per la creatività umana, per un sistema di educazione e di istruzione che sappia puntare sul talento incentivando il potenziale di ciascuno e aprendosi a varie forme di imprenditoria, per istituti finanziari, infine che siano pro-persona e non pro-profitto. Creare sistemi in cui nessuno è escluso e tutti sono considerati al pari di altri è la ricetta di Yunus che al termine di questa lezione in videoconferenza, incalzato da una domanda del rettore della Lateranense, torna sul grande ruolo di leadership e l’immensa autorità morale della Chiesa. “La Chiesa – ribadisce - ha un ruolo fondamentale in questa ripresa che guarda al futuro. Essa può fornire leadership per creare Social Business. Se Papa Francesco dice una sola parola: ‘noi non vogliamo tornare indietro’, tutto il mondo lo ascolterà ed è quello che da lui oggi vogliamo sentire.” 




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