sabato 16 maggio 2020

BOSSO. LETTERA AI CITTADINI EUROPEI


Il pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso è morto all’età di 48 anni. Nel 2011 fu operato per un tumore al cervello e subito dopo gli fu diagnosticata una malattia neurodegenerativa. 
Riproponiamo  una sua lettera ai cittadini del Continente per sensibilizzarli al voto per le elezioni europee

Quanto è bella la parola Unione. Deriva da unus, essere uno. Significa divenire un unico corpo, condividendo le nostre singolarità e nutrendo attraverso l’altro la nostra esistenza.
È una parola che racchiude la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi inseparabili e proteggersi quotidianamente. Se ci pensiamo è la prima parola associata all’amarsi, rende quell’amore oggetto terzo, lo dichiara: è la base su cui poggiamo il desiderio di essere famiglia.
Bella è quindi la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma.
La bellezza sta nella prospettiva che i nostri popoli si sono dati per essere un’umanità migliore e impedire che qualcuno decidesse di nuovo di possedere e disporre della vita dell’altro.
La bellezza sta in quel giorno in cui finalmente siamo diventati europei, fondando un’Unione su sogni antichi e generosi, su auspici di condivisione, sull’ambizione di crescere insieme. La bellezza sta nel partecipare, abbattere i muri, accedere al superamento dei confini sia pratici e fisici, sia semantici.
Vedete, la fortuna di essere un interprete di musica è anche questa. Non si esegue semplicemente un autore di un paese o di un altro. Lo si diventa: per poter interpretare bisogna accantonare ogni egoismo e barriera, bisogna mettere al servizio la propria origine fino a trasformarsi in qualche modo nell’altro.
Io in una sera, quando dirigo o suono, ho la fortuna di poter essere tedesco, inglese, austriaco, ceco o polacco pur restando con orgoglio italiano.
Partecipare a un’Unione diventa una forma di liberazione vera e propria, è l’opportunità di trascendere nell’idea di “altro”.
La nostra Unione è questa: portare contributo, poter appoggiarsi e avere sostegno alle nostre fragilità, poter rispecchiarsi. L’opportunità di riconoscersi è un diritto così voluto, cercato, così fondamentale.
L’Unione, come in amore e in musica, ha bisogno di essere determinata costantemente, con ogni pensiero e con ogni parola. Soprattutto con ogni gesto, un termine che da direttore d’orchestra mi è particolarmente caro.
Cambiando insieme. Diventando piccoli e grandi allo stesso tempo.
Sono felice che lo sforzo di tante lotte abbia portato a questo regalo, questa fortuna. Che abbia allargato i sorrisi.
E forse oggi è il caso di ricordarlo ancora di più, di lavorare ancora di più perché non lo si dimentichi, nemmeno in quel luogo cruciale già solo nella sua definizione: il Parlamento. Perché è lì che appunto si parla, ma soprattutto si ascolta.
Noi cittadini (che vuole dire “libero” e anche a questo va ricordato e protetto) come in ogni Unione siamo chiamati a portare il nostro contributo tramite gesti che contengono opinioni, manifestano problemi, ci rendono parte di ogni luce. E il primo piccolo gesto per esprimere la nostra libertà, per rafforzare il nostro diritto a riconoscerci, a dare e ricevere vicinanza è proprio il voto.
Sì, è bella la parola Unione.
Mi piace l’idea che come ogni cosa bella sia da proteggere e che ci aiuti ad amarci un po’ di più.
È bello poter dire Sono un europeo. Sono me stesso e sono insieme all’altro. Sono unito.
Perché l’Unione europea non è solo un’istituzione. È la definizione di un sentire. È la dichiarazione di un sentimento. L’Unione europea siamo tutti noi. Ogni giorno.
Ezio Bosso


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