domenica 27 settembre 2026

EDUCARE GLI EDUCATORI


 FAMIGLIA 

E SCUOLA 

IN CRISI



-di GIOVANNI MANNARA

Ketticè è un film di Giovanni Tortorici (2026).

Dietro una vicenda circoscritta al mondo adolescenziale, vista soprattutto attraverso gli occhi di un figlio della cosiddetta “società bene” apre una riflessione sulla famiglia, sulla scuola, sulle istituzioni e, soprattutto, sulla condizione di una generazione che sembra muoversi in un mondo privo di direzione.

titolo prende in prestito il vezzeggiativo con cui una giovane della periferia si fa strada. Il film sembra dialogare con Platone.

Repubblica, attraverso la questione su chi controlla coloro ai quali è affidato il potere, emerge un problema attuale: «chi controllerà i controllori?».

La domanda può essere trasferita dal piano politico a quello educativo e sociale: chi controlla coloro che hanno il compito di controllare? Se famiglia, scuola e istituzioni sono strutture alle quali la società affida la formazione, che cosa accade quando proprio queste attraversano una crisi?

Chi educa gli educatori? Anche il semplice «ciao» rivolto dal ragazzo all’insegnante privata contribuisce a costruire atmosfera di informalità.

Sembra che la cultura autentica, per essere efficace, debba necessariamente passare attraverso modalità non convenzionali. È davvero sufficiente rendere la cultura più accattivante per salvare i giovani dal disorientamento? Oppure occorre ripensare più radicalmente il significato stesso dell’educare?

In questo senso assume un valore anche la figura della nonna, una sorta di vecchio Gattopardo domestico. È attenta alla disposizione della tavola, all’abbinamento tra piatti e tovaglia. Potrebbe apparire il simbolo di un mondo legato a consuetudini anacronistiche. Eppure, è proprio lei a dimostrare lungimiranza quando comprende che lo studio dell’inglese deve essere esercitato con continuità e non relegato a poche ore. Non mancano alcuni stereotipi sociali.

Evidente è quello relativo alle periferie, che la madre del protagonista associa al degrado. Una rappresentazione oggi insufficiente.

Le periferie non sono soltanto luoghi di marginalità: sono anche spazi di rinascita urbana e culturale.

Ridurle a simbolo dello spaccio e della corruzione sociale significa riproporre una lettura parziale.

.www.giovannipepi.it

*Giovanni Mannara -Italianista e storico dell’arte, insegna Letteratura italiana e Storia. Ha collaborato con la cattedra di Letteratura italiana del Dipartimento di Scienze Umanistiche.

Interessi di ricerca: letteratura classica greca e latina, barocca, con attenzione alla poesia da Pasolini a D’Annunzio, fino a Rilke. Protagonista del documentario “Our road”, si occupa di legalità e di pesaggio. Ha partecipato a convegni dedicati all’archeologia, al mito e alla storia letteraria.

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