VATICAN NEWS

venerdì 3 luglio 2026

QUALE STORIA?

 

LA PERPLESSITA' DI UNA INSEGNANTE

Quale idea di educazione c'è dietro queste scelte?

-di Vincenza Fortino

Da insegnante di scuola primaria sento il bisogno e il dovere di esprimere una profonda preoccupazione per le nuove Indicazioni Nazionali relative all'insegnamento della Storia. Non si tratta di una semplice divergenza metodologica: ciò che emerge dalle Indicazioni Nazionali, in particolare per il primo ciclo,  solleva interrogativi profondi sul modello di scuola e di cittadino che si intende costruire.

Le nuove Indicazioni riguardo la storia  sembrano segnare un ritorno a una didattica nozionistica e trasmissiva, fatta di aneddoti, miti, leggende e figure eroiche –da Muzio Scevola ai protagonisti del Risorgimento – presentati con un'enfasi che richiama una concezione della scuola e della storia che credevamo ormai superata.

Una narrazione che privilegia l' orgoglio  patriottico, gli aneddoti  da Libro Cuore,  l'epica leggendaria,  la lettura della Bibbia, rispetto alla complessità dei fatti storici ,all' interpretazione delle fonti e alla costruzione del pensiero critico.

Particolarmente preoccupante è la scelta di introdurre a bambini di sei o sette anni concetti come il sacrificio per la Patria o l'eroismo in guerra.

A quell'età i bambini non possiedono ancora gli strumenti cognitivi ed emotivi necessari per contestualizzare e interpretare criticamente temi così delicati.

La scuola dovrebbe accompagnarli a porsi domande, non suggerire risposte precostituite; dovrebbe educare al dubbio, non all'adesione.

Quando la storia smette di essere ricerca e confronto e diventa racconto identitario, paternalista, il confine con l'indottrinamento si fa pericolosamente sottile.

Anche l'impianto culturale complessivo lascia perplessi.

La prospettiva storica appare fortemente eurocentrica e gerarchica, distante dall'idea di una scuola che valorizza il pluralismo, il dialogo tra culture e la costruzione di una cittadinanza democratica.

In un tempo attraversato da guerre, conflitti e profonde trasformazioni sociali, ci saremmo aspettati una proposta capace di educare alla complessità, all'empatia e alla pace, non un ritorno a narrazioni identitarie che rischiano di alimentare le contrapposizioni invece che la comprensione e l’integrazione.

 La domanda che mi pongo è semplice: quale idea di educazione c'è dietro queste scelte?

È difficile non leggere, tra le righe di questa Indicazioni,, il tentativo di recuperare paradigmi culturali e pedagogici che la ricerca storica e la moderna didattica hanno da tempo messo in discussione.

Come docente, questo mi inquieta profondamente.

Ogni giorno entriamo in classe con la responsabilità di formare cittadini liberi, capaci di pensare, di argomentare, di mettere in discussione ciò che viene loro raccontato.

Se la scuola rinuncia a coltivare il pensiero critico per privilegiare una narrazione identitaria, patriottica, rischia di tradire la propria missione più autentica.

Per questo credo che oggi non basti esprimere perplessità: è necessario aprire un confronto serio tra insegnanti, pedagogisti, storici e cittadini.

Perché le Indicazioni Nazionali non sono un semplice programma: sono la visione di Paese che scegliamo di consegnare alle nuove generazioni.


Inviato da iPhone

Nessun commento:

Posta un commento