Le cinque raccomandazioni dei vescovi europei ai governi e alle istituzioni contenute in un documento, pubblicato oggi 2 luglio, dal Segretariato della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea. Investire su diplomazia, cooperazione, multilateralismo e diritti umani per realizzare una pace duratura. No alla normalizzazione della guerra: "La sicurezza autentica non può essere raggiunta solo con mezzi militari"
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
L’attuale contesto geopolitico non deve portare l’Europa a perdere di vista
la sua vocazione originaria di progetto e architettura di pace. L’assunto da
cui parte il documento della Comece (Commissione delle Conferenze Episcopali
dell’Unione Europea) è lapalissiano: stretto nella morsa dei conflitti, il
Vecchio Continente ha bisogno di capacità di sicurezza e difesa più forti, ma
“una sicurezza autentica e duratura non può e non deve essere raggiunta solo
con mezzi militari”, serve piuttosto una visione umanitaria, democratica e
orientata al dialogo. Perciò i vescovi, mentre identificano i vettori
dell’attuale crisi, la più grave degli ultimi decenni, nella guerra
d'aggressione della Russia contro l'Ucraina, citando anche le minacce ibride, i
cyberattacchi, il terrorismo, la criminalità organizzata e l'erosione
dell'ordine internazionale, richiamano con forza governi e istituzioni alla
responsabilità e all’obbligo giuridico di osservare i Trattati.
Non smarrire le proprie radici
Nel contesto di una crescente rivalità geopolitica, “il rafforzamento delle
capacità di difesa europee è legittimo e necessario” si legge nel testo, poiché
risponde alle aspettative dei cittadini che chiedono la tutela della propria
sicurezza e dei valori fondanti del progetto europeo. Tuttavia, il pericolo
imminente è che la militarizzazione esasperata porti l'Europa a smarrire la
propria identità profonda. Per evitare che ciò accada “l’uso della forza deve
rimanere eccezionale, esercitato in strette condizioni legali e etiche e nel
pieno rispetto del diritto internazionale umanitario”. Da qui il Segretariato
della Comece rilancia cinque raccomandazioni utili a costruire una futura
strategia di sicurezza, saldamente imperniata sul rispetto della dignità umana,
dei diritti fondamentali e del bene comune che devono sempre essere al centro
di qualunque processo decisionale politico.
Attenzione alla "normalizzazione della
guerra"
La Chiesa d’Europa esprime forte preoccupazione per una deriva culturale
che rischia di far prevalere le logiche belliche su quelle diplomatiche, le
risposte militari alle scelte politiche. Rilanciando il monito di Papa Leone
XIV, che ha messo in guardia contro “una crescente normalizzazione della guerra
e una rinnovata corsa globale agli armamenti”, la Comece insiste dunque sulla
revisione dei bilanci comunitari e sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale.
Mentre infatti le risorse destinate agli armamenti crescono, i fondi per la
prevenzione dei conflitti subiscono tagli drastici, perciò serve un'inversione
di rotta contabile ed etica. “È essenziale garantire che gli investimenti nella
difesa non compromettano gli investimenti in aree cruciali per la pace, tra cui
la diplomazia, la prevenzione dei conflitti, la cooperazione allo sviluppo,
l'assistenza umanitaria, nonché la giustizia socio-economica ed ecologica”. Per
la Chiesa, infatti, la pace non è mera assenza di conflitti, ma un ecosistema
che prospera solo se radicato nella giustizia sociale e nella salvaguardia
dell'uomo e dell'ambiente in cui vive.
Proteggere la vita
Per tradurre questi principi in linee politiche concrete, il Segretariato
della Comece ha strutturato cinque raccomandazioni chiave destinate ai decisori
di Bruxelles: mantenere la pace come obiettivo strategico, ampliare la
valutazione delle minacce oltre i rischi militari, rafforzare la prevenzione
dei conflitti e la costruzione creativa della pace, rafforzare controllo
democratico e responsabilità etica, inserire la strategia di sicurezza
all’interno di una più ampia strategia di pace. Il documento esorta a ricordare
che “il rafforzamento della difesa europea non dovrebbe essere considerato fine
a se stesso, ma come un mezzo per proteggere le vite umane, salvaguardare i
valori fondamentali e preservare la pace”. A tal proposito anche la
comunicazione pubblica dei governi deve cambiare evitando di presentare la
spesa militare come un volano di crescita industriale o competitività
commerciale.
Sicurezza umana oltre le armi
Le minacce moderne, com’è noto, non viaggiano però solo su carri armati,
caccia bombardieri e navi da guerra. I vescovi chiedono una concezione globale
della sicurezza che integri le dimensioni ambientali e sociali, poiché,
scrivono, “la sicurezza umana è minacciata anche dalla povertà, dagli
sfollamenti forzati, dal degrado ambientale, dai cambiamenti climatici, dalle
pandemie, dalla criminalità organizzata, dalla frammentazione sociale e
dall'erosione democratica”.
Prevenzione ed early warning
Prevenire i conflitti violenti rimane il modo più efficace, meno costoso e
più umano anziché rispondere alle crisi una volta che sono scoppiate, spiegano
i presuli, perciò in linea con una recente relazione del Parlamento europeo,
l'UE dovrebbe rafforzare in modo significativo le proprie capacità nei settori
della diplomazia preventiva, della mediazione, dell'allarme rapido, della
costruzione della pace civile, della ricostruzione post-conflitto e della
riconciliazione. Da qui il richiamo alla "creatività" nell'essere
costruttori e generatori di pace, che si traduce nell’esplorare partenariati
con una gamma più ampia di attori, inclusi movimenti religiosi, gruppi,
comunità. Questi ultimi infatti proprio perché radicati nel territorio,
riescono a lavorare per la riconciliazione in modo capillare.
Controllo democratico
Le armi, avvertono i vescovi, non sono e non dovrebbero mai essere trattate
come semplici merci, da importare e esportare, pertanto è bene che gli
investimenti nella capacità di difesa siano accompagnate da una sorveglianza
democratica, trasparenza e tutele etiche, con particolare attenzione alle
tecnologie emergenti, incluse Intelligenza Artificiale e sistemi autonomi.
Richiamando ancora le parole del Papa in merito a tali strumenti, la strategia
di sicurezza europea non può dunque prescindere da “un controllo umano
significativo su tutte le decisioni che comportano l'uso della forza letale”.
Infine la strategia comprende l'integrare la difesa in un quadro più ampio che
connetta in modo coerente gli aiuti umanitari, la diplomazia e lo sviluppo
economico rafforzando la cooperazione con l’Onu, la Nato e l’Osce: solo così è
possibile contribuire alla ricostruzione di un’architettura di pace
internazionale basata sulla fiducia, sulla cooperazione e sul rispetto del
diritto. “Sicurezza e pace - si legge in conclusione del documento -
non sono obiettivi in competizione tra loro. Al contrario, la sicurezza
dovrebbe servire l'obiettivo generale di una pace giusta e sostenibile, che
dovrebbe guidare le scelte strategiche dell'Europa negli anni a venire”.
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