sabato 18 aprile 2020

LINGUA ITALIANA. ATTENTO A COME PARLI !

Lʼitaliano, lingua ricca usata malamente

-  di Alfonso Berardinelli

Dato che non sono un linguista, mi permetto di non pensarla come i linguisti e disubbidire al loro primo comandamento deontologico secondo cui la linguistica, per essere scientifica, deve essere avalutativa: deve cioè registrare e descrivere i fenomeni usuali senza giudicarli, perché giudicare, se non è prescrivere, può esserlo implicitamente. In verità c’è anche qualcosa da obiettare all’idea di linguistica come scienza “libera da valori”. Così la pensava proprio il maggiore sociologo del secolo scorso, Max Weber: ma da un punto di vista un po’ più filosofico o solo limitatamente marxista, l’idea weberiana di scienza sociale ha meritato le critiche di chi vedeva nella sua scientificità un eccesso di zelo professionale o professorale, che si rassegna ad accettare i fatti come sono senza permettersi di valutarli. Ma si possono studiare le società umane come si studiano gli ambienti naturali?
Personalmente non credo e non lo vorrei mai. In ogni società umana c’è senza dubbio una parte di natura, a cui si aggiunge però una decisiva parte di cultura, di giudizio critico e libera scelta. La linguistica è una scienza sociale, non una scienza naturale: i suoi fenomeni, essendo un prodotto di scelte umane, presuppongono giudizi e devono perciò prevedere di essere giudicati almeno in termini di effetti provocati da cause.
Nella presente situazione mondiale, così drammatica da farci scambiare i numeri dei morti per puri numeri, succede di ascoltare più di prima discorsi radiofonici e televisivi. Si notano così una serie di tic linguistici più o meno recenti del “parlato pubblico”, tic che fanno pensare a un particolare genere di impoverimento, ma anche di artificiosità verbale, più dovuti ad acculturazione, enfasi e snobismo che a ignoranza. Per esempio: ormai nessuno usa più
i semplici articoli dopo il verbo senza aggiungere un certo riempitivo inutile. Così, invece di dire «vanno considerati i rischi» oppure «mettere in conto le perdite», si dice «vanno considerati quelli che sono i rischi» e «mettere in conto quelle che sono le perdite», eccetera: «quello che sarà il nostro futuro», «quello che è il nostro debito pubblico», «quella che è la natura del nostro territorio», «quelle che sono le nostre idee»... Termini come “problemi”, “difficoltà”, “guasti”, “ritardi”, “inadempienze”, vengono sostituiti da un solo termine: “criticità”, identico al singolare e al plurale. Invece di dire “grave”, “notevole”, “interessante”, “preoccupante”, “rilevante”, “in aumento”, “in diminuzione”, “che fa pensare”, si dice: “importante” (a orecchio mi sembra un uso anglicizzante). Invece di “spiegare”, “descrivere”, “chiarire” o semplicemente “dire”, si usa indiscriminatamente “raccontare”, e invece di “idea” o “interpretazione” si preferisce “narrazione” (in effetti tutti scrivono romanzi e non pochi raccontano balle). Quanto a “ lockdown” invece di “chiusura”, non sarebbe stato più educato e civile, in stato di emergenza e in un Paese in cui gli ultrasettantenni non anglicizzati abbondano, evitare un tale termine mai usato prima? Accadde già con “ spread”, che in quel caso voleva dire differenziale, differenza, scarto. Ma evidentemente quando si tratta di economia la lingua italiana è proibita... Suona inadeguata o volgare.







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