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domenica 4 ottobre 2026

LA RIVOLUZIONE DELLA CURA

 


Infanzia e adolescenza

non sono un problema


 Ma serve 

una   cura



Presentata alla Camera la Relazione al Parlamento 2025 dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Marina Terragni: «L’interdipendenza non è debolezza e l’individuo assoluto è una finzione». Dal digitale alle fragilità familiari, al centro della riflessione c'è la ricostruzione delle relazioni. L'appello dei ragazzi agli adulti: «Abbiamo bisogno di essere ascoltati davvero, non solo guidati»

di Chiara Ludovisi

I bambini e gli adolescenti non sono un problema: il problema è l’ «individuo assoluto e la polverizzazione delle relazioni a cui ha portato». Così Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e adolescenza, ha introdotto l’incontro di presentazione alla Camera della Relazione al Parlamento 2025.

«Fino a una decina di anni fa di bambini e ragazzi si parlava molto poco sui giornali. Più recentemente invece hanno cominciato a comparire anche sulle prime pagine. Notizie cliccatissime, alla ricerca di soluzioni: e quasi mai si tratta di good news, più spesso di very bad news», ha osservato.

Bambini e ragazzi, insomma, sono diventati un “problema”, nella narrazione politica e mediatica, tanto che «forse loro stessi ormai si percepiscono come problema, per se stessi e per il mondo. In parallelo stiamo registrando record di denatalità», ha detto. 

La proposta di Terragni è di cambiare sguardo e direzione, spezzando l’individualismo assoluto dilagante e recuperando il valore delle relazioni, a partire da quelle familiari: è la proposta di una «CaRevolution», come la chiama Terragni: «Un approccio trasformativo per riconfigurare il modo in cui il lavoro di cura viene riconosciuto, organizzato, condiviso, valorizzato e posto al centro».

Denatalità e solitudine: il peso della povertà relazionale

Bisogna spezzare, insomma, quella «povertà relazionale che è anche il più grande nemico della natalità. Se sui servizi è sempre possibile e auspicabile agire, sul resto è decisamente più complesso. Ma non per questo ci si deve arrendere: la ricostruzione di relazioni reali e in presenza è la grande sfida che abbiamo di fronte».

Dobbiamo restituire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi questa consapevolezza e scusarci con loro per averli indotti a crederlo. Dobbiamo spiegare loro che l’interdipendenza non è debolezza e che l’individuo assoluto è una finzione

Marina Terragni

Terragni si rivolge anche agli adulti, alla «nostra generazione, che in parte è responsabile della progressiva perdita di importanza delle relazioni a favore della realizzazione individuale. Ma da soli la vita non è felice. Dobbiamo restituire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi questa consapevolezza e scusarci con loro per averli indotti a crederlo. Dobbiamo spiegare loro che l’interdipendenza non è debolezza e che l’individuo assoluto è una finzione», ha detto Terragni.

Per una rivoluzione della cura

Un ruolo fondamentale va quindi riconosciuto e restituito alle donne, a cui è «ancora largamente affidato il compito della cura»: Quello che si può definire «il “paradosso della cura” è che nelle nostre società, per fattori demografici e di organizzazione, di cura c’è sempre più bisogno, ma il suo valore non viene riconosciuto a nessun livello. Si tratta quindi di ascoltare con attenzione quello che le donne hanno da dire in merito all’organizzazione della vita, del lavoro, delle città, delle comunità, della società», ha detto. 

Per rafforzare e articolare la proposta di questa rivoluzione necessaria, Terragni ha fatto riferimento a Ivan Illich e Alexander Langer, al cui pensiero si ispira la sua idea. 

Minori e digitale: restituire spazio al gioco e alle relazioni

Il rapporto con l’ambiente digitale è un altro dei temi al centro della Relazione. Gli schermi sono parte dei luoghi in cui bambini e adolescenti crescono, studiano, comunicano e costruiscono la propria immagine. «L’isolamento viene propagandato ed estetizzato», ha detto Terragni, riferendosi alle pratiche online che presentano la rinuncia alle relazioni come strumento di realizzazione personale. «L’individuo diventa simultaneamente progetto e impresa produttiva, chiamato a dedicare tempo ed energie quasi esclusivamente al miglioramento personale, limitando così relazioni, uscite e attività considerate dispersive e improduttive».

La Relazione richiama perciò la responsabilità educativa degli adulti: la risposta non può essere affidata soltanto a divieti, filtri o strumenti tecnologici. Occorre offrire occasioni di esperienza, socialità e partecipazione, nelle quali i ragazzi possano costruire fiducia e autonomia.

Salute mentale e povertà educativa 

Solitudine, ritiro sociale, iperconnessione e fragilità emotiva sono tra le questioni affrontate dalla Relazione. Ma quali sono le risposte da mettere in campo? Accanto a quelle socio-sanitarie, viene richiamata la necessità di rafforzare le relazioni familiari, l’esperienza scolastica e le opportunità offerte dal territorio. E di fronte alle fragilità familiari, le istituzioni e i servizi hanno il compito di accompagnare e sostenere, prima che diventino emergenze. 

La Relazione affronta inoltre gli abusi online, la devianza minorile e la tutela degli orfani di femminicidio. Per i minori stranieri non accompagnati fa riferimento al recente studio sulle condizioni di accoglienza (qui l’articolo di Ilaria Dioguardi su VITA) e le attività sulla tutela volontaria e sull’affido familiare (qui l’articolo di Sara De Carli). Un tema che Terragni riconduce ancora alla qualità dei legami: «La qualità delle relazioni di accoglienza è assolutamente decisiva nella determinazione del destino di questi ragazzi e di conseguenza anche per la nostra società che accoglie».

Separazioni e allontanamenti: il diritto dei figli all’ascolto

Gli allontanamenti dalla famiglia sono uno dei temi che maggiormente sta a cuore di Marina Terragni, per cui una parte della Relazione è dedicata proprio a questo: la necessità di mantenere al centro l’interesse concreto dei figli. L’ascolto del minorenne viene indicato come una garanzia sostanziale, capace di incidere sulle decisioni che riguardano la sua vita. Al tema è dedicata anche la “Agenda dei diritti 2026. La persona di minore età nei procedimenti di famiglia: soggetto, vittima e testimone”, distribuita durante l’incontro insieme alla Relazione e all’ultimo numero della rivista Futuri.

Ridurre le diseguaglianze, sostenere le famiglie

Altro tema al centro della Relazione e della riflessione è quello delle disuguaglianze e della povertà educativa e sanitaria, su cui hanno richiamato l’attenzione i due rappresentanti politici intervenuti alla presentazione: il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e la ministra per le pari opportunità Eugenia Maria Roccella.

Mulè ha richiamato alcuni dati Istat: nel 2024, il 26,7% dei bambini e ragazzi con meno di 16 anni era a rischio di povertà o esclusione sociale, una quota che raggiungeva il 43,6% nel Sud e nelle Isole. «Il livello di istruzione dei genitori si associa alla condizione socioeconomica della famiglia», ha osservato Mulè, soffermandosi sul legame tra salute e povertà educativa e sui rischi della disinformazione sanitaria. «Servono quindi politiche pubbliche per ridurre diseguaglianze».

«Sono qui per ascoltare», ha esordito Eugenia Roccella. «La centralità della famiglia non è né di destra né di sinistra». Per la ministra, l’intervento prioritario passa attraverso le relazioni di cura all’interno della famiglia: «Non depauperare competenze e responsabilità delle famiglie d’origine, ma sostenere e alimentare l’autorevolezza genitoriale».

«I bambini non se la stanno passando bene», ha affermato il pedagogista Daniele Novara, concentrando il suo intervento sulla difficoltà degli adulti a comprendere le diversità dei bambini e degli adolescenti.

I bambini hanno straordinarie capacità di compensazione neurocognitive. La grande plasticità del loro cervello deve essere favorita e sostenuta con il lavoro educativo. E non affrontata con facilitazioni che ottengono l’unico risultato di farli accasciare sul banco.

www.vita.it

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