I DUBBI
SULL’ECONOMIA
SPIEGATA
A SCUOLA
L’educazione finanziaria alle elementari non è solo inutile,
ma può essere dannosa
La “paghetta” non può
essere equiparata al reddito da lavoro, i bambini vanno tenuti lontani dalle
logiche della finanza
-di LUIGINO BRUNI
L’incontro di Pinocchio
con il Gatto e la Volpe è parte integrante della narrativa dei promotori
dell’educazione finanziaria dei ragazzi e dei bambini nella scuola.
Perché educare al linguaggio della finanza bambini e ragazzini significherebbe
metterli nelle condizioni di riconoscere e difendersi dai molti Gatti e Volpi.
Quindi negli ultimi anni tutti plaudono alle iniziative di educazione
finanziaria nelle scuole da parte della Banca d’Italia, della Consob, di molte
banche o associazioni (Feduf ). Il Governo sulla scia di questo entusiasmo ha
reso obbligatoria l’educazione finanziaria nelle scuole italiane di ogni ordine
e grado (L. 5 marzo 2024, n. 21). La realtà è invece più complessa e ben
diversa da quella immaginata. I recenti atti inquietanti di “ragazzini” ci
dicono con forza che alla scuola serve tutto tranne l’educazione finanziaria.
Gli scolari di oggi hanno un immenso bisogno di riapprendere il senso e
la natura delle cose e degli oggetti, toccarli e odorarli, comprendere il loro
valore, per capirne domani anche il prezzo.
Una guida per la primaria
La Banca d’Italia ha
scritto una guida (online) per gli alunni della scuola elementare. A
scorrerla mi sono venuti dei brividi alla schiena, al solo pensiero che quel
materiale finisca nelle mani dei bambini e dei loro insegnanti. Trent’anni fa,
qualcosa del genere sarebbe stato impensabile, perché il paradigma generale di
vita buona nella società era la democrazia; oggi, con il business
diventato cultura dominante, diventa ovvio ciò che ieri sarebbe stato
considerato un abuso. E nessuno protesta. In tutti i libri, l’inizio è sempre
importante. Questo infatti inizia con la « paghetta», che per la Banca d’Italia
è ovviamente un buon metodo per educare bambini di sei o otto anni.
Ignora così tutta una letteratura di economia, psicologia e pedagogia che da
decenni getta infiniti dubbi sui buoni frutti della paghetta ai ragazzi,
immaginiamo ai bambini. Ad esempio, già dagli anni settanta, esperimenti
controllati sull’introduzione della paghetta nelle famiglie (ad es. i lavori di
David Greene e Mark R. Lepper, 1974) mostrano che bambini così educati, nel
corso del tempo sviluppano una minore attitudine a svolgere attività con sole
motivazioni intrinseche, che sono quelle decisive nella vita, a cominciare
dal lavoro. Introdurre la logica della paghetta nei rapporti con i bambini, e
in genere sottoporli alla logica economica e finanziaria, rende infatti molto
più complicato educarli all’etica delle virtù, che ha bisogno di
ingredienti radicalmente diversi. L’evidenza teorica ed empirica su questi temi
è ormai immensa.
Lo stipendio e la
paghetta
La paghetta, inoltre, si
porta dietro l’uso dell’incentivo monetario dentro casa, perché si
inizia ad associare lo svolgimento di piccoli lavoretti al pagamento di una
somma in denaro (5 euro per i piatti, 4 per la passeggiata col nonno, 5 per far
uscire il cane…). Due strumenti teoricamente distinti, ma che spesso convivono,
perché entrambi frutto della stessa invasione della logica del business nelle
famiglie e in tutta la società. E poi, in quella elegante e simpatica guida per
bambini, partendo dalla paghetta si vorrebbe spiegare cosa è reddito che percepiscono
i genitori, definito come l’evoluzione della loro paghetta: «Sì», leggiamo, «lo
stipendio è una specie di superpaghetta» . Si commette così un grosso
errore, teorico e pratico, perché si dimentica che il reddito da lavoro (salari
e stipendi) nasce da una struttura di reciprocità: il reddito arriva al
lavoratore in cambio di lavoro, che è esattamente quanto manca alla paghetta,
che quindi non ha nulla a che fare con stipendi e i salari (sarebbe più simile,
proprio volendo, ad un reddito di cittadinanza). Dietro il desiderio delle
merci luccicanti dei nostri ragazzini, che li porta qualche volta a sfasciare
le vetrine pur di averle, si trova l’assenza dell’idea della natura di
reciprocità del mercato: per avere le merci devi dare in cambio qualcosa, devi
guadagnare un reddito. Il reddito non è una superpaghetta, è il suo
opposto. Ancora più grave è pensare che la paghetta sia un pagamento fatto ai
bambini buoni e bravi - il diritto ai beni dei figlioli non deriva dal
contratto ma dalla loro condizione di figlie e figli, buoni e cattivi,
laboriosi e pigri.
Snaturare l’economia
Errori, dunque,
soprattutto se somministrati dalla Banca d’Italia - perché il dato di fatto
diventa anche eticamente raccomandabile: è bene dare la paghetta ai
vostri bambini. Il resto del libretto è dedicato alla spiegazione della
funzioni
della moneta, del Pil,
risparmio, persino delle tasse. Scrivere libri di economia per bambini è
difficilissimo, perché soltanto una grande competenza teorica e
interdisciplinare consente di semplificare categorie molto complesse senza
commettere errori. Nella grande maggioranza dei casi, invece, i tentativi di
adattare, mediare, semplificare il linguaggio dell’economia e della finanza per
renderlo comprensibile al mondo dei bambini, significa snaturare l’economia e
la finanza, che richiedono una età capace di coglierne la complessità -
l’economia non è troppo diversa, in complessità, dalla meccanica o
dall’ingegneria, che non mi pare nessuno voglia insegnare ad un settenne.
Pinocchio e il denaro
Torniamo allo stupendo
episodio di Pinocchio alle prese con il Gatto e la Volpe. E immaginiamo un
altro Pinocchio che abbia letto e studiato la guida per educarsi alla finanza.
Nessuna persona di buon senso potrebbe pensare che questo altro Pinocchio sarebbe
stato messo da quel libretto nella condizione di difendersi dai gatti e dalle
volpi della finanza, perché l’asimmetria informativa tra le due parti sarebbe
ancora infinita. L’unico messaggio serio e responsabile - probabilmente molto
vicino a ciò che aveva in mente Collodi - che si dovrebbe dare a Pinocchio e ai
suoi amici bambini, soprattutto ai genitori, alla scuola, agli educatori e alla
politica, è il seguente: tenete i bambini lontani dal mondo, dal linguaggio
e dalla logica dell’economia e della finanza. Non è un caso, tra l’altro,
che tutti i guai di Pinocchio inizino dal suo entrare a contatto con il denaro
degli adulti: dai soldi che gli arrivano dalla vendita del suo abbecedario ad
un rigattiere (un abuso economico di un adulto), dagli zecchini che gli dona
Mangiafoco, al Campo dei miracoli.
L’infanzia, tempo di
gratuità
Va poi notato un elemento
importante: i due furfanti seducono Pinocchio
manipolando il linguaggio
del dono: « Noi – riprese la Volpe – non lavoriamo per il vile
interesse: noi lavoriamo unicamente per arricchire gli altri. – Gli altri! –
ripeté il Gatto. – Che brave persone! – pensò dentro di sé Pinocchio» (Cap.
XII). Per abusare economicamente di un bambino, l’unico linguaggio efficace è
il dono, perché è la sua lingua madre, il linguaggio di casa e della fiducia
primaria. Parlare a bambini di tasse, di Pil, di lavoro, di moneta, di
risparmio, è come parlare a un non vedente dei colori. Gli oggetti e i concetti
dell’economia sono “beni di esperienza”, che si capiscono solo facendone in
parallelo esperienza. L’infanzia è il tempo della gratuità, del dono, delle
motivazioni intrinseche. L’economia e la finanza, quella di cui avranno bisogno
domani, la impareranno solo quando dovranno usarla: dall’adolescenza in poi.
Sono invece le banche, le assicurazioni e le grandi imprese che dovrebbero
educarsi al rapporto etico e corretto con i cittadini, che saranno sempre
molto meno informati di esse.
Un’educazione fuori
stagione
L’unica “borsa valori”
buona dei bambini è quella di genitori, insegnanti e degli adulti che stanno
loro intorno, perché il loro incontro con l’economia e il denaro deve essere
assolutamente mediato da chi li educa. L’autonomia economica è importante per
gli adulti, forse per i giovani, non per i bambini e i preadolescenti,
che devono dipendere da mamma e papà. L’educazione economica è
espressione diretta dell’educazione generale dei ragazzi/ ragazze, molto simile
all’educazione sessuale, e parlarne fuori “stagione” non è solo inutile, è
dannoso. L’incontro disgraziato con il Gatto e la Volpe condurrà Pinocchio
all’impiccagione (cap. XV). Perché sbagliare da bambini il rapporto con il
denaro significa sbagliare il rapporto con la vita.
Una guida della Banca
d’Italia sembra dimenticare che i piccoli formati alle dinamiche economiche
possono sviluppare una minore attitudine a svolgere attività con sole
motivazioni intrinseche, mentre servirebbe educare all’etica delle virtù.

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