Libertà, uguaglianza,
partecipazione
e bene comune
costituiscono
i fondamenti
di una convivenza democratica
che riconosce nella dignità umana
la propria essenza
La rivoluzione digitale, l’IA, le disuguaglianze
e il ritorno della guerra mettono alla prova
le società in cui viviamo
-di FABIO MAZZOCCHIO e LUCIANO
CAIMI
Il secolo scorso ha
rappresentato una fase decisiva per la progressiva affermazione dei princìpi
democratici e delle forme di governo capaci di tradurli in pratica.
Parallelamente a tale diffusione, è maturata la consapevolezza che la
democrazia non possa essere considerata semplicemente un sistema di governo o
un insieme di regole per garantire una convivenza ordinata nel rispetto delle
libertà individuali.
Ridurre la democrazia a
mera architettura istituzionale o a semplice procedura per assicurare decisioni
efficaci nell’interesse generale significherebbe coglierne soltanto una
dimensione. Nell’idea democratica è infatti presente una realtà più profonda, che
ne costituisce la vera forza e ne spiega la superiorità rispetto ad altri
modelli politico-istituzionali. Essa risiede in un insieme di valori che la
coscienza moderna ha riconosciuto attraverso un lungo percorso storico e che
hanno trovato espressione nelle istituzioni rappresentative, nelle norme
giuridiche e negli organismi di governo. Dietro gli aspetti procedurali, pur
indispensabili, si colloca dunque un fondamentale nucleo etico e culturale. Per
questo motivo, i benefici della democrazia non si limitano all’efficienza
dell’azione pubblica, ma riguardano direttamente la qualità della convivenza
civile e la dignità delle relazioni umane.
Libertà e uguaglianza
costituiscono i princìpi essenziali che qualificano la democrazia come sistema
politico. Essa rappresenta, anzitutto, il tentativo di garantire i diritti
fondamentali della persona, nel rifiuto di ogni forma di assolutismo. Al tempo
stesso, favorisce la pace e promuove le libertà individuali quali espressioni
del progresso umano. Si fonda su: partecipazione responsabile dei cittadini
alla vita pubblica, formazione della coscienza civica e impegno per una reale
uguaglianza tra le persone. Il suo centro è, dunque, la persona umana,
riconosciuta nella sua irriducibile dignità e unicità.
I princìpi cardine della
democrazia moderna (sovranità popolare, uguaglianza, separazione dei poteri,
tutela delle libertà individuali) trovano il loro significato più autentico
nella promozione e nella difesa della persona. Tali princìpi si concretizzano
attraverso la pratica della tolleranza, il rifiuto della violenza, il rispetto
dell’altro, la fiducia nel libero confronto delle idee come strumento di
progresso sociale e l’assunzione del bene comune quale criterio ispiratore
dell’azione politica. In questa prospettiva, il bene comune ‒ notoriamente ‒
non coincide con la semplice somma degli interessi individuali, ma si configura
come l’orizzonte entro il quale la comunità politica opera al servizio
dell’intero corpo sociale, valorizzandone la ricchezza e la pluralità, secondo
una visione che Giorgio La Pira ha espresso con particolare efficacia. Oggi
però la democrazia si trova ad affrontare profondi cambiamenti, che ne mettono
alla prova la stabilità e l’efficacia. Da un lato, fenomeni strutturali, quali
la globalizzazione, la rivoluzione digitale, le disuguaglianze economiche e
sociali, il sottosviluppo in vaste aree del pianeta, dall’altro, la crescita di
sentimenti antipolitici, l’emergere di regimi autocratici e il ritorno di
logiche conflittuali tra gli Stati, stanno generando tensioni che rischiano di
erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche.
Particolare attenzione
meritano due fenomeni, che hanno attivato trasformazioni profonde nella
vita personale, pubblica, istituzionale. Il primo riguarda le nuove
tecnologie digitali e la crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale. Da
più parti è stato evidenziato il rischio che gli algoritmi possano, fra
l’altro, influenzare la circolazione delle informazioni e condizionare la
formazione dell’opinione pubblica, alterando gli spazi del confronto
democratico. Jürgen Habermas, riflettendo sulle ambiguità strutturali
dell’attuale ecosistema digitale, ha perfino ipotizzato una possibile
«disintegrazione della sfera pubblica politica», così come è stata conosciuta
nelle moderne democrazie rappresentative. A ciò si aggiunge il timore di nuove
forme di controllo sociale, legate a quello che Shoshana Zuboff ha definito
«capitalismo della sorveglianza». Il ruolo globale, sempre più pervasivo e
spesso opaco nella gestione dei dati, da parte delle grandi piattaforme
tecnologiche, esercita infatti un influsso crescente sul piano economico,
politico, amministrativo e persino geopolitico, ponendo rilevanti interrogativi
circa l’effettivo esercizio della sovranità democratica.
Il secondo fenomeno
concerne il ritorno della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti
tra gli Stati. È sempre più messa in discussione la pace, quale valore fondante
della convivenza tra i popoli. Ne risulta indebolito anche il principio secondo
cui le controversie tra i vari Paesi dovrebbero essere affrontate mediante la
mediazione diplomatica e il rispetto del diritto internazionale. In tale
contesto, la difesa della cultura della pace, del dialogo e della cooperazione
tra le Nazioni si configura come una delle sfide più decisive per il futuro
delle democrazie e per la salvaguardia dell’ordine mondiale.

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