Riparte la scuola.
Inizia un nuovo anno scolastico.
Come sempre. Ma non è una
replica sempre uguale.
È un tratto di strada
nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si
affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è
nuovo il mondo, che cambia velocemente.
Un percorso aperto,
sempre nuovo. Da affrontare con la speranza di dare e ricevere di più. Di
crescere e di costruire.
La scuola prepara il
futuro, come ben sappiamo. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e
dialogo tra le persone.
Ricominciare da questa
bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da
tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde
sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro
ripartire.
Amatrice, Arquata del
Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per
sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la
volontà di condividerne attese e prospettive.
Ringrazio il Ministro
Valditara per le sue considerazioni. Ringrazio tutti coloro che si sono
adoperati per dar vita ai momenti che stiamo vivendo qui, nella Scuola Sergio
Marchionne; di cui saluto i ragazzi e le ragazze, i docenti, i collaboratori.
Ringrazio chi ci ha
condotto in maniera così brillante, gli artisti, i campioni dello Sport, il
personale del Ministero dell’Istruzione, le istituzioni e i cittadini di
Amatrice.
Viviamo un cambiamento
d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la
nostra quotidianità. La società, come sempre, ha bisogno della scuola, e di una
scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata
e per progredire ancora.
Come sempre, anche nei
nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le
risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente
un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza.
Del resto, macchine
sempre più intelligenti, per essere governate a vantaggio delle persone e delle
comunità, hanno bisogno di persone sempre più preparate, più responsabili; e
più ricche di valori.
I compiti educativi e
formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di
più.
Soprattutto oggi educare
vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e
partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol
dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di
comunità.
Abbiamo costruito nei decenni una buona
scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo
innovare.
Nell’universo digitale
l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che
offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili.
Dobbiamo peraltro saperne
rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del
pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma
sostanziale - della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e
della creatività.
Il progresso non va
ostacolato, né temuto, né seguito con passività. Va orientato e continuamente
verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è
necessario che le generazioni più giovani - e più capaci di usare i nuovi
strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità
tecnologiche e solidarietà.
Compito della scuola è
formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei
loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a
qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi
a ciò che l’algoritmo decide di proporci.
Custodire e allenare la
nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere
computazionale: questa è missione della scuola.
Scoprire il proprio
talento e contrastare l’omologazione sono anche chiavi per combattere
dipendenze e solitudini.
Oggi tutto ciò che accade
ci sembra vicino. Siamo inondati di parole e di immagini che provengono da ogni
dove. Il paradosso è che nel mezzo di tante comunicazioni incessanti si può
soffrire di isolamento e di abbandono.
La scuola deve includere,
recuperare, ricostruire. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi
per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il
disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori.
Serve padronanza degli
strumenti tecnici, ma servono anzitutto valori umani. Nella scuola la
convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza.
La violenza si manifesta
in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori
dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi
giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato, non dimenticati.
Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli
in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla
indispensabile alleanza con gli insegnanti.
Ci sono violenze più
subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più
debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il
disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da
bravate.
Sono intollerabili gli
episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili
anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle
pretese miserabili di supremazia e di impossessamento.
Più che un codice di
comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli
insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le
istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti
difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica.
La scuola è la leva più
efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in
Italia figli di emigrati.
La scuola prepara tutti –
“E’ aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.
Deve stabilire legami,
conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non
alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non
lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola
è chiamata a produrre coesione sociale.
Gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce.
Ragazze e ragazzi,
rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Con la vostra
consapevolezza, con il vostro impegno.
Conoscenza e studio sono
importanti per la vita. Non un sapere astratto o soltanto astratto, teorico. Ma
un sapere che si unisce all’amicizia, alla premura per chi ci sta accanto, alla
responsabilità verso gli altri. Questa è la strada della libertà. La nostra
libertà è autentica se la libertà esiste per tutti.
Dobbiamo essere padroni
dei nostri tempi. “C’è un legame stretto – sono parole dello scrittore Milan
Kundera – tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio”. Ciò che si acquisisce
senza la fretta di correre resta impresso nella memoria di una persona, ciò che
si prende in velocità, spesso distrattamente, viene facilmente dimenticato.
La rapidità sembra
diventata una condizione esistenziale. La scuola deve invece restare uno spazio
di equilibrio dove si mira non alla lentezza ma alla solidità e, quindi, a uno
sviluppo integrale della persona.
Care ragazze e cari
ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro. Lo siete già oggi.
Dovete, allo stesso
tempo, voi, costruirlo e abitarlo.
Mattarella
www.quirinale.it
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