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domenica 30 agosto 2026

NOI PICCOLI PICCOLI

 


PROPOSITO 

DEL NEPAL



Avendo visto quello che è successo in Nepal e, qualche tempo fa, avendo scattato una foto su una spiaggia dove avevo trovato una vecchia ed indistrutta confezione di gelato datata 1997, ho scritto una mia riflessione che mette insieme l’ambiente e la letteratura di uno sconosciuto nostro autore siciliano, Giuseppe Bonaviri, che ha ben riflettuto sul rapporto e del mancato rispetto tra uomo e ambiente

-di Giovanni Mannara

Le recenti catastrofi ambientali che hanno colpito il Nepal riportano al centro dell’attenzione un tema di grande attualità: il rapporto tra l’uomo e la natura. Di fronte alla forza distruttiva di eventi naturali estremi, l’essere umano riscopre la propria fragilità e comprende quanto sia illusoria la convinzione di poter dominare completamente l’ambiente. La crisi ecologica ci impone, dunque, di ripensare il nostro rapporto con la Terra e di riconoscere che la sopravvivenza dell’uomo dipende dall’equilibrio degli ecosistemi.

Questa riflessione trova un significativo punto di contatto nella poetica di Giuseppe Bonaviri (1924-2009), scrittore siciliano che ha dedicato gran parte della propria opera al rapporto tra uomo, natura e cosmo. Nato a Mineo, in provincia di Catania, Bonaviri porta nella sua narrativa il paesaggio della Sicilia, con i suoi alberi, gli animali, le campagne e le tradizioni popolari. Tuttavia, la sua terra non rimane confinata alla dimensione regionale: attraverso di essa lo scrittore giunge a interrogarsi sul significato universale dell’esistenza.

 Nelle opere di Bonaviri la natura non rappresenta un semplice sfondo delle vicende umane, ma è una presenza viva, con una propria memoria e una propria dimensione temporale. L’uomo non si trova al di fuori di essa, come un osservatore o un dominatore, ma ne è parte integrante. È proprio questa concezione a rendere centrale nella sua poetica il rapporto «uomo-natura-cosmo».

L’individuo, apparentemente al centro della realtà, diventa così una piccola componente di un universo infinitamente più grande. Questa visione emerge con particolare intensità ne Il fiume di pietra, (Einaudi, 1979), dove gli elementi naturali assumono una dimensione quasi mitica. Il fiume e la pietra evocano due forme diverse della materia e del tempo: l’acqua scorre e si trasforma, mentre la pietra sembra custodire una memoria millenaria. Attraverso il paesaggio, Bonaviri supera la dimensione della cronaca e inserisce la vicenda degli uomini in una prospettiva cosmica. La natura diventa quindi una sorta di grande libro nel quale è possibile leggere la storia dell’umanità. Un altro esempio significativo è La divina foresta, (Sellerio, 1969), opera nella quale emerge con forza il tema della distruzione dell’ambiente.

La perdita degli alberi e degli animali provocata dall’intervento umano non rappresenta soltanto una trasformazione del paesaggio, ma una vera e propria frattura dell’armonia naturale. In questa prospettiva, la distruzione della natura coincide anche con l’impoverimento dell’uomo, perché ciò che viene danneggiato è il sistema di relazioni che rende possibile la vita. La sensibilità di Bonaviri può essere definita, in senso ampio, ecologica, anche se sarebbe riduttivo considerarlo semplicemente uno scrittore ambientalista. La sua riflessione va oltre la necessità di proteggere un territorio: invita a modificare la nostra stessa idea dell’essere umano. L’uomo non è il padrone della natura, ma una delle sue molteplici espressioni. Come suggerisce la sua concezione dell’«uomo-natura-cosmo», ogni individuo è legato agli altri esseri viventi e alla materia che compone il mondo. Da questo punto di vista, il collegamento con il Nepal ed un indistrutto e dopo decenni restituito dal mare contenitore di gelato acquista un valore particolarmente significativo.

Una testimonianza drammaticamente archeologica del nostro tempo. Le catastrofi ambientali mostrano concretamente quanto l’equilibrio del pianeta sia delicato e quanto le comunità umane siano vulnerabili quando tale equilibrio viene compromesso. Non tutti i disastri naturali sono direttamente causati dall’uomo, ma il cambiamento climatico, il consumo del suolo e la distruzione degli ecosistemi possono aumentare la vulnerabilità dei territori e delle popolazioni. La letteratura di Bonaviri ci offre allora una prospettiva preziosa: ci invita a cambiare il nostro sguardo sulla natura. Guardare un bosco, un fiume o un animale non significa semplicemente osservare qualcosa di esterno a noi, ma riconoscere una realtà della quale facciamo parte. La sua scrittura trasforma così il paesaggio in una riflessione sull’esistenza e la memoria personale in una meditazione sul destino dell’intero cosmo.

La poetica di Giuseppe Bonaviri, allora, conserva una sorprendente attualità. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla crescente preoccupazione per il futuro del pianeta, il suo pensiero ci ricorda che l’uomo non può vivere contro la natura, perché vive nella natura e della natura. Proteggere l’ambiente significa quindi non soltanto salvaguardare il pianeta, ma tutelare la nostra stessa esistenza. È questa, forse, la lezione più profonda che possiamo trarre dalla sua opera: recuperare la consapevolezza della nostra appartenenza alla Terra significa riscoprire, insieme alla responsabilità, anche il senso autentico della nostra umanità.

giovannipepi.it

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