spirituale
nell’epoca
dei social
-
di Luca Farruggio
Se vogliamo vedere la
“cosa” in faccia, dobbiamo ammettere che esiste una malattia spirituale che
domina il nostro tempo con una forza forse mai conosciuta prima: l’egolatria.
Si tratta dell’adorazione del proprio ego, della trasformazione della propria immagine
in un piccolo altare davanti al quale gli altri sono chiamati a inginocchiarsi.
Nell’epoca dei
social questa malattia sembra essersi diffusa come un virus mortale. Ogni
giorno, infatti, siamo invitati a mostrarci, raccontarci, esibirci, raccogliere
consensi. Il rischio è quello di confondere il valore con l’approvazione e la
verità con il numero di persone che ci applaudono.
L’egolatria, però,
non distrugge soltanto l’individuo: distrugge le relazioni umane, la cosa più
preziosa che abbiamo a disposizione per vivere questi quattro giorni di vita
terrena.
Così ci si circonda
progressivamente di persone che ci esaltano, che ci danno ragione, che evitano
di dirci ciò che pensano davvero. Si costruisce così una corte di adulazione
nella quale nessuno è più disposto a cambiare prospettiva, perché cambiare prospettiva
significherebbe mettere in discussione l’immagine granitica ma “malata” che
abbiamo costruito di noi stessi.
Ed è proprio qui
che dovrebbe nascere una riflessione ancora più profonda: forse dovremmo
ascoltare con maggiore attenzione anche i nostri nemici. Infatti, una critica
proveniente da un nemico può contenere una verità che un amico, per affetto o
per timore di perderci, non ha il coraggio di dirci. Il nemico, talvolta,
osserva le nostre debolezze senza indulgenza e può mostrarci ciò che gli amici,
proprio perché ci vogliono bene, preferiscono non vedere. Non significa dare
ragione a chi ci osteggia, ma avere l’umiltà di domandarsi: “e se almeno in
parte il nemico avesse ragione?”. È una domanda terribile per l’ego e, proprio
per questo, può diventare una domanda salvifica. Il vero si cela sempre dietro
i paradossi!
I social hanno
certamente gettato benzina sul fuoco di questa forma contemporanea di
egolatria, trasformando spesso la ricerca di approvazione in una necessità
quotidiana che vale più del pane quotidiano. Ma il problema è molto più antico
della tecnologia. Gesù, in tempi non sospetti, aveva già indicato una strada
radicale (come radicale è tutto il Vangelo): «Se il tuo occhio ti è occasione
di scandalo, cavalo; è meglio per te entrare nel Regno di Dio con un occhio
solo, anziché avere due occhi ed essere gettato nella Geenna».
Ma al di là della durezza dell’immagine evangelica, il significato è davvero sconvolgente e deve farci riflettere prima che sia troppo tardi. Infatti se qualcosa ci impedisce di vedere la verità, dobbiamo avere il coraggio di liberarcene con tutti i mezzi spirituali a nostra disposizione per vivere la vita reale. Questa da un lato è un duro mestiere, dall’altro é anche fatta di attimi di immeritata felicità. Ma è l’unica che abbiamo e non dovrebbe finire per essere sprecata futilmente.
Forse nell’epoca
dell’io continuamente esposto il vero gesto “rivoluzionario” non è quello di
mostrarsi di più, ma imparare finalmente ad ascoltare ciò che non vorremmo
sentirci dire e di sparire lentamente da queste “dipendenze mortali”.
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