VATICAN NEWS

mercoledì 24 giugno 2026

UCCISO DAL PADRE

 


MIRKO, UCCISO 
DAL PADRE 
PERCHÉ GAY





A scuola, Franco, piccolo di statura, mi invidiava: avrebbe voluto essere uno spilungone come me. A mia volta, invidiavo lui che sedeva sempre al primo banco. Ciro, invece, veniva bullizzato a causa del colore dei suoi capelli. Erano altri tempi, le cose, oggi, dopo tanti progressi e studi in ogni campo, dovrebbero essere cambiate.


- di don Maurizio Patriciello

La vita è un dono, nessuno ha scelto di nascere in quella casa, in quel paese, con quelle caratteristiche genetiche. Va accolta, la vita, sempre, anche quando non si presenta come avremmo voluto, anche quando pesa. Occorre fare pace con la vita, la nostra e quella altrui. I fratelli e le sorelle omosessuali, nei secoli sono stati isolati e offesi, umiliati e uccisi. Il mondo avanza lentamente. A loro, oggi, tutti dobbiamo delle scuse.

La Chiesa, con grande serietà, ha chiamato a raccolta teologi e pastori, professionisti e gente comune per cercare di capire. Tenere insieme le esigenze del Vangelo, la tradizione cristiana due volte millenaria, le varie sensibilità dei credenti sparsi per il mondo, i diritti dei fratelli e sorelle omosessuali non è semplice. Si lavora. La ricerca continua. Con umiltà e alimentando la speranza. Ci si mette in ascolto. Di chi vive questa situazione, innanzitutto. Sono loro a doverci dire chi sono, che sentono, come vivono i loro sentimenti e la loro sessualità. Mi rendo conto che non è facile cercare di capire rinunciando a ogni pregiudizio.

La situazione delle persone omosessuali nel mondo è diversa e variegata. Non dappertutto sono liberi di esprimersi liberamente. Nei tempi passati furono considerati malati. E questa “diagnosi” dava alla medicina una sorta di permesso per tentare di curarli. Oggi nessuno specialista si sognerebbe di fare affermazioni del genere. Le fedi religiose sono dilaniate tra la fedeltà alle Scritture e la realtà; tra il desiderio di accoglienza e misericordia e l’obbedienza alla Parola rivelata.

Però. Se una persona qualsiasi può permettersi, nel segreto del suo cuore, di non approvare la scelta - che scelta poi non è - fatta da un fratello omosessuale, la stessa cosa mai potrà farla un genitore. Per loro, per genitori, nel momento in cui danno vita a un’altra vita scatta il dovere di accompagnarla e sostenerla. Loro, papà e mamma, dovranno essere disposti a marcire come il chicco di grano nella nuda terra purché la spiga nasca. Nessuno è padrone della vita altrui. Siamo tutti chiamati a custodirla e a promuoverla.


A Camaiore, in Versilia un padre ha ucciso il figlio perché gay e la sua mamma perché gli stava accanto, lo sosteneva, lo proteggeva. «Mi sono liberato» ha detto l’assassino all’arrivo delle forze dell’ordine. Avrebbe potuto liberarsi e liberare Mirko e la sua mamma senza commettere questo obbrobrio. Avrebbe potuto lasciare quella casa e trasferirsi altrove. Ha covato, invece, dentro di sé, stati d’animo spaventosi. Ha alimentato un covo di vipere che lentamente ma inesorabilmente lo hanno avvelenato.

Ha dato ascolto alle voci di chi magari, in paese, derideva il suo ragazzo. Avrebbe dovuto difenderlo, e invece ha fatto traboccare un vaso che non avrebbe nemmeno dovuto esserci. Ha fatto una strage. Ormai alle soglie dell’anzianità entra in carcere per forse non uscirne più. La morte di Mirko, un giovane di 24 anni, ci chiama a una riflessione collettiva. Chi ha difficoltà a capire un mondo da cui sente di essere lontano, ha il dovere di informarsi, dialogare, studiare. Vale per tutti, a cominciare dai genitori, dalla famiglia, dalla scuola, dagli amici. Dalla Chiesa.

I fratelli e le sorelle omosessuali dovranno, a loro volta, armarsi di un’immensa pazienza ed entrare in dialogo con gli altri senza cedere alla tentazione di inutili – e dannosi – esibizionismi che tante noiosissime polemiche fanno scaturire. Credo che anche la parola “orgoglio” vada messa in soffitta. Non c’è nessun motivo per cui andare fieri di essere omosessuali così come non ce ne sono per essere eterosessuali. Urge abbattere gli steccati, ovunque si trovino. Occorre bonificare i pozzi qualsiasi sia la fonte dell’inquinamento.

I ghetti, lo abbiamo visto ancora una volta, portano all’asfissia, all’incomprensione, all’isolamento, alla morte. Ognuno, chiuso nel proprio mondo, crede di essere dalla parte giusta. Ognuno, guardando all’altro in cagnesco si illude di rendere un servizio alla verità e alla società. Piangiamo la morte di Mirko e della sua coraggiosa mamma che mai lo ha lasciato solo.

E impegniamoci tutti perché queste tragedie immani non abbiano più ad accadere.

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