Lo psicoanalista conquista
piazza Maggiore a Repubblica delle Idee, partendo da Lacan e riflettendo su
figure e ruoli.
-di Emanuela
Giampaoli
BOLOGNA – “Nostalgia del
padre?”. Si interroga lo psicanalista Massimo Recalcati in piazza Maggiore a Repubblica
delle idee, sul Crescentone gremito, condensando in 30 minuti una delle grandi
questioni del nostro tempo e venti anni del suo lavoro. La sfida è quella
lanciata dal suo maestro, Jacques Lacan nel 1969 con la celebre definizione “l’evaporazione del padre”. Post sessantottina. “Lacan aveva
ragione – spiega lo psicanalista - la contestazione del ’68 ha deposto la
rappresentazione patriarcale della paternità. Prima il dominio del padre era
assoluto, la sua parola dettava legge, stabiliva cosa era vero o falso, bastava
uno sguardo, il tono della voce. Io vengo da una famiglia così. E dobbiamo
ringraziare il Signore che quel tempo sia finito anche se c’è chi ne ha
nostalgia”. Lo psicoanalista cita un ricordo personale, la sua maestra
elementare, che “aveva lo chignon, fumava Muratti, ho scoperto che votava Msi e
ci diceva: ‘Siete tutti viti storte io sono il paletto e il filo di ferro e il
mio compito è raddrizzarvi’”.
Solo che la fine del
padre ha messo in crisi, continua Recalcati, non solo i padri, ma chiunque abbia il difficile
compito di educare. “Si vede nella vita quotidiana della scuola. Ai miei tempi
quando l’insegnante entrava in aula aveva alle spalle il crocefisso e la
fotografia del presidente della Repubblica, una serie che gli attribuiva
autorità. Oggi entra in aula e ha un problema: farsi ascoltare. Tra l’altro nei
dibattiti televisivi, dove io non vado mai, la responsabilità di tutto questo
viene scaricata sui genitori considerati degli smidollati”.
Come si fronteggia questa
crisi allora? “Ci sono tre strade. La prima è appunto pensare di restaurare il
padre del patriarcato, qualcuno ci crede. La seconda è la via di cui
parlava Pier Paolo Pasolini, quella di sostituire Dio e dunque il
padre con gli dei rappresentati dagli oggetti, dal capitalismo. Lo spiegò in un
articolo dal titolo “Non avrai altro jeans all’infuori di me””. Poi c’è la via
proposta da Recalcati.
“Ho ripensato la figura
del padre e il primo movimento è quello che il padre non è biologico, dobbiamo
sganciare l’idea di paternità dalla biologia e dalla natura. Il padre non è lo
spermatozoo. Tutto il cinema degli ultimi tempi di Clint Eastwood, da “Million dollar baby” a “Gran Torino”, parla di questo. Il padre non è più quello
con la barba e i baffi. La paternità come adozione e quindi può essere anche
una donna, una lesbica, un gay, una madre”.
E a definire padre è la
funzione di taglio, quella che separa il bambino dal seno della madre (“il
bambino fino a quando ha il seno in bocca non può parlare” dice riproponendo un
concetto lacaniano). “Il padre di cui parlo non è il padre esemplare del patriarcato,
i modelli esemplari sono incubi, ma è il padre che testimonia il desiderio, che
lascia come eredità il desiderio: di uscire di casa, di svolgere il lavoro che
fa, di vivere questa vita”.
Alzogliocchiversoilcielo
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