-di ROSANNA VIRGILI
«Siate voi migliori e i tempi saranno migliori.
Noi siamo i tempi»! Antonio Banderas esplode
nella climax del suo discorso davanti a papa Leone mentre
tutta la platea del Movistar di Madrid corrisponde il suo consenso con un
applauso scrosciante.
La star che rappresentata
la Spagna nel cinema mondiale cita Sant’Agostino e la sua concezione del tempo
che – come è noto – è continua costruzione “spirituale” in un presente fatto di
movimento, d’opportunità, di promessa. Riconosce alla Chiesa di essere stata la
più grande produttrice d’arte nella storia e di aver dato al Volto del Cristo
il primato d’essere “immaginato” più di ogni altro al mondo.
E la sera di domenica 7
giugno nell’Arena castigliana quel Volto sembra assumere un’ulteriore
incarnazione fatta di migliaia di volti protesi a guardare,
ad ascoltare, ad accogliere, ad abbracciare la trasparenza del
viso del Papa. Tutt’altro che un idolo per gente in gran parte, non
credente, attori, cantanti, danzatrici di flamenco, Rettori
ed economisti di un Paese – come la Spagna – laico e “secolarizzato”, come
si diceva una volta. Ma un Paese in busqueda e pure in cercania, che
si presenta mite anch’esso, che sembra consapevole di non potersi salvare da
solo e non crede, e non vuole nemmeno farlo.
Un popolo immenso che si
riversa spontaneamente sulle strade, nelle arene, negli stadi, nelle chiese,
nelle piazze, di giorno e di notte come raramente accade nei Paesi – ricchi –
del Vecchio Continente. Se gli fai la domanda: perché siete qui? Rispondono:
per salutare con riconoscenza chi viene a farci visita per
pura amicizia, per stima e gratitudine.
Una perfetta letizia
Chi non c’è stato credo
non possa immaginare il tipo di “trionfo” che ha avuto il Papa in Spagna nei
giorni passati. Anzi: non lo chiamerei trionfo, ma incontro come tra due che si
cercano, che nutrono un’attesa e che finalmente possono liberare ‒ trovandosi ‒
una perfetta letizia! Vi ringrazio per l’“alegria” ha detto
più volte, col pudore che gli è tipico, Papa Leòn. Mentre
attendeva con docilità al fitto programma, non riusciva a nascondere tuttavia
dove tenesse il cuore: negli occhi della gente! La sfiorava con occhiate
furtive, con sorrisi inevitabili, con la spontaneità di chi è felice per quella
sorprendente sintonia. Così Papa Leone è stato testimone di una Chiesa
“disarmata” quindi tenera, vicina, amica. Accanto, insieme, dentro il desiderio
di dignità e di luce morale, di armonia intellettuale, di bellezza spirituale
di cui ha sete la gente non solo in Spagna. Il discorso che il Papa ha fatto
nell’incontro coi membri del Parlamento la mattina di lunedì 8 giugno è stato,
appunto nel segno del «dialogo con i popoli e con gli Stati». «La Chiesa
cammina con l’umanità», ne condivide le speranze e le ferite, ascolta le
domande di ogni epoca e si lascia interpellare «da tutto ciò che riguarda
l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi». Così ha esordito mettendo in
chiaro la ragione per cui ha accettato l’invito a rivolgersi al Parlamento di
un Paese che rappresenta tutti e non solo i cattolici. Una premessa che avremmo
ritenuto ormai scontata, in Occidente, ma che torna invece a dover essere
riconfermata a fronte di chiese e di nuove comunità cristiane che pretendono di
mettere la bandiera del loro “vangelo” sui governi – o alle dipendenze ‒ dei
Paesi democratici. Il Papa ribadisce la nobile distinzione evangelica: «Date a
Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio» (Mt 22,21) e continua il
suo discorso dicendo che la Chiesa: «Riconosce “l’autonomia delle realtà
terrene” e “la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica”; e,
proprio a partire da questa consapevolezza, offre una riflessione che nasce dal
desiderio di servire il bene comune».
Un’idea dell’umano
Mentre invita i
Deputati a servire la comunità civile per mezzo delle istituzioni e
delle leggi, condivide con loro la riflessione che per far ciò occorre avere
un’idea dell’umano. Che non devono inventare ma rinnovare con la ricchezza
della grande tradizione letteraria, filosofica,
teologica spagnola. Il primo autore ad esser citato è Cervantes col
suo Don Chisciotte e l’amore per la libertà che è «è uno dei doni più preziosi
che il cielo abbia concesso agli uomini»; e poi c’è Teresa d’Avila con la sua
profondità spirituale e Miguel de Unamuno che insegna che l’uomo «non si rassegna
a morire del tutto»! Pensieri e ideali fondamentali per lo sviluppo della
civiltà europea moderna e contemporanea. Infine il Papa si attarda a meditare
sulla sapienza della scuola di Salamanca: «In quella sede universitaria,
cinquecento anni fa, quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilità nelle
relazioni tra i popoli, alcuni maestri compresero che la ragione non poteva
essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse
presentavano come conveniente. Introdussero così nel discernimento storico la
domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del
potere. Bisogna riconoscere che la società e la Chiesa stessa non sono state
sempre all’altezza delle intuizioni che trovavano eco nella loro stessa
tradizione cristiana».
A Madrid, in questi primi
giorni di giugno, è apparsa un’“intuizione” per l’Europa la quale si manifesta,
oggi, come sconfitta, afona, imbarbarita, bellicosa, immemore delle
intelligenze e delle sapienze, delle conquiste sudate e pagate a caro prezzo,
che son gettate nell’oblìo e nel disprezzo. Ma la Chiesa Cattolica nella
persona del Papa risponde con amore e determinazione a quella che sente come la
prima delle responsabilità: la cura e il futuro di una magnifica
humanitas, dono divino, di cui la nostra civiltà è stata culla e
nutrice e che oggi cerca uomini e donne cui passare il testimone.
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