In una lettera a firma del cardinale segretario di Stato, Piero
Parolin, al cardinale prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la
Vita, Kevin Joseph Farrell, in occasione dell’incontro sulla Pastorale degli
anziani, il Papa sottolinea il valore della fragilità come “parte della
meraviglia che siamo”, e come l'autentica cifra di un'esistenza si basi sulla
"capacità di amare e di lasciarsi amare”
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Vatican News
Abbracciare la fragilità
che deriva dall’avanzare dell’età, senza vergogna, per ispirare le nuove
generazioni al valore di un’esistenza che “non si misura con il metro
dell’efficienza o dell’autosufficienza, ma in base alla capacità di amare e di
lasciarsi amare, di donare e di ricevere”. È questo il cuore della lettera di
Papa Leone XIV, a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e
indirizzata al cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i
Laici, la Famiglia e la Vita, in occasione dell’incontro sulla pastorale degli
anziani. L’incontro si tiene oggi, mercoledì 10 giugno, a Roma, nella Sala Pio
XI di Palazzo San Calisto, sul tema “Un ponte verso il cielo. Il magistero
della fragilità nel tempo della forza”.
Il valore della debolezza
"Oggi, in molte
regioni del mondo, le persone in età avanzata hanno ancora molte energie da
spendere al servizio della comunità”, si legge nella lettera. Il testo
sottolinea però come l’anzianità richiami anche un aspetto più profondo: il
valore della debolezza. L’attuale innalzamento dell’aspettativa di vita
comporta infatti un prolungamento della stagione della fragilità e, secondo il
Pontefice, apre nuove riflessioni sul significato di questa fase
dell’esistenza: quale valore attribuire ai tanti anni che una persona può
vivere in una condizione di debolezza fisica o mentale? Qual è la prospettiva
cristiana con cui abitare questo tempo? Come annunciare che la vita umana
conserva sempre, in ogni sua fase, la sua “dignità infinita”?
Contro la logica della
prestazione
Lo stesso Leone
XIV, rivolgendosi ai giovani,
aveva lodato la “meraviglia della fragilità”. Anche in questo caso chiama in
causa le nuove generazioni, che possono apprendere da autentici “maestri di
vita”: gli anziani. Nell’accettazione serena dei limiti legati al passare degli
anni, essi possono infatti riconoscere un tempo di grazia, in una società
dominata "dalla logica della prestazione e della competizione", nella
quale la forza è spesso concepita come "esibizione di potenza" e
rischia di degenerare nella prevaricazione. Di fronte a questi atteggiamenti,
conclude la lettera, la Chiesa continua a proporre il messaggio evangelico, che
proclama beati i miti e gli umili di cuore, riconoscendo negli anziani, “per
esperienza e saggezza di vita, i primi e più autorevoli testimoni di questa
visione cristiana dell’uomo”.
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