di
«riforma storica»
Anche per gli studenti più grandi servirà il consenso informato per lezioni su tematiche riguardo sessualità e affettività
Esultano le associazioni
delle famiglie, che ora chiedono l’istituzione di un osservatorio
-di PAOLO FERRARIO
Il consenso informato a
scuola è legge. Con il via libera definitivo del Senato (78 voti favorevoli, 38
contrari e nessun astenuto), d’ora in avanti le scuole medie e superiori
dovranno obbligatoriamente ottenere il consenso delle famiglie, prima di proporre
iniziative che riguardano tematiche relative a sessualità ed affettività.
Diversa la disciplina per le scuole dell’infanzia e primaria: qui il divieto è
assoluto. Questi argomenti, stabilisce la legge, non possono essere affrontati
in alcuna forma.
Una «riforma storica» per
il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha dato il
nome al disegno di legge e ora ricorda che, con questa norma «ridiamo voce ai
genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti
minorenni». Il ministro vuole fare chiarezza su alcune questioni che hanno
acceso il dibattito parlamentare. «Non è vero che con questa legge non si potrà
fare educazione affettiva: il Governo per la prima volta ha reso stabilmente
obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle
relazioni e alla empatia – ricorda Valditara -. Non è vero che non si farà
l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di
scienze in tutti i gradi di scuola. Per la prima volta – sottolinea il Ministro
– introduciamo nei programmi delle medie l’educazione alla prevenzione dei
rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili. Nelle vecchie
Indicazioni nazionali per la scuola del primo ciclo non era prevista. Sarà
introdotta anche nei programmi di scienze per le superiori».
Anche per la
sottosegretaria Paola Frassinetti, la legge rappresenta «un importante passo
avanti nella direzione della trasparenza, della correttezza informativa e della
piena collaborazione tra scuola e famiglia».
Non la pensa così la
senatrice del Partito democratico, Simona Malpezzi, che, intervenendo in aula,
ha parlato della legge come del «primo regalo politico a Vannacci e a Futuro
Nazionale». «Questo è un precedente gravissimo non solo per la scuola, ma per
le famiglie: state dicendo ai genitori di aver paura degli insegnanti. E
noi non ci saremo mai», ha concluso la senatrice dem. E di «passo indietro per
il Paese» ha parlato la senatrice del Movimento 5 Stelle, Barbara Floridia. «La
scuola non è soltanto trasmissione di nozioni – ha proseguito –: è il luogo in
cui si impara a confrontarsi con la complessità del mondo. Questo provvedimento
è il manifesto della paura della libertà e della diversità di questo governo e
di questa maggioranza».
Critica anche la posizione di Save the children. Secondo Giorgia D’Errico, direttrice relazioni Istituzionali, la nuova legge «rischia di indebolire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia e rafforzare le disuguaglianze educative». In Italia meno della metà degli adolescenti (47%) ha fatto educazione sessuale e affettiva a scuola, secondo i dati dell’ultima ricerca di Save the Children “Stavo solo scherzando”. Di segno opposto le reazioni delle associazioni delle famiglie. «Per anni i genitori hanno visto erosa la loro centralità nel percorso educativo dei figli, spesso esclusi o scavalcati da logiche burocratiche e ideologiche che non tenevano conto del loro ruolo primario – ricorda Antonio Affinita, direttore generale del Moige, il Movimento genitori –. Oggi il Parlamento riconosce ciò che la Costituzione italiana ha sempre sancito: i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli. La comunità, la scuola, le istituzioni – aggiunge Affinita – hanno un ruolo prezioso e insostituibile di supporto alla genitorialità, ma devono operare in sinergia con le famiglie, non in loro sostituzione. Questo provvedimento segna un punto di svolta rispetto a una cultura statalista nell’educazione che va definitivamente superata. I genitori non sono un ostacolo: sono il perno del sistema educativo», conclude il direttore generale del Moige.
Per l’associazione Pro
Vita&Famiglia l’approvazione del ddl Valditara è una «vittoria storica».
«Con questa legge – esulta Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione – i
genitori potranno conoscere, individuare e respingere in anticipo progetti
inappropriati che promuovono tra i minori il genere fluido, l’aborto, l’utero
in affitto e una visione ideologica della sessualità, spesso sotto l’etichetta
della parità di genere o del contrasto agli stereotipi o alle discriminazioni.
Ma la legge non basta – ribadisce Coghe –: chiediamo al Ministero di istituire
un Osservatorio permanente sul consenso informato, per garantirne la corretta
applicazione e impedire che la norma sia sabotata sui territori camuffando i
progetti per farli apparire estranei all’ambito sessuo-affettivo».
Per l’associazione
Articolo 26, la legge sul consenso informato è «giusta e necessaria », dichiara
il presidente Carlo Stacchiola. «Si tratta del coronamento di un lavoro di
tanti anni – aggiunge – un impegno volto alla salvaguardia del principio della
libertà educativa delle famiglie e che la nostra associazione di genitori ha da
sempre vissuto nello spirito della alleanza educativa tra scuola e famiglia».
Marco Cortellessa, vice-presidente dell’associazione, prosegue: «La legge
è un passo avanti fondamentale nella direzione giusta del patrimonio umano
condiviso da tutti e rappresentato dalle principali carte internazionali; come
Articolo 26 sappiamo che si tratta di un primo passo e continueremo a
impegnarci perché altri obiettivi associativi come la piena libertà di scelta
scolastica, l’osservatorio sul consenso informato o gli strumenti concreti a
supporto dei genitori siano fatti propri dalla classe politica in un tempo in
cui le sfide in ambito educativo sono molto delicate e richiedono coesione e lavoro
condiviso per il bene comune».
Anche per il network di
associazioni “Ditelo sui tetti”, la riforma «rafforza l’alleanza tra famiglia e
scuola», sottolinea il coordinatore Domenico Menorello. E, conclude, «riconosce
e valorizza un principio fondamentale del nostro ordinamento: il ruolo
educativo primario della famiglia, sancito dall’articolo 30 della
Costituzione».
www.avvenire.it
Nessun commento:
Posta un commento