E' morto a 104 anni Edgar
Morin, filosofo, sociologo, antropologo e figura centrale della sinistra
intellettuale francese contemporanea. Autore di oltre
cento libri tradotti in una trentina di lingue, Morin è stato uno dei pensatori
più noti al grande pubblico, anche per la sua insistenza sulla "pensée
complexe", il "pensiero complesso", nozione ripresa e resa
popolare anche dal presidente francese Emmanuel Macron.
"Fino ai suoi ultimi
giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide
umane che hanno nutrito il suo pensiero", ha dichiarato la moglie Sabah
Abouessalam Morin in una nota all'Afp. "Oggi il vuoto che lascia è immenso.
Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore
morale e la sua speranza continuano a guidarci", ha aggiunto.
La vita
Nato l'8 luglio 1921 a
Parigi in una famiglia ebraica sefardita originaria di Salonicco, Edgar Nahoum,
questo il suo nome di nascita, perse la madre all'età di dieci anni. Studiò
alla Sorbona, dove conseguì lauree in storia e diritto. Dopo aver frequentato
ambienti libertari favorevoli al campo repubblicano nella guerra civile
spagnola, aderì al Partito comunista francese nel 1942. Durante la Resistenza
assunse lo pseudonimo di Morin, che avrebbe poi mantenuto.
Fu escluso dal Pcf nel
1951 per le sue critiche alla linea staliniana della direzione. "Fu come
un dolore d'infanzia, enorme e molto breve", avrebbe raccontato più tardi.
La rottura con il comunismo arrivò poco dopo la pubblicazione del suo primo
libro, L'An zéro de l'Allemagne, dedicato all'occupazione della Germania, alla
quale aveva partecipato nell'esercito francese. Il distacco dal comunismo si
legò a una più ampia postura critica, che avrebbe attraversato tutta la sua
opera e che trovò una tappa importante in Autocritique, pubblicato nel 1959.
Entrato al Cnrs come
sociologo, Morin si dedicò presto a temi allora innovativi: il cinema, la moda,
la cultura di massa, il fenomeno delle star e le dinamiche della voce pubblica.
In La Rumeur d'Orléans, del 1969, analizzò una vicenda che aveva colpito l'opinione
pubblica francese, quella della falsa voce secondo cui responsabili di un
grande magazzino avrebbero fatto sparire donne per alimentare un traffico di
tratta.
Dopo alcuni anni,
trascorsi in America latina, nel 1969 fu invitato all'Istituto Salk di San
Diego, in California. Da quell'esperienza nacque Journal de Californie,
nel quale studiò la regione come laboratorio della modernità. Negli
anni successivi avviò la sua opera maggiore, La Méthode, una
serie di sei volumi pubblicati tra il 1977 e il 2004: La Nature de la nature,
La Vie de la vie, La Connaissance de la connaissance, Les Idées, L'Humanité de
l'humanité ed Éthique.
La Méthode
Con La Méthode, Morin
cercò di confrontare e collegare i metodi delle scienze umane con quelli delle
scienze biologiche, promuovendo una visione transdisciplinare del sapere.
Partecipò anche, insieme ai biologi Jacques Monod e François Jacob, alla creazione
del Centro internazionale di studi di biologia e antropologia fondamentale
all'abbazia di Royaumont.
"Quando un sapere
frammentario e disperso ci rende sempre più ciechi davanti ai nostri problemi
fondamentali, l'intelligenza della complessità diventa un bisogno vitale per le
nostre persone, le nostre culture, le nostre società", scriveva in occasione
di un colloquio organizzato dall'Associazione per il pensiero complesso,
fondata da lui nei primi anni Duemila. Per Morin, la complessità, dal
latino complexus, "ciò che è tessuto insieme", era il tratto stesso
della realtà, irriducibile a un unico schema di spiegazione.
Morin si definì sempre
agnostico, o anche "incredulo radicale". Nessuna
concezione del mondo, sosteneva, può considerarsi depositaria della Verità, e
le rappresentazioni filosofiche e religiose devono poter coesistere in un
insieme multicivilizzazionale.
Una "politica di
civiltà", la formula ripresa da Macron
Nel 2007, con L'An 1 de
l'ère écologique: la terre dépend de l'homme qui dépend de la terre, Morin
avviò un dialogo con Nicolas Hulot sulla necessità di promuovere una
"politica di civiltà", orientata a rimettere l'uomo al centro della
politica e a privilegiare il "vivere bene" rispetto al semplice
benessere.
La formula ebbe ampia
fortuna mediatica e fu ripresa per un periodo dal governo di Nicolas Sarkozy,
da cui Morin prese poi le distanze.
Negli anni Duemila dedicò numerosi libri ai grandi temi dell'attualità:
educazione, ambiente, politica internazionale. Pubblicò anche volumi di dialogo
con personalità molto diverse, tra cui Boris Cyrulnik, Jean Baudrillard,
Stéphane Hessel, François Hollande e Tariq Ramadan.
"Israel-Palestine: le cancer", la polemica per l'articolo su Le Monde
Nel giugno 2002 suscitò
una vasta polemica firmando con Danièle Sallenave un articolo su Le Monde
intitolato "Israel-Palestine: le cancer", nel quale denunciava la
politica israeliana verso i palestinesi. L'articolo gli valse un procedimento
promosso da associazioni come France Israel e Avocats sans frontières. Alcuni
critici gli rimproverarono anche di sottovalutare la rinascita
dell'antisemitismo in Francia e di coltivare una visione multiculturale
giudicata troppo idealizzata.
Rai News
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