VATICAN NEWS

lunedì 18 maggio 2026

EDUCARE ALL'EMPATIA

 


Educare all’empatia, 

e ancora di più 

alla compassione. 


Non si educa a parole.




-di Italo Fiorin

 Le parole non bastano, da sole non arrivano al cuore.

Educare all’empatia fa parte di quella più ampia educazione alla quale anche il ministro dell’Istruzione e del Merito tante volte si è detto attento, tanto da aver persino promosso una sperimentazione sulle cosiddette competenze ‘non cognitive’, che in realtà sono anche cognitive, ma non importa…

In numerose scuole, specie dell’infanzia e primaria, ci sono ambienti pensati per l’esperienza sensoriale, e nessuno si scandalizza se i piccoli, scalzi o no, bendati o no, sperimentano aromi, sensazioni, stimoli tattili o visivi… Sono spazi specializzati, spesso con una attenzione particolare alle disabilità…

Il ministro certo conoscerà, ad esempio, le belle esperienze di condivisione con persone non vedenti, nelle quali gli alunni si mettono le bende agli occhi per cercar di ‘sentire’ almeno un po’ ciò che vivono i loro compagni ciechi…

Ora si legge che docenti sensibili della scuola di Marostica abbiano fatto vivere un’esperienza molto intensa, portando le loro classi a incontrare persone migranti, toccando, nel faccia a faccia della condivisione, la loro realtà, aprendo non solo la mente, ma il cuore alla comprensione. 

Bambine e bambini di classe quinta, che hanno camminato scalzi e bendati in un’aula scolastica, accompagnati dalle loro insegnanti e perfino da una psicologa.

Il ministro avrà presto, immagino, la bella opportunità di spiegare ai suoi colleghi parlamentari, che hanno promosso un’interrogazione parlamentare, che talvolta chi ha gli occhi bendati vede più nitidamente di chi, pur avendoli spalancati, rimane cieco. Che la scuola non abita in una favola, e i bambini non vi giungono cadendo dai cavoli, ma gli insegnanti hanno il delicato compito della loro introduzione alla realtà, non dissimulando i problemi, ma aiutando ad esplorarli.

A questo servono la letteratura e la matematica, la storia, la geografia, le scienze, la tecnologia, gli strumenti ‘colti’ (direbbe qualcuno) dello stare al mondo con consapevolezza e responsabilità.

Le stesse nuove Indicazioni 2025 scrivono che “è necessario avviare a scuola un profondo lavoro educativo e preventivo: un’educazione del cuore che crei occasioni didattiche di esperienza di sentimenti basilari come la fiducia, l’empatia relazionale ed affettiva, la tenerezza, l’incanto, la gentilezza”.

Sarebbe bello che il ministro Valditara, dimostrando di prendere proprio sul serio queste parole scritte nelle ‘sue’ Indicazioni nazionali, le ricordasse ai suoi onorevoli colleghi.

E se proprio sentisse il bisogno di inviare gli ispettori, questi andassero a verificare che si’, quelle insegnanti di Marostica stanno prendendo molto sul serio l’invito ad educare il cuore’. E per questo vanno portate ad esempio.

Don Bosco, che frequentava minori che delinquevano e poveri emarginati, ricordava a quanti se ne scandalizzavano, che “l’educazione è una cosa del cuore”. Ma, attenzione, non del Libro Cuore.

Come ha scritto nella sua ultima enciclica Papa Francesco, “l’educazione del cuore ha conseguenze sociali”.

Dal WEB

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