e ancora di più
alla compassione.
Non si educa a parole.
-di Italo Fiorin
Le parole non bastano, da sole non arrivano al
cuore.
Educare all’empatia fa
parte di quella più ampia educazione alla quale anche il ministro dell’Istruzione
e del Merito tante volte si è detto attento, tanto da aver persino promosso una
sperimentazione sulle cosiddette competenze ‘non cognitive’, che in realtà sono
anche cognitive, ma non importa…
In numerose scuole,
specie dell’infanzia e primaria, ci sono ambienti pensati per l’esperienza
sensoriale, e nessuno si scandalizza se i piccoli, scalzi o no, bendati o no,
sperimentano aromi, sensazioni, stimoli tattili o visivi… Sono spazi
specializzati, spesso con una attenzione particolare alle disabilità…
Il ministro certo
conoscerà, ad esempio, le belle esperienze di condivisione con persone non
vedenti, nelle quali gli alunni si mettono le bende agli occhi per cercar di
‘sentire’ almeno un po’ ciò che vivono i loro compagni ciechi…
Ora si legge che docenti
sensibili della scuola di Marostica abbiano fatto vivere un’esperienza molto
intensa, portando le loro classi a incontrare persone migranti, toccando, nel
faccia a faccia della condivisione, la loro realtà, aprendo non solo la mente,
ma il cuore alla comprensione.
Bambine e bambini di
classe quinta, che hanno camminato scalzi e bendati in un’aula scolastica,
accompagnati dalle loro insegnanti e perfino da una psicologa.
Il ministro avrà presto,
immagino, la bella opportunità di spiegare ai suoi colleghi parlamentari, che
hanno promosso un’interrogazione parlamentare, che talvolta chi ha gli occhi
bendati vede più nitidamente di chi, pur avendoli spalancati, rimane cieco. Che
la scuola non abita in una favola, e i bambini non vi giungono cadendo dai
cavoli, ma gli insegnanti hanno il delicato compito della loro introduzione
alla realtà, non dissimulando i problemi, ma aiutando ad esplorarli.
A questo servono la
letteratura e la matematica, la storia, la geografia, le scienze, la
tecnologia, gli strumenti ‘colti’ (direbbe qualcuno) dello stare al mondo con
consapevolezza e responsabilità.
Le stesse nuove
Indicazioni 2025 scrivono che “è necessario avviare a scuola un profondo lavoro
educativo e preventivo: un’educazione del cuore che crei occasioni didattiche
di esperienza di sentimenti basilari come la fiducia, l’empatia relazionale ed
affettiva, la tenerezza, l’incanto, la gentilezza”.
Sarebbe bello che il
ministro Valditara, dimostrando di prendere proprio sul serio queste parole
scritte nelle ‘sue’ Indicazioni nazionali, le ricordasse ai suoi onorevoli
colleghi.
E se proprio sentisse il
bisogno di inviare gli ispettori, questi andassero a verificare che si’, quelle
insegnanti di Marostica stanno prendendo molto sul serio l’invito ad educare il
cuore’. E per questo vanno portate ad esempio.
Don Bosco, che
frequentava minori che delinquevano e poveri emarginati, ricordava a quanti se
ne scandalizzavano, che “l’educazione è una cosa del cuore”. Ma, attenzione,
non del Libro Cuore.
Come ha scritto nella sua
ultima enciclica Papa Francesco, “l’educazione del cuore ha conseguenze
sociali”.
Dal WEB
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