siamo il presente
che ignorate»
I giovani
si riprendono le
piazze
A
Roma, decine di migliaia di persone in corteo per rivendicare il diritto alla
casa, alla scuola, al lavoro. Ma a farsi vedere e sentire sono soprattutto i
giovani, anche quelli alla loro prima manifestazione. Altro che generazione
apatica, chiusa in casa e persa dietro agli schermi: oggi hanno riempito le
strade di voci, colori ed energia, ricordandoci che il futuro non si aspetta,
ma si costruisce insieme.
Non
c’erano soltanto i soliti “megafonisti”, cresciuti nei centri sociali e nei
collettivi. Certo, i collettivi c’erano, si vedevano e si sentivano, con gli
striscioni in cui la parola chiave ricorrente era “futuro”. Ma c’erano,
accanto a loro, anche quelli che non hanno il physique du rôle da piazza
e da corteo, un po’ spaesati forse, magari al loro primo corteo, ma sicuri e
fiduciosi nel loro essere insieme.
Oggi
Roma era piena: dalla stazione Termini fino al Colosseo una lunga fila di
persone, bandiere di tanti colori e tanti cartelli, alcuni fantasiosi come i
giovani sanno essere: «Faccio più viaggi con l’alcol che con la benzina”,
“Affittiamo sogni”, scritto sulla sagoma tridimensionale di una casa
indossabile.
Altri
più arrabbiati, ma senza quell’odio e quella rabbia violenta di cui si parla
tanto ma che qui non si vede proprio: “Pensano che basti riempire il vuoto
con l’ordine”, o “Non siamo il futuro. Siamo il presente che voi
ignorate”. O il più minaccioso “Siamo le tenebre che vi cancelleranno”, o
semplicemente “Prendiamo il nostro futuro”.
Non
c’erano soltanto i ragazzi e le ragazze nelle strade di Roma stamattina, ma si
vedevano e si sentivano soprattutto loro, nei vari punti del lungo corteo, in
cui le diverse rivendicazioni si intrecciavano: i problemi della scuola,
della casa, del lavoro. A proposito di lavoro, applausi per la lavoratrice
che si è affacciata dalla finestra di un albergo, prendendosi una pausa dalle
pulizie della camera per partecipare a una protesta che sembrava una
festa. C’era un’energia che non si sentiva da tempo e che forse i giovani
si sono presi il compito di riportare in questo Paese insonnolito e
indolente. Mentre camminavo ai lati del corteo, per leggere gli striscioni,
osservare i volti, ascoltare le voci, mi domandavo: «Ma non era questa la
generazione apatica, persa dietro agli schermi, incapace di stare insieme?».
Nessuna voglia di provocare per il gusto di farlo, ma tanta voglia di esserci,
di contare, di farsi sentire.agazzi in corteo a Roma
Oggi
i giovani in strada hanno dato una lezione: non c’è silenzio che si possa
imporre, né con le buone né tanto meno con le cattive, quando le voci si
uniscono per chiedere il cambiamento. “Il popolo non si arresta”, si
leggeva su uno striscione. Per un giorno, l’impressione è stata quella di un
Paese che si risveglia, proprio grazie a quei giovani di cui noi adulti
spesso parliamo male, malissimo, additandoli come se fossero un problema,
mentre ci stanno indicando l’orizzonte.
Il
corteo è finito senza disordini che
non siano quelli prevedibili e inevitabili quando decine di migliaia di persone
scendono in piazza. Alcune tende spuntano ora nei pressi del Colosseo,
perché la casa dovrebbe essere un diritto e invece è diventata un lusso. E se
quelle tende nel cuore della storia daranno un po’ fastidio, vorrà dire
che è ora di prendersi cura del presente e del futuro.

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