sacramento
delle relazioni'
Mi trovavo ad Amsterdam, in scalo per il mio volo verso Seul e,
nell’attesa, mi chiesi se acquistare o meno un pensiero per le due colleghe che mi aspettavano in Corea e che nei giorni successivi mi avrebbero accompagnato
nel mio programma accademico. Riflettei un attimo e, in prima battuta, pensai
tra me e me: «In fondo vado lì per lavoro, anche Clara e Garam staranno con me
per lavoro, e già dedicare un’intera settimana alle loro università è un dono». Poi, però, mi arrivò il pensiero di «seconda
battuta»: «Ma proprio perché non è necessario, ha senso arrivare con un piccolo
pensiero». E così, con un modesto investimento economico, presi due oggetti in porcellana olandese (per inciso: se avessi avuto «buona
testa», e quindi quel pensiero mi fosse arrivato prima di partire, avrei speso
un terzo del denaro...).
Il pensiero ha infatti
uno strano rapporto con il dono. Perché, da una parte, arrivare con un dono da
una persona significa esattamente averla «pensata», aver voluto fare
intenzionalmente quel gesto. Quindi veramente un dono è un «pensiero».
Dall’altra parte, però, proprio nel dono vale il motto «il pensiero non basta»,
perché se fossi arrivato dalle mie colleghe dicendo: «Mannaggia, avevo pensato
di farvi un dono, ma poi, per mancanza di tempo, non sono riuscito, un
imprevisto me lo ha impedito» tale pensiero non solo non avrebbe sostituito il
dono, ma, anzi, avrebbe prodotto nelle destinatarie del suddetto «pensiero»
l’effetto esattamente contrario. In altre parole: il dono somiglia a quei
contratti che il diritto romano chiamava reali (come il deposito o il
pegno), che non sussistono senza la «cosa», la res. Quindi, il pensiero senza
dono è un anti-dono che produce effetti opposti a quelli del dono.
Ecco perché le cose che
diventano dono cambiano natura: l’intenzione e la destinazione donativa operano
una sorta di «transustanziazione». Una bottiglia di vino comprata per
berla insieme con i miei famigliari, e la stessa bottiglia di vino acquistata
per donarla a chi mi ha invitato a cena, sono due bottiglie di vino diverse,
pur essendo identiche da ogni punto di vista merceologico. L’intenzione (il
«pensiero») cambia il senso/direzione a quell’oggetto, che diventa un
sacramento di un rapporto; e come accade con i sacramenti della Chiesa, quell’oggetto rinvia a qualcosa di invisibile ma
reale, e ogni volta che guardiamo l’oggetto risaliamo al suo donatore.
Nella vita ci sono molti linguaggi. La cultura dominante del business vorrebbe, purtroppo, ridurli tutti a quello delle merci e del denaro. Ma il giorno in cui dimenticheremo tutte le lingue delle cose, quando le chiameremo non ci risponderanno più.
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