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venerdì 23 ottobre 2026

IL QUALUNQUISMO EDUCATIVO


“Sono necessarie diverse tipologie di coraggio: specialmente quello dei genitori nel saper educare con equilibrata fermezza i figli imparando a dir loro anche ‘no’ quando serve, ma anche quello di riconoscere i propri limiti”

 

-di GUIDO GUIDI GUERRERA

Volto assai noto al grande pubblico, figura di spicco del panorama culturale televisivo, Paolo Crepet è psichiatra, saggista e opinionista. Famoso per essere spesso al centro di accese polemiche a causa delle sue posizioni legate a educazione giovanile, ruolo delle famiglie e soprattutto della scuola, analizza con lucidità spesso iperlogica la realtà che ci circonda.

Seguitissime le sue conferenze in tutta Italia sempre aperte al dibattito franco con i presenti: una formula che continua a suscitare viva attenzione, decretando così il successo del progetto. Certamente il professore, dotato di non comune verve comunicativa e di indiscusso carisma, non si risparmia nell’affrontare temi scottanti e di evidente attualità dal suo punto di vista professionale mai banale né scontato.

Proprio questo può attrarre e insieme turbare dividendo animi e pareri, eppure destinato a creare sempre un notevole fermento intellettuale proprio in forza del contrasto che scaturisce da apprezzamenti e critiche. Chi vorrà incontrare il professore dal vivo e magari scambiarci due chiacchiere, il prossimo appuntamento è previsto in Toscana il 28 novembre venturo al Politeama Pratese.

Professor Crepet, lei ha scritto un libro intitolato Il Coraggio. Quanto coraggio occorre ai giovani, alle loro famiglie, per andare avanti nella vita quotidiana?

“Come scrivo nel mio libro sono necessarie diverse tipologie di coraggio: specialmente quello dei genitori nel saper educare con equilibrata fermezza i figli imparando a dir loro anche ‘no’ quando serve, ma anche quello di riconoscere i propri limiti e, contando sulle proprie capacità ri-creative, avere sempre la forza di ricominciare. Certo esistono categorie diverse di adulti e giovani che, a seconda dei casi, sanno scegliere quale direzione prendere. I soggetti che mi preoccupano sono invece quelli così troppo assorbiti dalle tecnologie da non sentire neppure il bisogno di fare appello a doti di coraggio. Le suggestioni che vengono dall’abuso di cellulari e pc cancellano infatti molte caratteristiche tipiche dell’uomo tra le quali proprio la componente del coraggio che viene assai spesso sostituita da illusioni virtuali”.

Questa è una società in evidente trasformazione. Cosa la distingue dal passato?

"Non posso fissare una data precisa, un punto fermo: però c’è stato un tempo, neppure troppo remoto, in cui i giovani erano giovani e gli adulti, adulti. E questo capitava in un contesto molto diversificato: io sentivo musiche che mia madre sconosceva, tanto più mio nonno. Oggi viviamo in una condizione globalizzante nella quale nonni, mamme, zie e ragazzi ascoltano gli stessi idoli musicali e guardano gli identici film magari stando ore sul telefonino. Quindi è molto difficile puntare il dito sulla gioventù pronta ad alienarsi nelle dimensioni del mondo virtuale, perché è esattamente ciò che fanno anche i loro genitori. E questa è, a mio avviso, una novità assoluta. Non dimentichiamo il fatto che i social sono stati creati da noi adulti: in fondo ci siamo messi a costruire cose che dovevano essere finalizzate a usi elitari e professionali e invece sono andate a finire nelle mani dei nostri figli. Quindi non lamentiamoci del processo di ‘zombizzazione’ che coinvolge tutti indistintamente, in modo più o meno palese. Proprio in questi giorni durante un convegno su San Francesco, è stato molto imbarazzante scoprire come la maggior parte del pubblico, mostrando scarso interesse, fosse piuttosto impegnato a mandare messaggini a destra e a manca. Davvero sgradevole”.

Secondo il suo parere qual è il ruolo della scuola e della famiglia nell’educazione delle nuove generazioni?

“Sono due istituzioni che abbiamo ormai letteralmente tolto di mezzo. Le scelte improntate a un eccessivo permissivismo, l’abolizione del merito, la cancellazione di valori che fino a un certo periodo storico erano stati universalmente condivisi, tutto questo ha creato un corto circuito tra scuola e famiglia. Da tempo le cose hanno subito un forte degrado e adesso ci troviamo di fronte a una situazione difficilmente reversibile. Sappiamo bene che il mondo è soggetto sempre a cambiamenti, naturalmente sarà interessante scoprire se questi attuali si riveleranno utili a evolvere o meno”.

Adesso dobbiamo misurarci con l’IA. Cosa ne pensa?

"È la fine. È evidentemente la fine. Se qualcuno dice il contrario, beato lui. Con questo non intendo sostenere che qualsiasi progresso delle innovazioni tecnologiche sia demonizzabile, ma in questo caso temo come il furbetto di turno sempre in agguato possa approfittarsene a dismisura. Per prima cosa penso che nella testa di molti si tendano a confondere i super computer con l’intelligenza artificiale: tant’è vero che lo stesso Trump non esita a definire l’IA come super intelligenza, mettendo in atto una strategia di marketing decisamente scaltra. In realtà i due sistemi lavorano in ambiti totalmente distinti e tali devono rimanere. Va da sé che l’intelligenza artificiale può avere applicazioni di grande importanza e interesse, come in campo medico: eppure, la diffusione su larga scala di questo strumento ha già abbondantemente spalancato le porte a abusi di ogni genere. Personalmente, ad esempio, ho dovuto proteggere la mia immagine sporgendo regolare denuncia, a causa di video caricati su YouTube nei quali sembro io, quando in realtà si tratta solo di clamorosi fake. Quindi il pericolo c’è eccome e ci siamo dentro fino al collo!”.

Esistono rimedi a tutto questo?

“Difficilissimo. Anche chi dovrebbe occuparsene quasi mai interviene, anche se il problema riguarda tutti noi che restiamo esposti a questo tipo di abusi. Basti pensare che il nostro presidente del consiglio Giorgia Meloni è stata costretta a registrare e depositare la sua vera voce per difendersi dalle centinaia manovre di clonazione. Per non parlare dei tentativi di truffa da parte di quanti si spacciano per un congiunto invocando fraudolentemente un’emergenza, uno stato di pericolo o un bisogno per estorcere danaro ai malcapitati, convinti che sia tutto vero. Purtroppo viviamo in un’epoca complessa e piena di mille insidie".

Professore, parliamo di educazione, quella che un tempo era definita ‘buona educazione’ quale principio indiscutibile di un buon vivere…

“ Una volta l’idea stessa di educazione assumeva valore collettivo, un’idea non a caso collegata alla scuola che non solo ci forniva nozioni ma aveva anche un ruolo formativo sul piano caratteriale e del comportamento nei riguardi degli altri. Questo era una modello condiviso di educazione: era quella riconosciuta da ciascuno, era l’educazione di Don Milani e di tutti i grandi pedagogisti del ‘900. Sta di fatto che le basi dell’educazione dovrebbero partire dalle famiglie, che ormai non ne riconoscono più i principi, ritenendoli secondari rispetto a ben altri aspetti ed esigenze della vita così com’è intesa ai giorni nostri. Quindi vige una sorta di qualunquismo educativo che è ormai quasi universalmente adottato perché tutto sommato il lassismo è anche sinonimo di comodità e di disimpegno, evitando le strade strette dell’immancabile sacrificio pedagogico”.

Molte parole hanno conservato lo stile formale, ma esprimono concetti intrinseci diversi rispetto a ieri. Il lavoro, per esempio…

“Il lavoro inteso come fatica è un concetto desueto. Il lavoro dell’operaio, con le sue rivendicazioni, gli scioperi del passato, quello dell’insegnante o del borghese professionista, sembrano ricordi destinati a sbiadirsi molto presto. Oggi i lavori sono altri: l’influencer, l’esibirsi in vari modi sulle diverse piattaforme social, o se proprio va male accettare di lavorare ma al massimo da martedì a giovedì. Ci si dimentica però di un particolare: che la gioventù passa e il welfare è prodotto dal lavoro. Per adesso non è un problema, anzi è un trascurabile dettaglio: tanto ci sono i nonni.

Fino a quando?".

LUCE

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