e l'Occidente
in cerca
di un'identità sociale
-di Vito Mancuso
«Pecore senza pastore»:
così Gesù ai suoi tempi definiva le folle, e così oggi ci ritroviamo a essere
noi, europei, occidentali, in questo tempo confuso e impaurito della post
modernità, da qualcuno già ridefinito della post umanità. La cosiddetta "morte
di Dio" proclamata da Nietzsche e poi posta a fondamento della gran parte delle
espressioni del pensiero novecentesco (politica, psicanalisi, arte, economia…)
ha rappresentato la morte del pastore, ovvero di quella realtà capace di
aggregare le libertà e i sentimenti degli esseri umani rendendoli concretamente
soci gli uni degli altri, e quindi tali da formare veramente una società
(l'originale latino societas non a caso viene da socius). Oggi, senza più
pastore, privi di una realtà universalmente riconosciuta come più importante di
noi e quindi tale da renderci soci aggregandoci tra noi (il verbo aggregare
viene da gregge), ci ritroviamo dis-gregati, senza gregge, non più soci tra noi
ma dis-sociati, stranieri morali gli uni degli altri.
Il bisogno di
aggregazione però è costitutivo dell'essere umano, siamo "animali
politici", ci definiva giustamente Aristotele, quindi la mancanza di aggregazione genera
malessere, senso di vuoto, ansia.
È per questo che quando
ci possiamo di nuovo aggregare nel nome di valori e di ideali più importanti
degli interessi immediati, ritroviamo una dimensione decisiva della nostra
natura e un senso di autentica gioia pervade l'esistenza. È quanto è avvenuto durante
la gioiosa visita di Papa Leone in Francia.
Certo sarebbe improprio
considerare gli ottantamila giovani dello Stade de France l'espressione di
tutti i milioni di giovani francesi, così come le folle degli Champs-Élysées
l'espressione della totalità della popolazione francese. Però sarebbe altrettanto
improprio non cogliere in questa inaspettata attenzione verso il Papa della Chiesa cattolica un segno dei tempi. Quale? Il bisogno di
un'identità sociale. Il principio di laicità, che proprio in Francia ha avuto
la sua massima celebrazione a partire dalla rivoluzione del 1789, ha dato a ogni cittadino la
possibilità di costruirsi un'identità personale, rappresentando la grande
liberazione dalle ingerenze dello Stato e soprattutto della Chiesa nella vita degli individui. La vittoria della
laicità ha comportato la cessazione di quella forzata tutela che imponeva a
ognuno cosa credere e cosa no, cosa fare e cosa no, chi amare e chi no,
impedendo all'individuo tutto ciò che risultava difforme rispetto al canone
stabilito. La laicità è stata la grande liberazione degli individui e
l'affermarsi della loro identità personale.
Non si tratta quindi di
tornare a essere gregge come un tempo, perché noi non siamo pecore, e se ci
siamo disgregati dalle precedenti aggregazioni è stato perché avevamo bisogno
di libertà. Nessun ritorno al passato, nessun tradizionalismo, nessuna restaurazione
saranno mai possibili se gli esseri umani non vorranno tradire la propria
storia e se stessi. Si tratta piuttosto di ritrovare un'aggregazione più
autentica, più matura e più responsabilizzante rispetto a quella del passato,
che vinca l'isolamento dell'individualismo in cui siamo precipitati e ci
restituisca il senso dell'autentica comunità.
Con il suo volto mite e
fraterno che lo rende così diverso da un minaccioso leone, a dispetto del nome
che si è scelto; con quel suo gentile modo di essere che lo fa assomigliare
piuttosto a un inedito "leone erbivoro", questo Papa, in questo mondo sempre più in mano a spietati leader
carnivori, sembra proprio rappresentare l'espressione di quella "forza
debole" che sa parlare gentilmente alle nostre coscienze, facendoci
ritrovare il desiderio della vita comune senza perdere la vita libera.
Se la Chiesa cattolica nelle sue diverse espressioni, a partire
soprattutto dalle parrocchie, si saprà porre al servizio di questa esigenza di
comunità e di identità sociale (senza approfittarne per riprendere le antiche
posizioni di potere, ma con vero spirito di servizio), forse potrà tornare a
essere quel "sale della terra" e quel "lievito della pasta"
di cui al suo riguardo parlava Gesù.
Vatican News
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