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mercoledì 2 settembre 2026

LA CURA DEL CREATO

 


La cura del Creato 

è una questione

 teologica


La Commissione Teologica internazionale pubblica il documento “Prendersi cura della nostra Casa comune” che invita a una “risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio. Il deterioramento dell’ambiente è allarmante, occorre azione urgente per la sostenibilità del pianeta. Nessuno è una monade, tutto è connesso: "Ascoltare il grido della Terra e dei poveri"

Isabella Piro – Città del Vaticano

Come rispondere, in ottica cristiana, alla “crisi ecologica e sociale”, “miope e suicida” in cui è caduta l’umanità? È la domanda posta alla base del nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI), intitolato “Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. Pubblicato oggi, mercoledì 2 settembre, con l’autorizzazione di Leone XIV, il testo è frutto di riflessioni svoltesi tra il 2022 e il 2025. L’assunto iniziale è la “triplice mutazione” che ha portato, negli anni, a perdere la spontanea percezione della natura come creazione di Dio; all’affermarsi di una visione sempre più antropocentrica e predatrice nel rapporto tra uomo e Creato; e al dilagare di una crisi planetaria.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

Tutto è connesso

Il documento è suddiviso in tre capitoli: nel primo – “La Casa comune, opera del Dio trinitario” – si rimarca “l’impronta non solo divina, ma anche trinitaria” presente nel Creato, illustrata attraverso l’insegnamento di quattro Santi Dottori della Chiesa: Agostino di Ippona, Ildegarda di Bingen, Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d’Aquino. Tale impronta trinitaria ha i tratti della sacramentalità – cioè è segno di “una realtà sacra e nascosta” che trova la sua “massima elevazione” nell’Eucaristia – e dell’interrelazione, poiché l’essere umano risponde alla sua vocazione dispiegando correttamente le relazioni con Dio, con gli altri e con il Creato. Ciò significa, evidenzia la CTI, praticare “la gratuità filiale nei confronti di Dio”; “la solidarietà e la misericordia verso il prossimo”; e “la cura della Casa comune”. È una questione di equilibrio: “Niente e nessuno è una monade – si legge nel documento – Tutto è interrelazionato” per formare “un’unica comunità di vita”.

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L’origine dell’universo secondo scienza e fede

Il primo capitolo sviluppa inoltre il dialogo con alcune visioni scientifiche e filosofiche del cosmo (ad esempio immanentismo, panteismo, soprannaturalismo), illustrando come la fede nel Dio creatore offra qualcosa che la scienza non riesce a dare, pur indagando “legittimamente” le prime fasi dell’universo. Se infatti la cosmologia riflette su come è nato il mondo, la fede ne spiega il perché: Dio dà origine metafisica, non semplicemente fisica, all’universo, e chiama liberamente all’esistenza ciò che di per sé non esisterebbe.  

Il principio sabbatico

Il secondo capitolo – “L’essere umano nella Casa comune” - si apre con una riflessione sull’uomo creato a “immagine e somiglianza di Dio”, il che offre lo spunto per ribadire che le differenze – di etnia, genere, cultura, status sociale o economico – non implicano in alcun modo una gradazione gerarchica. Il loro utilizzo per discriminare o sottomettere l’altro si allontana dal disegno di Dio. Il documento rimarca poi l’importanza del “principio sabbatico” il quale, un giorno a settimana, consente alla Terra di riposarsi nel rispetto dei ritmi originari, e all’umanità di rendere grazie al Signore con la preghiera. Tale principio insegna anche ad “avere uno sguardo disinteressato, liberato dall’appetito di possedere, dominare o aggredire”.

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Appello alla conversione ecologica

La CTI riassume, quindi, alcuni dati “molto allarmanti sul deterioramento ecologico”: il dissolversi della diversità biologica la quale “non è un lusso esotico”, bensì “un fattore chiave” per la sicurezza alimentare; l’inquinamento atmosferico; il peggioramento della qualità dell’acqua; la guerra che accelera “brutalmente” la distruzione dell’ambiente; le ricadute “gravissime” di tutto questo sui più poveri, sfruttati nelle loro risorse naturali e costretti alla migrazione. Di qui il forte appello lanciato dalla Commissione: di fronte a una crisi ecologica “senza precedenti”, occorrono non solo soluzioni scientifiche e tecniche – come ad esempio cambiamenti sostanziali nei sistemi di produzione, consumo, trasporto e utilizzo dell’energia – ma anche e soprattutto “un cambiamento dei valori culturali”, una vera e propria conversione ecologica nel modo di vivere.

Il peccato contro il Creato e contro il Creatore

Al riguardo, il documento propone di parlare di “peccato contro il Creato e contro il Creatore”, una formulazione teologica che unisce il danno ambientale al rifiuto del disegno divino della creazione, evitando sia il linguaggio puramente scientifico (come “ecocidio”), sia la dispersione della responsabilità. L’attuale momento storico, infatti, “richiede a tutti, a partire da coloro che sono responsabili della vita pubblica, un’azione urgente a favore della sostenibilità del pianeta e dell’abitabilità della Casa comune. Non è solo un’esigenza etica, ma anche teologica”.

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L’Eucaristia, “scuola ecologica”

Lo sguardo di fede porta a respingere anche “due estremi inaccettabili”: l’antropocentrismo predatorio che considera l’umanità come “padrona assoluta di tutto il creato” e il biocentrismo o ecocentrismo che assolutizza la natura. La proposta cristiana, invece, è quella di un “antropocentrismo situato” (espressione di Papa Francesco ripresa da Leone XIV) che pone l’essere umano come “amministratore e servitore del Creato”: egli infatti è chiamato sia a curare in modo responsabile la Casa comune, secondo “la mente e gli interessi legittimi del proprietario” che è Dio; sia a collaborare al disegno divino con un “generoso servizio”. Questa duplice vocazione trova il suo vertice nell’Eucaristia, “scuola ecologica” grazie alla quale si promuove “un atteggiamento positivo e proattivo nei confronti della natura”, ovvero lontano da modalità utilitaristiche o paurosamente difensive.

La logica giubilare e la spiritualità ecologica

Il terzo capitolo – “La cura della Casa comune” – offre alcune linee guida operative, articolate attorno a cinque relazioni fondamentali della persona. Dal rapporto con Dio deriva la “logica giubilare”: basata sulla fraternità e la solidarietà che “segnano un limite invalicabile all’avidità nell’uso della Terra”, nonché sulla gratuità e l’umiltà di chi “non cade nella pulsione di accaparrarsi ogni cosa”, tale logica conduce alla giustizia sociale. Dal rapporto con sé stessi scaturisce “una spiritualità ecologica”: di fronte all’attuale paradigma tecnocratico che impone ritmi frenetici nel lavoro e nella vita personale, familiare, sociale e religiosa, tale spiritualità guarda all’ora et labora benedettino per invitare a uno stile di vita sano, attento al consumo (“ogni atto di acquisto è un atto morale”), e responsabile.

 

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Il grido della Terra e dei poveri

Dal rapporto con il Creato conseguono principi come la riverenza; la sostenibilità (“criterio imprescindibile che deve normare il sistema di vita e il modello economico che lo regge”); l’ascolto del “grido sconvolgente” della Terra, “tragicamente legato al grido dei poveri”, i quali patiscono maggiormente “le conseguenze del maltrattamento del pianeta”; il rispetto per la vita (che consente all’uomo di usare le risorse naturali, ma secondo necessità e moderazione, non attraverso uno sfruttamento indiscriminato); l’ascesi e il digiuno (risposta morale al sovrasfruttamento delle risorse, specialmente nei Paesi ricchi); e un impegno differenziato secondo le responsabilità delle diverse Nazioni.

La sacralità della vita umana e il rifiuto della guerra

Ancora: dal rapporto con il prossimo emergono la sacralità della vita umana (diritto incondizionato e inalienabile che gli Stati devono proteggere e promuovere, anche con il rifiuto della guerra); la destinazione universale dei beni (per la Tradizione cristiana, “la proprietà privata non è un diritto assoluto” e pertanto la Casa comune deve essere curata anche per le generazioni future); la fraternità (antidoto a violenza, ingiustizia e a un individualismo “falso, egoista, atroce e avido”); la misericordia (senza amore, la vita umana si allontana da Dio e diventa subumana); e l’opzione preferenziale per i poveri, sempre più esposti al degrado ambientale e sempre più privi di risorse per mitigarne gli effetti.

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La collaborazione interreligiosa

Come quinta e ultima relazione, la CTI riflette sul contributo alla cura del Creato offerto da diverse religioni: giudaismo, Islam, induismo, buddismo, confucianesimo, religioni africane e quelle originarie americane e oceaniche. Si evidenziano in particolare gli elementi più comuni: l’interconnessione tra tutto ciò che esiste e il dovere di rispettare tutti gli esseri viventi e la responsabilità dell’uomo. Pertanto, “dal punto di vista della fede cristiana, le porte sono aperte a una collaborazione interreligiosa nel compito comune della custodia rispettosa di tutto il Creato, al servizio del fiorire della vita e della comunione con il Trascendente, che è all’origine ed è il fondamento di ogni vita”.

Responsabilità morale

Nella conclusione del documento, la Commissione riafferma che la questione ecologica è, in ultima istanza, una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio stesso. Libertà e responsabilità morale restano il fondamento indispensabile di ogni impegno ecologico autentico. Il testo invita quindi a una “svolta ecologica” che sia insieme culturale e spirituale — sul modello di san Francesco d’Assisi — e si chiude su una nota di speranza: la crisi ambientale, per quanto grave, non intacca la fiducia in Dio che fa “nuove tutte le cose". 

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