della missione
è nel volto altrui'
-di Luciaa Vantini
La teologa Lucia Vantini firma l’editoriale di “Popoli e Missione”, sviluppando una riflessione a partire
dalle Scritture. “Quando Pietro varca la soglia di casa di Cornelio, Dio è già lì. Il Vangelo non è un patrimonio da
traghettare da una riva all’altra del mondo. È qualcosa che precede, che abita
luoghi che non abbiamo ancora attraversato, che attende in volti che non
abbiamo ancora guardato”.
Partiamo da una domanda
che può dare un po’ di vertigini: e se la verità di ciò che siamo – e di ciò
che facciamo – non ci appartenesse davvero? La domanda va dritta al cuore umano
ma anche al cuore della realtà, e rivela che ci sono parti di noi destinate al
mondo fuori. Una donna sa di ricevere il suo essere madre – nel nome e nei
gesti – da coloro che ha messo al mondo. Ciò vale anche per la fede. Il Vangelo di Matteo ce lo ricorda in modo deciso: la verità
del legame con Cristo appartiene al più piccolo dei miei fratelli e alla più
piccola delle mie sorelle e passa per ciò che faccio, o non faccio loro. La
misura di quanto una vita fiorisca in Dio, dunque, non viene dall’autocoscienza
religiosa ma dall’incontro generoso con chi ha fame, ha sete, viene da lontano,
non ha nulla, si trova in carcere. Il sacro che abita il mondo si scopre solo
così.
Gesù chiede: “Chi dite
che io sia?”. Anche Gesù conosce questa legge: non si
presenta a partire da sé, dai suoi sogni o dalle proprie intenzioni. Chiede ad
altre e ad altri di comprendere e di esprimere la sua storia, la sua umanità
divina, il suo venire dal Padre nello Spirito. Non si tratta di incertezza
nella missione, né di orgoglio che domanda riconoscimento.
È la logica stessa
dell’incarnazione. È lo stile stesso della Scrittura, che si
esprime come memoria delle comunità che lo hanno incontrato.
È anche ciò che è
accaduto nella storia, se rileggiamo con attenzione lo straordinario incontro
tra Gesù e la donna siro-fenicia: Gesù riceve l’universalità della
propria missione da una donna straniera e pagana. L’evangelista Marco colloca
la scena tra due moltiplicazioni dei pani, quella per Israele e quella in terra
pagana. Senza di lei, il pane disceso dal cielo sarebbe rimasto al di qua del
confine.
La tentazione del bene. Se la verità della
missione sta nel volto altrui, non può trattarsi di un’azione lineare che passa
da una vita all’altra, come se la prima potesse portare fede alla seconda.
Questa è la tentazione del bene, la più insidiosa, perché si maschera da generosità
mentre conserva intatta la struttura del potere. Io so, tu hai bisogno. Io do,
tu ricevi.
La missione
relazionale e vincolata al volto altrui dice l’opposto: io non so ancora chi
sono finché non ti incontro.
La relazione non è il
luogo in cui si eroga un servizio: è il luogo in cui si forma il senso e si
apre una strada nuova. Ci sono tanti modi di cancellare il volto dell’altra
vita. Accade quando non gli lasciamo raccontare la storia, quando non ci
interessa cosa hanno visto i suoi occhi, quando con il nostro giudizio
occupiamo la strada che lo Spirito ha spalancato davanti ai suoi piedi. Lo
Spirito arriva prima – e con più grazia – di noi.
La missione è un viaggio…
Negli Atti degli Apostoli c’è un episodio che sovverte ogni
arroganza missionaria: Pietro e Cornelio. Lo Spirito lavora su entrambi: è la
sorgente segreta di questo incontro. Quando Pietro varca la soglia di casa di
Cornelio, Dio è già lì. Il Vangelo non è un patrimonio da traghettare da una
riva all’altra del mondo. È qualcosa che precede, che abita luoghi che non
abbiamo ancora attraversato, che attende in volti che non abbiamo ancora
guardato.
Ogni cultura ha
custodito una parte di ciò che noi abbiamo lasciato cadere:
il tempo come dono e non
come misura, la terra come dimora e non come risorsa, la pace come legame e non
come assenza di guerra. Non si tratta di complementarità edificante: si tratta
di frammenti di Vangelo che qualcun altro ha tenuto vivi mentre noi gravitavamo
altrove. Pietro non converte Cornelio: è l’incontro con Cornelio a convertire
Pietro. All’uomo che si sentiva missionario viene restituita una fede diversa,
più libera.
Pietro torna a
Gerusalemme diverso, ma è così che deve andare: la missione è un viaggio che
cambia chi credeva di guidarlo.
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