Gallagher: "perdoniamo"
e "chiediamo perdono",
parole di grande forza
e attualità
Il segretario per i
Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali ha partecipato ad un
evento organizzato nell'ambasciata della Polonia presso la Santa Sede per la
presentazione del volume "Perdoniamo e chiediamo perdono" dedicato allo
storico messaggio dell'episcopato polacco ai vescovi tedeschi del 18 novembre
1965
-di Dorota
Abdelmoula-Viet – Città del Vaticano
"Perdoniamo e
chiediamo perdono", due parole che ancora oggi mantengono una forza e
un'attualità peculiari. Lo ha detto l'arcivescovo Paul Richard Gallagher,
segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali,
intervenendo ieri sera 21 settembre alla presentazione del libro dal titolo,
appunto, Perdoniamo e chiediamo perdono ispirato allo storico
messaggio rivolto dai vescovi polacchi ai vescovi tedeschi nel 1965. Il volume,
presentato presso l'Ambasciata della Polonia presso la Santa Sede, è il frutto
di un convegno scientifico tenutosi lo scorso anno alla Gregoriana, in occasione
del 60.mo anniversario di questo storico evento.
Il perdono dono del
Signore
Nel suo intervento,
monsignor Gallagher ha sottolineato l'importanza attuale del gesto compiuto
anni fa dai due episcopati. "Le parole ‘perdoniamo e chiediamo perdono’,
pronunciate in un'Europa ancora profondamente segnata dalle ferite della
guerra, conservano anche oggi una forza e un'attualità peculiari”, ha
affermato. “Esse ci ricordano che la riconciliazione nasce non dal dimenticare
il passato, ma dalla capacità di affrontarlo nella verità, aprendosi con
coraggio e fiducia al dialogo sincero, senza dimenticare che per un cristiano
essa è innanzitutto un dono del Signore risorto, come afferma San Paolo ‘Dio ci
ha riconciliati mediante Cristo’”.
L’arcivescovo ha
sottolineato che la pubblicazione è un invito a riflettere sul valore di questa
testimonianza "per il presente e per il futuro, in un tempo nel quale non
mancano nuove divisioni e contrapposizioni. Essa ci ricorda quanto sia prezioso
custodire ciò che è stato pazientemente costruito nel corso dei decenni".
Ha inoltre espresso gratitudine alle Ambasciate di Polonia e Germania presso la
Santa Sede per il loro impegno nel promuovere la memoria di questo evento che
ha contribuito in modo unico alla costruzione della riconciliazione nell'Europa
del dopoguerra. Gallagher ha anche auspicato che "le mani tese
sessant'anni fa continuino a rimanere unite e possano indicare anche alle nuove
generazioni una via di riconciliazione, di comune responsabilità e di
pace".
Il mondo ha bisogno di gesti coraggiosi di riconciliazione
Da parte sua,
l'ambasciatore della Polonia Adam Kwiatkowski ha ringraziato l'arcivescovo
Gallagher per aver fatto riferimento nei suoi interventi al messaggio dei
vescovi polacchi ai vescovi tedeschi. "Per noi, per la Polonia e per la
Germania, questo è di enorme importanza", ha detto. E ha evidenziato
l'importanza del fatto che l'ultimo evento che ha organizzato prima di tornare
in Polonia sia stato un incontro dedicato alla riconciliazione. "Il mondo
ha bisogno di qualcosa di più. Ha bisogno di gesti e decisioni più coraggiosi,
capaci di anticipare i tempi”. Ha bisogno, cioè, che si tenda la mano al
prossimo. Ha bisogno che si mostri rispetto e gratitudine verso l'altro,
nonostante le differenze esistenti.
Anche l'ambasciatore
tedesco, Bruno Kahl, ha ribadito l'urgente necessità di trarre ispirazione dal
gesto di riconciliazione compiuto anni fa dai vescovi dei due Paesi: “La
riconciliazione è difficile ma è possibile, però qualcuno deve fare il primo
passo”. L’auspicio è che questa pubblicazione aiuti a risvegliare le
istituzioni e a sensibilizzare a questi valori e a questa comprensione
fondamentale “in modo tale da consentire che anche oggi nascano iniziative
similari per superare l'odio, la violenza e la guerra”.
"Questo libro è un
riassunto di tutte le nostre attività legate al 60.mo anniversario della
lettera dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi", ha dichiarato ai media
vaticani, a margine della presentazione, il dottor Andrzej Jerie, direttore del
Centro "Memoria e Futuro" di Breslavia e ideatore delle celebrazioni
dell'anniversario. "Se leggiamo attentamente ciò che vi è scritto, vedremo
i frutti concreti delle nostre attività congiunte per costruire buone relazioni
tra Polonia e Germania. Tra le altre cose, vi sono le toccanti parole di Knut
Abraham, che durante la conferenza ha affermato che le celebrazioni di
Breslavia per il 60.mo anniversario della lettera dei vescovi polacchi ai
vescovi tedeschi hanno contribuito a far sì che il Bundestag votasse quasi
all'unanimità a favore del finanziamento della Casa Polacca e del monumento
alle vittime polacche della Seconda guerra mondiale a Berlino. Per questa sola
frase è valsa la pena pubblicare questo libro".
Alla presentazione della
pubblicazione hanno partecipato anche, tra gli altri, l'arcivescovo Antonio
Guido Filipazzi, nunzio apostolico in Polonia; l'ex primo ministro Hanna
Suchocka; il professor Marek Inglot, presidente del Pontificio Comitato di
Scienze Storiche, nonché un gruppo di una quindicina di ambasciatori e capi di
missioni diplomatiche accreditate presso la Santa Sede.
Vatican News
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