- di Luigino Bruni
Innanzitutto, si accorge
che non scegliamo la cosa più importante della vita: venire al mondo. Ci
ritroviamo catapultati in questo pianeta terra, in una famiglia (se siamo
fortunati), con genitori che non abbiamo scelto, con, qualche volta, fratelli e
sorelle che non abbiamo scelto, spesso con cani e gatti.
Queste persone, le più
importanti della nostra vita, non le abbiamo scelte: ci sono capitate, ci
capitano. E da loro dipendono i nostri cromosomi, e le
dimensioni fondamentali della nostra personalità, quelle che si formano durante
l’infanzia. Ecco allora
che il campo di azione della libertà si riduce decisamente, appena lo
confrontiamo con quelle semplicissime parole che sono «vita» e
«famiglia».
Poi, quell’ipotetico
osservatore inizia a guardare le scelte del partner,
di mogli e mariti. E lì spera che finalmente ci si muova nel registro delle
scelte libere. E invece, se guarda bene, si accorge che anche qui la libertà è
molto limitata. Certo, all’inizio c’è spesso una storia d’amore, un
innamoramento, un mutuo scegliersi. Nei primi anni, le coppie e le famiglie
hanno la sensazione di trovarsi in un campo fatto, almeno questo, di scelte
libere. Passa, però, il tempo, e si capisce che la moglie che abbiamo scelto è
cambiata molto, e noi anche di più. E arriva ogni tanto la famosa e tremenda
frase: «Non sei più la persona che ho sposato». Parole che non di rado
conducono alle separazioni, perché
se ci siamo convinti di aver fatto una scelta libera ieri, pensiamo di poterne
fare oggi un’altra simile e di segno opposto, per tornare alla libertà
originaria. Ma queste frasi tremende possono anche essere l’inizio di qualcosa
di veramente nuovo, della benedetta vita adulta. Quando,
finalmente, capiamo che la moglie e il marito non sono merci che si acquistano
nei mercati, e non arrivano al termine di confronti di vari rapporti
qualità-prezzo.
L’incontro decisivo di
una esistenza umana non è frutto dei nostri calcoli, della nostra razionalità
economica: accade, arriva, ci raggiunge alla fine di un misterioso sentiero. La
persona che giunge l’avevamo già dentro, ma non lo sapevamo. L’incontro l’accende,
non la crea. Libertà? Poca. Il resto è semplicemente gratuità, grazia, amore,
candore del mondo. E anche se un giorno ci lasciamo, perché succede anche
questo, sappiamo, invecchiando, che quella persona che era già dentro di noi ci
accompagnerà per sempre, anche a nostro dispetto: ho visto donne e uomini
morire, e ripetere tra le ultime parole il nome di un marito o di una moglie
lasciati decenni prima.
Per non parlare
delle vocazioni: pensiamo
di pronunciare liberamente il nostro «sì», finché, in un altro giorno, non
comprendiamo che è stato il «sì» a scegliere noi, e, ci domandiamo: ma ero
veramente libero quando ho risposto «sì»? Vorremmo dire di sì, ma, se siamo
onesti, sappiamo che la storia è molto più complessa, che siamo amati e
guardati dalla vita prima che noi la guardiamo e amiamo.
La libertà è stupenda, lo
sappiamo, passiamo tutta la vita a inseguirla, e guai a noi se non lo
facessimo. Ma è molto triste quella vita che termina senza capire che molte,
forse quasi tutte, le persone e le azioni più importanti della nostra esistenza
ci hanno scelto prima che lo facessimo noi nei loro confronti. E allora inizia
la vera gratitudine.
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