all’avanguardia
del progresso
L'intervista a don Elio Cesari,
presidente del Centro Nazionale Opere Salesiane (CNOS)
Di Simone Baroncia
Roma , giovedì, 17.
settembre, 2026 14:00 (ACI Stampa).
L’Italia è tra i Paesi
europei in cui la povertà educativa è più forte, in particolare al Sud dove la
dispersione scolastica supera il 14%; per interrompere questo trend la rete
‘Salesiani per il sociale’ ha avviato alcuni progetti sul
territorio nazionale per favorire un processo di apprendimento da parte di
bambini e adolescenti, come ha affermato don Francesco Preite, presidente
nazionale della rete:
“La povertà educativa non
è più un’emergenza, ma un fenomeno grave e strutturale nella società italiana,
che coinvolge oltre un milione di minori e compromette la crescita delle
giovani generazioni. Di fronte a questa realtà, è
indispensabile rifinanziare il fondo nazionale di contrasto alla povertà
educativa e adottare politiche sistematiche che rafforzino i servizi educativi
e sociali a supporto dei minori e dei giovani in difficoltà”.
Per questo è necessario
lavorare sulla prevenzione, secondo don Elio Cesari, presidente del
Centro Nazionale Opere Salesiane (CNOS): “Ogni giorno, un esercito di
educatori, assistenti sociali e psicologi, insieme a famiglie e scuole, lavora
per creare un ambiente educativo fondato su fiducia, accoglienza e
accompagnamento personale. Seguendo il sistema preventivo di don Bosco,
promuoviamo conoscenze e competenze, aiutando bambini e ragazzi a inseguire le
proprie aspirazioni e costruire un futuro migliore attraverso lo studio, la
creatività e lo sviluppo delle proprie capacità”.
Allora, cosa vuol dire
oggi educare?
“Educare oggi significa
accompagnare i giovani nel cammino della vita con uno stile che non offra loro
semplici istruzioni, ma sia essenzialmente costituita da una ‘presenza
educativa’ che don Bosco chiedeva a chi si occupa dei giovani. E’ l’arte di
formare il cuore prima ancora della mente, facendo sì che ogni ragazzo possa
scoprire la propria vocazione, cioè il progetto che Dio ha su ciascuno. In
Italia i Salesiani sono presenti con oltre 150 scuole, 60 centri di formazione
professionale e 1.400 oratori e centri giovanili, offrendo così un’educazione
integrale a migliaia di ragazzi, che vivono un contesto di povertà educativa
che tutti sentiamo come una emergenza”.
E’ possibile educare
‘buoni cristiani ed onesti cittadini’?
“Certamente! Questa è la
grande missione che don Bosco ci ha lasciato in eredità. Educare significa
aiutare i giovani a crescere nella fede e nella responsabilità, affinché
diventino uomini e donne capaci di contribuire al bene della società. Un buon
cristiano è anche un onesto cittadino, perché vive i valori evangelici con
impegno concreto nella vita di tutti i giorni. Don Bosco è stato precursore e
ci insegna l’arte di accompagnare ogni giovane secondo una integrità di tutte
le dimensioni che rendono la vita ‘piena e bella’, senza mettere da parte
nessuno degli ambiti in cui siamo chiamati a portare la nostra testimonianza di
fede vissuta. Proprio per questo, oggi in Italia, i Salesiani e le Figlie di
Maria Ausiliatrice accompagnano circa 200.000 giovani attraverso scuole,
oratori, centri di formazione professionale, università, residenze
universitarie e progetti di accoglienza per minori in difficoltà”.
In quale modo è possibile
essere all’ ‘avanguardia del progresso’, come affermava san Giovanni Bosco?
“Essere all’avanguardia
non significa solo usare nuove tecnologie, ma saper leggere i segni dei tempi e
rispondere con creatività e audacia alle sfide del mondo. I Salesiani, sin dai
tempi di don Bosco, hanno sempre innovato i metodi educativi e formativi,
facendo dell’educazione in genere e della scuola e formazione al lavoro nello
specifico gli strumenti di crescita per i giovani, soprattutto quelli più
fragili. Il contatto e la presenza in mezzo ai giovani ‘ci costringe’, in
termini assolutamente positivi, all’aggiornamento continuo rispetto al mondo in
cui viviamo e agli stimoli più interessanti rispetto all’innovazione e al
futuro”.
Attraverso quali mezzi si
può combattere la povertà educativa?
“La povertà educativa si
combatte innanzitutto con ambienti educativi: con scuole, centri di formazione
professionale e residenze universitarie che siano vere "case" per i
ragazzi; con oratori e centri giovanili che accolgano, formino e offrano
opportunità di crescita; con case famiglia e comunità per minori in cui
possiamo offrire di più a chi ha avuto meno dalla vita. Poi ci sono le persone:
servono educatori appassionati, programmi di formazione professionale e
un’alleanza tra scuola, chiesa, famiglia e comunità. In particolare, voglio
sottolineare che in Italia i Salesiani gestiscono circa 300 opere sociali, tra
cui comunità per minori, case famiglia e progetti di inclusione per giovani
migranti, offrendo loro non solo istruzione, ma anche sostegno umano e
spirituale”.
In quale modo i salesiani
raccontano la speranza ai giovani?
“I Salesiani raccontano
la speranza con l’esserci, stando accanto ai giovani, credendo in loro anche
quando il mondo sembra voltar loro le spalle o quando arrivano a disperare di
se stessi. Offriamo spazi di accoglienza, momenti di preghiera, esperienze di
servizio e soprattutto testimoniamo con gioia che Dio non abbandona mai
nessuno, come papa Francesco continua a ricordarci in ogni circostanza. La
speranza è il motore che spinge a rialzarsi e a costruire un futuro migliore.
E’ bello sottolineare (diversamente da come spesso vengono ritratti i nostri
giovani) che ogni anno, migliaia di giovani frequentano gli oratori salesiani
come animatori e prendono parte a esperienze di volontariato e missioni,
imparando così a essere protagonisti del cambiamento”.
Qual è il compito della
fondazione CNOS-FAP?
“La fondazione CNOS-FAP
porta avanti l’opera di don Bosco nella formazione professionale, offrendo ai
giovani un’educazione di qualità che li renda capaci di entrare con competenza
e dignità nel mondo del lavoro. E’ un’opera preziosa perché dona un futuro a
chi altrimenti rischierebbe di perdersi. In Italia, il CNOS-FAP attraverso
oltre 60 sedi forma ogni anno più di 25.000 studenti, molti dei quali trovano
impiego subito dopo il percorso formativo. Formare significa dare strumenti
concreti per la vita, con il cuore di un padre che educa con l’amorevolezza
tipica di don Bosco: un affetto riconosciuto e ricambiato dallo stesso
giovane”.
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