Matteo 17, 1-9
Riassumo l’episodio
perché ci sia presente. Gesù sale su un monte, che la tradizione identifica con
l’attuale monte Tabor, e lì avviene qualcosa di straordinario. A un certo punto
una luce abbagliante lo avvolge, appaiono Mosè ed Elia; si sente la voce del
Padre che proclama: “Questi è il Figlio mio prediletto, ascoltatelo!”. C’è una
tale aria di pace che Pietro esclama: “È bello per noi stare qui! Facciamo tre
tende…”.
Proviamo a considerare la
trasfigurazione dal solo punto di vista dei tre discepoli. Cosa successe ad
essi? Cosa significò per loro quel momento? Finora essi avevano conosciuto Gesù
nella sua apparenza esterna, un uomo non diverso dagli altri, di cui conoscevano
la provenienza, le abitudini, il timbro di voce… Ora conoscono un altro Gesù,
il vero Gesù, quello che non si riesce a vedere con gli occhi di tutti i
giorni, alla luce normale del sole, ma è frutto di una rivelazione improvvisa,
di un cambiamento, di un dono.
Ora io vorrei prendere lo
spunto da questo episodio per una riflessione che ci riguarda da vicino e che
permette di portare avanti, nello stesso tempo, quel progetto di dedicare gli
incontri quaresimali alla persona di Gesù Cristo. Premetto che questo sarà un
discorso chiaramente di fede, non buono allo stesso modo per tutti, credenti e
indifferenti. Ma se io fossi un non-credente credo che la cosa che mi darebbe
più fastidio sarebbe proprio quella di vedermi presentare la fede come una
pillola inzuccherata, tranquillizzante, che non richiede altro dall’ascoltatore
se non un po’ di tolleranza. Quello che vorrei sarebbe invece che la Chiesa
esponga fino in fondo, senza annacquarlo, il suo messaggio, lasciando
naturalmente poi a me piena libertà di decidere se accoglierlo o no.
La fede in declino
In questo spirito, dunque,
ci chiediamo: cosa manca ai cristiani di oggi? Perché la fede, le pratiche
religiose sono in declino e non sembrano davvero costituire, almeno per i più,
il punto di forza nella vita? Perché la noia, la stanchezza, la fatica
nell’assolvere i propri doveri di credenti? Perché i giovani non si sentono
attirati? Perché, insomma, questo grigiore e questa mancanza di gioia tra i
credenti in Cristo?
Volete sapere la mia
risposta? Perché il nostro è un cristianesimo senza Cristo! Come, direte, senza
Cristo, se non si fa che parlare e scrivere di lui! Sì, ma è un Cristo
impersonale, lontano, che non ci riguarda da vicino, un estraneo, anche se
notissimo. In argomento più che una persona viva e vera e un amico.
Attendere lo “sposo”
Perché le cose cambino
anche per noi, come per quei tre discepoli sul Tabor, bisogna che succeda nella
nostra vita qualcosa di simile a quello che capita a un giovane o a una ragazza
quando si innamorano. Il paragone non sembri fuori luogo dal momento che è
stato Gesù stesso a paragonarsi a uno sposo e a paragonare i suoi discepoli a
“dieci vergini che attendono lo sposo per entrare con lui al banchetto di
nozze”.
Cosa succede nell’innamoramento? Non è necessario aver letto libri di
psicologia per saperlo. È qualcosa che osserviamo tutti intorno a noi nella
vita, anche chi, come me, non ne ha fatto una esperienza personale. L’altro,
l’amato, che prima era uno dei tanti, o forse uno sconosciuto, di colpo diventa
l’unico, il solo al mondo che interessi. Tutto il resto indietreggia e si
colloca come su uno sfondo neutro. Il cuore, i pensieri, che prima vagavano da
un oggetto all’altro o da una persona all’altra, ora si sono come fissati su un
unico oggetto. Non si è capaci di pensare ad altro.
Avviene una vera e
propria trasfigurazione. La persona amata viene vista come in un alone
luminoso. Tutto appare bello in lei, perfino i difetti. Se mai, ci si sente
indegni di lei. L’amore vero genera umiltà. Si vorrebbe che la vita fosse
sempre così. Una nuova gioia di vivere, un nuovo slancio nell’affrontare i
compiti.
Qualcosa cambia anche
concretamente nelle proprie abitudini di vita. Ho conosciuto ragazzi che al
mattino i genitori non riuscivano a tirare fuori dal letto per far andare a
scuola; se si trovava loro un lavoro, dopo un po’ lo abbandonavano; oppure si
trascinavano negli studi senza laurearsi mai…
Poi, ecco che, una volta
innamoratisi di qualcuno e diventati fidanzati, al mattino saltano dal letto,
sono impazienti di terminare gli studi, se hanno un lavoro se lo tengono caro.
Cosa è successo? Niente,
semplicemente quello che prima facevano per costrizione, ora lo fanno per
attrazione. E l’attrazione è capace di far fare cose che nessuna costrizione
riesce a far fare; mette le ali ai piedi. “Ognuno, diceva il poeta Ovidio, è attratto
dall’oggetto del proprio piacere”. Qualcosa del genere, dicevo, dovrebbe
succedere una volta nella vita per diventare cristiani veri, convinti, gioiosi
di esserlo.
Il guaio del nostro cristianesimo è che facciamo quasi tutto per costrizione,
come fosse una tassa da pagare a qualcuno. Non conosciamo cosa significa essere
attratti. E la ragione è che diamo poco spazio allo Spirito Santo che la forza
che “attira” a Dio, che rende Dio “attraente”.
Mi direte: ma la ragazza
o il ragazzo, si vede, si tocca. Rispondo, anche Gesù si vede e si tocca. Però
con altri occhi e con altre mani: quelli del cuore, della fede. Egli è risorto
ed è vivo. È un essere concreto, non un’astrazione, per chi ne fa l’esperienza
e la conoscenza. Anzi con Gesù le cose vanno ancora meglio. Nell’innamoramento
umano, ahimé, ci si inganna spesso, attribuendo all’amato doti che forse non ha
e con il tempo si è spesso costretti a ricredersi.
La scelta
Nel caso di Gesù, più si
conosce e si sta insieme, più si scoprono nuovi motivi per essere orgogliosi di
lui e confermati nella propria scelta. L’esempio più forte della differenza che
la scoperta di Gesù può fare nella vita di una persona è san Paolo. Io,
racconta in una sua lettera, ero una persona “arrivata” nella vita, moralmente
ineccepibile, appartenente al fior fiore del popolo eletto. (Si era formato, a
Gerusalemme, alla scuola di uno dei più rinomati maestri ebrei del tempo, una
specie di Sorbona o di Oxford per quel tempo!). Ma, continua, quello che era
stato per me un guadagno, un vanto, divenne perdita, spazzatura nel momento in
cui all’orizzonte della mia vita comparve Gesù Cristo mio Signore.
Un nuovo orizzonte
Con lui mi si aprì
davanti un nuovo orizzonte: non più quello di una mia realizzazione personale,
di breve durata, ma la possibilità di condividere il destino stesso di Cristo,
e questo per l’eternità. Da quel momento, ho un solo desiderio: conoscere lui,
conquistarlo, dal momento che sono stato anch’io “conquistato” da lui (cfr.
Filippesi 3, 4-12).
L’incontro con Cristo ha diviso la vita di Saulo in due parti; ha creato un
“prima” e un “dopo”. E questo è ciò che avviene ogni volta che una persona
incontra Cristo in questo modo profondo e vero. Un grande scrittore del IV
secolo, che si era convertito quando era già avanti negli anni e sposato,
Ilario di Poitiers, in una preghiera arriva a dire a Cristo: “Prima di
conoscerti, io non esistevo”.
Qualcuno potrebbe dire:
se questo di cui parli somiglia a un innamoramento, allora non c’è niente da
fare, se non starsene tranquilli e aspettare il proverbiale colpo di
fulmine…Non proprio. Se un ragazzo o una ragazza se ne sta tutto il tempo
chiuso in casa, senza vedere nessuno, non succederà mai niente nella sua vita.
Per innamorarsi bisogna frequentarsi! Se uno è convinto, o semplicemente
comincia a pensare che forse conoscere Gesù Cristo in questo modo diverso,
trasfigurato, è bello e vale la pena, allora bisogna che cominci a
“frequentarlo”, a leggere i suoi scritti. Le sue lettere d’amore sono il
Vangelo!
E’ lì che egli si rivela,
si “trasfigura”.
Si sa che gli innamorati, prima ancora di dichiararsi, si interessano alla
persona amata, ne spiano da lontano i movimenti, cercano di unirsi ai suoi
amici.
A volte basta loro
semplicemente osservare la casa dove abitano. Non è difficile applicare tutto
ciò a Gesù.
La casa dove egli abita è
la Chiesa.
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