TEMPO DONATO
PER CRESCERE
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di STEFANO VICARI
Molti adolescenti oggi
raccontano di sentirsi soli. Non sempre usano questa parola. A volte lo dicono
con il ritiro, con l’insonnia, con l’irritabilità, con la fatica a uscire o con
il bisogno continuo di essere rassicurati. È una solitudine che può convivere
con centinaia di contatti, messaggi continui e una presenza digitale
permanente. Si può essere sempre raggiungibili e sentirsi raramente cercati.
Avere molti contatti e non sapere a chi rivolgersi quando si sta male.
Le ragioni sono molte. Ma
un punto appare evidente: molti adolescenti sono poco aiutati a costruire
relazioni nella vita reale. Le loro giornate sono spesso piene di attività, ma
molte seguono una logica competitiva. Riuscire, emergere, dimostrare, ottenere
risultati. Così anche la relazione rischia di trasformarsi in confronto,
esposizione e ricerca di conferme.
L’estate, con la chiusura
della scuola e la sospensione dei ritmi abituali, può offrire uno spazio
diverso. Non per riempire ogni momento con nuovi impegni, ma per domandarci
quali esperienze proponiamo ai ragazzi per stare con gli altri. Non basta chiedere
loro di spegnere il telefono. Occorre offrire alternative credibili, luoghi in
cui la relazione non passi attraverso un profilo, un’immagine, un voto o un
like; luoghi in cui si possa essere presenti senza esibirsi, collaborare senza
dover vincere, sentirsi parte senza essere continuamente valutati.
Il volontariato può
essere uno di questi luoghi. Non una terapia contro la solitudine, non un
dovere morale o un titolo da spendere nel curriculum. Il suo valore sta
nell’offrire ai ragazzi e alle ragazze uno spazio in cui la relazione si
sperimenta, non si predica.
Chiede di esserci per
qualcuno, di donare tempo, di incontrare una realtà diversa dalla propria.
Donare tempo significa
uscire, almeno per un momento, dalla logica del rendimento. Significa fare
qualcosa che non produce subito un vantaggio personale e non si misura in voti,
follower o riconoscimenti. In una fase della vita in cui l’identità è ancora in
costruzione, sentirsi utile a qualcuno diventa una forma concreta di
riconoscimento. Non quello fragile dello sguardo digitale, che approva e
dimentica in pochi secondi, ma quello più profondo di una relazione reale, di
qualcuno che ti aspetta, che ha bisogno della tua presenza e che si accorge se
non ci sei.
Anche lo sport, il
teatro, la musica e la vita associativa possono costruire legami. Nel
volontariato, però, la relazione nasce intorno a un compito condiviso. Nel
confronto con i bisogni, i tempi e le fragilità dell’altro, un ragazzo può
scoprire capacità che non sapeva di avere e limiti con cui imparare a fare i
conti.
Il volontariato permette
inoltre di sottrarsi alla frammentazione continua.
Molti adolescenti vivono
giornate interrotte da notifiche, messaggi e video brevi. Donarsi agli altri
richiede invece continuità nello stare, ascoltare, aspettare, tollerare la
fatica e la lentezza.
Anche da qui passa la
crescita. La libertà non coincide con l’assenza di legami, ma con la capacità
di scegliere a che cosa dedicare tempo, attenzione ed energie.
Bisogna però evitare ogni
strumentalizzazione. Non si entra in una casa di riposo, in un doposcuola o in
un’associazione soltanto perché “fa bene” agli adolescenti. Il volontariato è
prima di tutto un gesto gratuito verso persone e bisogni reali. Proprio per
questo educa, perché chiede rispetto, discrezione, continuità e responsabilità.
L’altro non è uno
strumento per sentirsi migliori, ma una persona da incontrare.
Non tutti i ragazzi sono
pronti nello stesso modo. Un adolescente molto chiuso, ansioso o depresso non
va spinto bruscamente in un’esperienza a cui non è preparato. Non si cura la
solitudine imponendo socialità.
Servono gradualità, ascolto e adulti capaci di accompagnare. Le possibilità, del resto, sono molte: bambini, anziani, persone con disabilità, tutela dell’ambiente, cura degli animali, doposcuola, associazioni sportive, iniziative civiche o parrocchiali. Ciò che conta è che l’esperienza sia autentica e non sia, invece, trasformata in una nuova prestazione da fornire. Ai genitori si chiede allora non di “imporre” il volontariato, ma di aprire possibilità. Gli adulti hanno il compito di proporre ai figli incontri, responsabilità e occasioni in cui misurarsi con il mondo reale. Scuola, associazioni, parrocchie, società sportive e istituzioni locali possono creare contesti seri e continuativi, nei quali i ragazzi siano accompagnati a comprendere il senso di ciò che fanno. I ragazzi non hanno bisogno soltanto di meno schermi. Hanno bisogno di più mondo. Di adulti che li aiutino a incontrarlo. Di esperienze che insegnino loro che il tempo non è soltanto qualcosa da consumare, riempire o perdere.
Il tempo può
essere donato. E quando viene donato, smette di essere vuoto per diventare
relazione, responsabilità e libertà.
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