Così Bertha von Suttner, attivista pacifista austriaca, primo Nobel per la pace, nel suo testo del 1889 “Giù le armi”.
Da Julia Ward Howe, Bertha von Suttner a Giorgia Meloni e a tutte quelle che si definiscono: donne, madri, cristiane.
“I
nostri mariti non torneranno da noi con addosso la puzza del massacro, per
ricevere carezze e applausi. I nostri figli non ci verranno sottratti affinché
disimpegno tutto quello che noi siamo state in grado di insegnare loro, sulla
carità, la pietà e la pazienza. Dal seno di una terra devastata una voce si
unisce alla nostra: disarmo, disarmo, disarmo!" Così Julia Ward Howe,
femminista pacifista americana, a Boston nel giorno delle madri contro la guerra, maggio del 1870.
Chissà come avrebbero reagito queste “madri del pacifismo” di fronte al regalo del Presidente della Turchia Erdogan alla fine del vertice Nato: un’arma funzionante con tanto di munizioni, sembra d’oro, kit di pulizia, documento di circolazione.
Chissà se potevano
immaginare che alcune donne sulle orme del loro femminismo, della loro
consacrazione di vita allo scopo di ottenere non solo i diritti politici, ma
anche il disarmo unilaterale delle nazioni, avrebbero preso
decisioni in direzione ostinata e contraria.
Chissà se potevano solo
ipotizzare che dopo aver conquistato il diritto al voto, la rappresentanza
politica, i ruoli al vertice alcune di queste madri sarebbero state
protagoniste di incontri sul riarmo, sull’incremento delle spese militari, sull’utilizzo
della guerra come risoluzione dei conflitti.
Anche allora, come oggi,
non tutte le donne condividevano la scelta del disarmo, basti pensare alle
diverse posizioni rispetto alle guerre mondiali o a quelle a pezzetti, alcune
hanno lottato e ancora lottano per poter far parte degli eserciti, ci sono donne
che hanno optato e che optano, a volte per costrizione o sopravvivenza, per la
lotta armata di offesa, resistenza o difesa.
Del resto la
contrapposizione tra la non violenza, la resistenza passiva e la scelta delle armi,
tra la decisione di sostenere o contrapporsi alla guerra e ai conflitti armati,
per il movimento delle donne è stata dirimente, causa anche di divisioni,
oggetto di un confronto serrato che si acuisce in tempi di guerra.
E’ vero, tutto ciò fa
parte della storia e della nostra contemporaneità, resta il fatto che esiste
una distanza siderale tra il desiderio di pace che ha attraversato tutto
il movimento delle donne contro la guerra e la violenza
insita nel regalare un revolver, carico di tutto il simbolico fallico,
accettarne supinamente il “dono”, dentro una finta diplomazia, con l’orrendo
peso politico che rappresenta, per quanto conservato in una teca (Meloni) o
donato a un museo militare (von der Leyen).
Tale distanza siderale
diventa quella degli anni luce se si considera che sull’arma è inciso il nome
di chi la riceve, così Giorgia, donna, madre, cristiana vedrà scritto anche il
suo nome. E pensare che secondo il Vangelo dovremmo poterci rallegrare solo se
i nostri nomi saranno scritti in cielo! (Luca, 10,20)
Grazia Villa, Rosanna Virgili, Emanuela Buccioni, Francesca Villanova e Paola Casi
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