PRESTAZIONE
AL DONO
Marco Erba agli adolescenti: «Vivete l’estate come “palestra di bellezza”, per passare dalla logica della prestazione a quella del dono»
Lo scrittore e insegnante
Marco Erba riflette su disagio, scuola e confini a margine delle giornate di
Edufest - Festival dell'Educazione di Cinisello Balsamo (Mi): «Occorre aiutare
gli adolescenti ad aprire gli occhi sulla bellezza che è dentro di loro e sulla
possibilità di essere a loro volta dono. Siamo noi adulti a dover cambiare lo
sguardo per primi»
L’edizione 2026 di Edufest, il Festival dell’Educazione appena
conclusosi a Cinisello Balsamo (Mi), per tre giorni ha messo a confronto
formatori, psicologi, filosofi e esperti dello sviluppo sul tema dei
“Confini”. Eros Giampiero Ferri, presidente delle cooperative
Progetto A e Orsa, promotrici della kermesse, spiega la sfida a cui hanno
voluto rispondere con queste giornate: «Scuola, famiglia e società si trovano
oggi a ridefinire i margini tra regola e libertà, tra ciò che è norma e
ciò che è divergenza. In questo contatto tra generazioni e visioni diverse,
i confini non sono più linee statiche, ma territori vivi di confronto. Ci siamo
interrogati insieme a tante figure professionali diverse del mondo educativo,
tra le più autorevoli in Italia, su come tracciare nuove
traiettorie per ripensare il modo in cui cresciamo, insegniamo e
viviamo insieme come comunità”.
Oltre 30mila persone si
sono ritrovate agli incontri e alle attività nel parco di
Villa Ghirlanda, tra famiglie, bambini, bambine e giovani di tutte le età. Ma
il dato di partecipazione è solo il punto di partenza di una riflessione più
ampia: che cosa significa oggi comprendere i giovani, soprattutto quando il
disagio prende forme difficili da leggere?
A partire dai recenti
fatti di cronaca che hanno riportato l’attenzione sulla violenza esercitata da
giovanissimi dentro e fuori la scuola, anche contro gli insegnanti, Marco
Erba, scrittore e insegnante che ha tenuto una sessione del Festival,
invita a evitare letture superficiali. Non parla di singoli episodi da
archiviare come casi isolati, ma di segnali che chiedono di guardare al
contesto in cui ragazze e ragazzi crescono.
«Penso che ci sia una
strettissima connessione tra la nostra società ipercompetitiva e queste forme
di violenza», spiega Erba. Una società «nella quale la prestazione sembra
essere diventata un assoluto», dove «si tende a misurare tutto» e «si corre
sempre più veloci». Secondo Erba, questa pressione contribuisce ad alimentare
sia la violenza rivolta verso gli altri, sia quella rivolta verso se stessi:
dal self-cutting al ritiro sociale.
Il punto, per
l’insegnante, è il modo in cui un adolescente costruisce la propria identità
dentro un modello che chiede continuamente di dimostrare valore. Se
intorno trova solo l’idea che bisogna “correre e vincere”, dice Erba, il
rischio è che si percepisca come «un fallito». Da qui può nascere la
possibilità «che faccia del male a qualcuno o si faccia del male».
Occorre passare dalla
logica della prestazione alla logica del dono, del grazie. Aiutare gli
adolescenti ad aprire gli occhi sulla bellezza che è dentro di loro e sulla
possibilità di essere a loro volta dono. Siamo noi adulti a dover cambiare lo
sguardo per primi
Per questo, secondo Erba,
la chiave educativa non può limitarsi alla correzione dei comportamenti. Serve
un cambio di prospettiva: «Passare dalla logica della prestazione alla logica
del dono, del grazie». Significa aiutare gli adolescenti «ad aprire gli occhi
sulla bellezza che è dentro di loro», sulla loro unicità e sulla possibilità di
essere, a loro volta, «dono». Ma questo passaggio, sottolinea, riguarda prima
di tutto gli adulti: «Siamo noi adulti a dover cambiare lo sguardo».
Da insegnante, Erba
racconta di vedere ogni giorno una realtà più complessa di quella spesso
restituita dal dibattito pubblico sugli adolescenti. «Vedo tante
scintille di bellezza ogni giorno, tanta ricerca di sé, tanta fatica, tanto
dolore, tante situazioni a volte complicate, ma tanta voglia di futuro». Per
questo invita a «porsi in ascolto prima di giudicare». Non si
definisce ingenuamente ottimista, ma dice di essere «estremamente positivo»
perché gli adolescenti, a suo giudizio, hanno «veramente tante risorse».
La scuola, in questa
prospettiva, ha un ruolo decisivo. Per Erba le discipline possono diventare
strumenti per «avvicinarli alla vita» e per «aprire domande», non solo
contenuti da trasmettere.
Ma perché questo accada
servono condizioni diverse da quelle attuali. Tra le urgenze cita «più
pedagogia tra i banchi», più pedagogisti, più psicologi, più ascolto e una
maggiore capacità di intercettare il disagio.
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