L'INTELLIGENZA
ARTIFICIALE,
UN RIFUGIO
di BIANCA LUPO
L’escalation di reati
compiuti da giovanissimi da nord a sud, un vero bollettino di guerra
quotidiano, ci pone di fronte ad una domanda inevitabile: in che cosa abbiamo
sbagliato? Nel rapporto 2025 delle Corti d’appello di tutta Italia, che ha
aperto l’anno giudiziario, i numeri sono da brivido: Roma +50%, Milano+40%,
Napoli e Catania con numeri da Guinnes dei primati, Palermo, la situazione la
viviamo in prima persona… (Fonti Il Messaggero1/2/26–www.Polizia di Stato.it–Criminalpol
dati al 2025).
Fenomeni di microcriminalità, bullismo,
baby-pusher, rapine, estorsioni, reati sessuali, tentativi di omicidio col coltello:
età 11/15 anni. Il numero dei ragazzi sottoposto a misura restrittiva in Italia
è cresciuto dell’‘8%. Perché?
Cosa spinge ed inghiotte,
in questo vortice, preadolescenti trasformandoli in assassini, terroristi,
anaffettivi senza freni inibitori, incapaci di capire il valore di una vita
umana che spengono, senza pensare, come se fossero in un gioco virtuale,
glaciali nella loro azione e consapevoli della impunità garantita dalla minore età?
Ho chiesto a mio figlio
psicologo/psico terapeuta che segue molti ragazzi difficili, di spiegarmi le
dinamiche che portano a tali manifestazioni così estreme ed apparentemente
irrazionali.
Mi ha risposto” Il
crimine è solo l’atto finale, la punta dell’iceberg di un malessere: non nasce
all’ improvviso, ma ci si arriva passando dal silenzio, dalla rabbia, dalla
confusione, dal sentirsi solo, non visto, non capito. Ci si arriva dopo tanti
segnali letti male o ignorati del tutto. Spesso vediamo negli adolescenti solo
il comportamento, la provocazione, la sfida e non il dolore che c’è sotto. Gli
adolescenti hanno bisogno non solo di regole, ma di presenza ed ascolto “.
Troppo nel loro duplice
aspetto, informativo (basta un click e si ha la risposta, annullando il pensiero
critico) e di supporto emotivo.
L’IA, oggi, è il rifugio
per la solitudine, il confidente preferito, l’interlocutore più gettonato
sostituendo genitori, nonni ed amici perché NON giudica, NON rimprovera. Il
41,8%degli adolescenti italiani ha chiesto aiuto a chatbot in momenti di
difficoltà emotiva. (In USA il 72%).
Un dato che fotografa la gravità del problema.
soluzioni? Ricominciare “ab ovo”. Educare i genitori
ad essere i punti di riferimento dei figli; Educare i figli alle regole e ai
valori fondamentali; Ripristinare il ruolo formativo della scuola che non può
essere né sterile diplomificio, né progettificio, ma “magistra vitae”.
Utilizzare al massimo il parental control (solo 600000 utenti in Italia); controllare lo strapotere dei GAFAM che dominano il mercato (Danimarca, Australia ed USA hanno già iniziato); intensificare le campagne informative di professionisti nelle scuole.
E speriamo nel miracolo……
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