(08/03/2026)
Commento di don
Roberto Seregni
C'è
un piccolo dettaglio in questo racconto della samaritana che mi ha sempre
affascinato. La donna, dopo aver dialogato intensamente con Gesù, corre in
città ad avvisare i suoi concittadini e dimentica la sua anfora al pozzo. La
dimentica perché non ne ha più bisogno: ha incontrato Gesù e l'acqua viva della
sua parola. La gioia dell'incontro è così grande che tutto il resto passa in
secondo piano. Deve correre veloce e leggera per annunciare che ha incontrato
il Messia atteso.
E
allora mi chiedo: qual è l'anfora che oggi devo lasciare ai piedi dell'altare?
Da cosa devo liberarmi per correre più libero e leggero? Quali sono le zavorre
che inutilmente appesantiscono la mia vita?
Provaci:
prendi un foglio e una penna. Titolo: "Le mie anfore". E scrivi tutto
ciò che ti appesantisce e che in questa Quaresima vuoi mettere nelle mani del
Maestro.
Un abbraccio, don Roberto
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