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domenica 25 gennaio 2026

VOCI E VOLTI UMANI

 


Educazione 

e informazione

 

al tempo 

della IA.


 Papa Leone XIV ci ricorda di custodire voci e volti umani

 

Di  Aluisi Tosolini

 

E’ stato pubblicato il 24 gennaio, giorno in cui la Chiesa celebra san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il messaggio di Papa Leone XIV per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

Messaggio breve ma intensissimo (lo si può integralmente leggere qui) che parte dai volti e dalle voci degli umani, definiti “tratti unici, distintivi, di ogni persona che manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro”: il prósōpon greco, ovvero “ciò che sta di fronte allo sguardo”, e il per-sonare latino che identifica la persona con la sua infondibile voce.

Ognuno di noi, dice il papa, è chiamato a custodire il volto dell’altro (e risuonano qui le parole del filosofo Levinas) e la pienezza della relazione con l’altro e l’alterità.

L’intelligenza artificiale: una sfida antropologica

Ma questa custodia rischia di venire meno con la tecnologia digitale che “modifica radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”.

SI tratta però di una sfida non “tecnologica, ma antropologica”. E qui il messaggio di Leone XIV si fa molto concreto, tecnico, preciso. Si citano gli algoritmi dei social media che premiano l’immediatezza delle emozioni rapide che rifiutano la necessaria comprensione e riflessione. Si accenna al rischio delle bolle di facile consenso e indignazione che “indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”.

Non rinunciare al proprio pensiero: l’IA non è un oracolo

Un ulteriore rischio è quello di fare “affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come “amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, “oracolo” di ogni consiglio. Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica.”

Ciò che viene messo in crisi è lo stesso processo creativo e la correlata industria creativa che rischia di essere sostituita da prodotti “con l’etichetta “Powered by AI”, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore”.

I chatbot e le relazioni simulate

Le parole di Leone XIV sono dense, tecniche, precise.  Le riporto integralmente,

Mentre scorriamo i nostri flussi di informazioni (feed), diventa così sempre più difficile capire se stiamo interagendo con altri esseri umani o con dei “bot” o dei “virtual influencers”.  Gli interventi non trasparenti di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le scelte delle persone. Soprattutto i chatbot basati su grandi modelli linguistici (LLM) si stanno rivelando sorprendentemente efficaci nella persuasione occulta, attraverso una continua ottimizzazione dell’interazione personalizzata. La struttura dialogica e adattiva, mimetica, di questi modelli linguistici è capace di imitare i sentimenti umani e simulare così una relazione. Questa antropomorfizzazione, che può risultare persino divertente, è allo stesso tempo ingannevole, soprattutto per le persone più vulnerabili. Perché i chatbot resi eccessivamente “affettuosi”, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell’intimità delle persone”. Ma in un mondo fatto di specchi digitali rischiamo di non incontrare mai davvero l’altro. E “senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”.

A questo si aggiungano i bias che l’IA replica trasmettendo una percezione alterata della realtà. La mancata accuratezza dei sistemi IA porta poi a spacciare la probabilità statistica per verità. La crisi del giornalismo sul campo e del costante lavoro di raccolta e verifica delle fonti “può favorire un terreno ancora più fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza” dove è “sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione”.

Responsabilità, cooperazione e educazione.

Che fare allora? Come contrastare lo strapotere di pochissime aziende che si arrogano persino il diritto di riscrivere la storia umana?

La sfida – scrive papa Leone XIV – non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla, nell’essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati”. Questa alleanza è possibile, ma ha bisogno di fondarsi su tre  pilastri: responsabilità, cooperazione, educazione,

La responsabilità implica che ai diversi livelli (internazionale e nazionale, politico, tecnologico, tecnico, economico…) si proceda davvero ad una regolamentazione chiara e cogente. Ad esempio, scrive il papa, “i contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto. L’informazione è un bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull’opacità, ma sulla trasparenza delle fonti, sull’inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualità”.

Tutti siamo poi chiamati a cooperare nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile creando meccanismi di salvaguardia e di governance dell’IA.

Il compito dell’educazione: verso una nuova alfabetizzazione

Dobbiamo aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente” e proprio per questo “è sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi di ogni livello anche l’alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA”. Si tratta di dar corso ad una nuova alfabetizzazione che non deve toccare solo le giovani generazioni ma anche gli anziani e quanti sono emarginati dalla società e per questo posti fuori dal flusso dell’innovazione.

E qui papa Leone riprende un esempio che molti studiosi dei sistemi educativi stanno utilizzando in questi anni: “come la rivoluzione industriale richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell’IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell’economia della IA”.

Si capisce ancora meglio, allora, perché il cardinale Robert Francis Prevost abbia scelto il nome Leone XIV, richiamando così esplicitamente Leone XIII, Vincenzo Gioacchino Pecci che fu papa per 25 anni dal 1878 al 1903. Leone XIII passa infatti alla storia come la figura che ha compreso la necessità di un dialogo con la modernità, non per accettarne acriticamente gli sviluppi, ma per orientarla secondo i principi del Vangelo. Comprese che la Chiesa non poteva più rimanere spettatrice silenziosa dei cambiamenti messi in atto dalla rivoluzione industriale. L’enciclica Rerum Novarum (“Sulle cose nuove”) del 1891, fu un documento rivoluzionario per l’epoca ed è considerato il fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa cattolica. Per la prima volta, un papa prendeva posizione pubblica sulle condizioni della classe operaia e sull’ingiustizia sociale generata dal capitalismo sfrenato e dall’assenza di tutela per i lavoratori.

Oggi con l’IA stiamo entrando in un nuovo ed inedito mondo. Ed è per questo nuovo mondo che Papa Leone XIV sta stilando i paragrafi di una nuova, altrettanto inedita e sempre più necessaria, Rerum Novarum.

 Tecnica della Scuola

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