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giovedì 29 gennaio 2026

SESSUALITA' E AMORE SPONSALE

 


Sessualità

 e amore

 sponsale:


cosa troviamo

nella Bibbia?

 

 

 di Cecilia Galatolo

Di recente abbiamo pubblicato un articolo, in dodici punti, sull’intimità coniugale, per offrire una panoramica sulla visione cristiana della sessualità. Il testo ha suscitato un vivace dibattito e non poche polemiche. Molti lettori hanno osservato che la Chiesa ha sempre visto la sessualità come un tabù e un terreno su cui inculcare pesanti moralismi e sensi di colpa. Ascoltando con attenzione queste osservazioni, cosa possiamo rispondere?

Le riflessioni più esplicite sulla sessualità, sviluppate soprattutto con san Giovanni Paolo II e la Teologia del Corpo, non sono una novità dottrinale per la Chiesa Cattolica, ma una riscoperta della bellezza già presente nella Scrittura, in cui si parla esplicitamente di un amore sponsale fatto di corpo, desiderio e dono reciproco. Eppure, le osservazioni di chi ci segue meritano ascolto, tantopiù perché esprimono un modo di sentire diffuso. 

Va detto che le consapevolezze maturate negli ultimi decenni non erano formulate con la stessa chiarezza nella Chiesa di un secolo fa. Tuttavia, è importante precisare che ciò che Papa Wojtyła ha iniziato a compiere con la sa Teologia del Corpo non è stato un cambiamento di dottrina o un’opera di “restyling”, bensì una riscoperta: ha portato alla luce la bellezza già inscritta nella Sacra Scrittura, mostrando come la passione umana sia una dimensione autentica e preziosa dell’amore sponsale.

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Un esempio eloquente è il Cantico dei Cantici, che la Chiesa riconosce come vera e propria Parola di Dio. In esso, l’amore passionale tra uomo e donna diventa, nella tradizione giudaico-cristiana, immagine e parabola dell’amore che Dio nutre per l’umanità. 

Prendiamo, ad esempio, un passo particolarmente significativo:

(Cantico dei Cantici 7,1-14)

“Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti.
[…]
Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
Ho detto: ‘Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri’.
[…]
Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
Vieni, mio diletto, andiamo nei campi;
là ti darò le mie carezze.”

È evidente come il linguaggio biblico non abbia timore di celebrare la corporeità, la bellezza del corpo, il desiderio reciproco, collocandoli all’interno di una relazione di amore fedele e totale. 

E la sessualità, nella prospettiva cristiana, è una realtà umana di valore e, per questo, è chiamata a essere redenta, illuminata e celebrata all’interno dell’alleanza sponsale. 

Certo, si può obiettare – e in parte è vero – che per secoli questa ricchezza sia rimasta in ombra, spesso per il timore che un approccio più esplicito potesse alimentare la concupiscenza. Ne è derivato, soprattutto in alcune epoche storiche, un grande silenzio attorno alla sessualità, più che una vera riflessione positiva su di essa.

Basti pensare alla fine dell’Ottocento e, in parte, anche all’inizio del Novecento. Molte donne arrivavano al matrimonio con una conoscenza minima – se non nulla – dell’atto sessuale. Nella società borghese e cattolica dell’epoca, la sessualità non veniva spiegata: le madri non ne parlavano alle figlie, la scuola non forniva alcuna informazione, la Chiesa si occupava prevalentemente di morale, non di fisiologia. 

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Alla luce di tutto questo, cosa dire oggi ai nostri lettori? Che la Chiesa ha compiuto – e continua a compiere – un cammino. Un cammino di crescita nella consapevolezza, nella capacità di esprimere ciò che è sempre stato vero. Con san Giovanni Paolo II, molti tabù si sono infranti, non per adeguarsi alla cultura del tempo, ma per tornare con maggiore fedeltà alle sorgenti: la Scrittura, la visione integrale della persona, l’amore vissuto come dono.

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